venerdì 2 dicembre 2016

LA NOTTE DEI FIORI (1972)

Regia/Director: Gian Vittorio Baldi
Soggetto/Subject: Gian Vittorio Baldi
Sceneggiatura/Screenplay: Gian Vittorio Baldi
Interpreti/Actors: Macha Méril (Macha), Hyram Keller (Hiram), Micaela Pignatelli (Micaela), Jürgen Drews (Chris), Giorgio Maulini (George), Dominique Sanda (Eva)
Fotografia/Photography: Gerardo Patrizi
Musica/Music: Peppino De Luca, Peppino De Luca
Costumi/Costume Design: Vittorio Rossi
Scene/Scene Design: Vittorio Rossi, Vittorio Rossi
Montaggio/Editing: Cleofe Conversi
Produzione/Production: Maxi Film, Victoria Films, Paris
censura: 60789 del 09-11-1972

L'impegnativo assunto della didascalia che apre il film introduce il significato: "Se la vita potesse essere acquistabile, soltanto i ricchi vorrebbero figli".
Macha (Macha Meril) e Chris (Jurgen Drews) sono due figli dei fiori in viaggio in autostop dalla campagna alla città lungo l'Appia Antica; due spiriti liberi nullatenenti, amano la vita, la natura, e rispettano ogni suo essere vivente. Macha aspetta un figlio, e Chris tenta di racimolare qualche spicciolo cantando canzoni a turisti incontrati lungo il cammino. Nessuno li considera, nessuno concede loro denaro, né un passaggio né un sorriso. Sono disprezzati poiché ribelli, "non uguali", lontani dalle convenzioni del quotidiano, quindi selvaggi. Chris e Macha non la prendono a male, sono in pace col mondo, non reagiscono, non contemplano le offese, incarnano la paradisiaca ingenuità di Adamo ed Eva; proseguono pacificamente a piedi un bucolico itinerario affidato alla clemenza del destino. Macha non si sente bene, e Chris la distrae raccontandole una favola: "C'erano una volta quattro giovani che abitavano una villa lussuosissima. Eva era una cantante di grande successo che stava quasi sempre a letto perché incinta. Giorgio era il suo press-agent. Hiram il suo consigliere, era un giovane americano fuggito dall'esercito. Micaela infine era una ragazza ricca amica dei tre, che si divertiva a fare la maga, a predire il futuro, e le piaceva scolpire uccelli di creta. Vivevano felici e contenti, quando un giorno…" trovano un cadavere nella serra. Si sospettano e accusano a vicenda, poi, rinunciando a capire chi tra loro sia il colpevole, lo estraggono a sorte: un qualsiasi colpevole di comodo sul quale costruire, di comune accordo, un alibi per la polizia.

mercoledì 23 novembre 2016

LA CENA DI NATALE (2016)

La cena di Natale - Locandina
Regia: Marco Ponti
Soggetto: Marco Ponti
Sceneggiatura: Marco Ponti
Casa di produzione: I.I.F. Italian International Film
Distribuzione: (Italia) 01 Distribution
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Consuelo Catucci
Musiche: Gigi Meroni
Interpreti e personaggi: Riccardo Scamarcio: Damiano; Laura Chiatti: Chiara; Michele Placido: Don Mimì; Maria Pia Calzone: Ninella; Antonella Attili: Lorenza; Eugenio Franceschini: Luca; Antonio Gerardi: Damiano; Veronica Pivetti: Veronica; Eva Riccobono: Eva; Dario Aita: Dario; Giulia Elettra Gorietti: Lara; Uccio De Santis: Uccio; Crescenza Guarnieri: Maura; Ivana Lotito: Angela; Angelo De Matteis: Antonio
Lingua originale: italiano
Paese di produzione: Italia
Anno: 2016
Durata: 95 min

Dopo Io che amo solo te torna la coppia Scamarcio-Chiatti in un’ideale prosecuzione di buoniste gesta familiari, guastate da corna e parenti serpenti.
Chiara, incinta di 8 mesi e suo marito Damiano, si apprestano ad affrontare la consueta cena di Natale nella cornice di Polignano a Mare (Puglia). Lei è entusiasta, mentre lui la trascura e ha un’amante che gli confesserà ben presto di essere in dolce attesa…I bambini potrebbero diventare due e Chiara mangia la foglia ben presto, fomentata da un’amica sospettosa e paranoica.

CUORE (1948)

Regia/Director: Duilio Coletti
Soggetto/Subject: opera
Sceneggiatura/Screenplay: Vittorio De Sica, Oreste Biancoli, Adolfo Franci, Gaspare Cataldo
Interpreti/Actors: Vittorio De Sica (maestro Edmondo Perboni), Maria Mercader (Clotilde Serra, maestrina dalla penna rossa), Giorgio De Lullo (Renato Gardena, tenente dei bersaglieri), Ave Ninchi (madre di Clotilde), Luigi Pavese (maestro Lari), Armando Migliari (direttore della scuola), Lamberto Picasso (ispettore scolastico), Guido Notari (Enrico Amici), Giulio Oppi (conte Nobis), Vittorio Sanipoli (Pacetti), Nerio Bernardi (magg. De Rossi), Franco Pesce (bidello), Augusto Mastrantoni (don Camillo), Arturo Bragaglia (on. Antonio Pestelli), Enzo Turco (commissario), Gino Leurini (Garrone), Pina Piovani (madre di Garrone), Aristide Garbini (padre di Garrone), Luciano De Ambrosis (Precossi), Salvo Randone (padre di Precossi), Fiore Forges Davanzati [Fiore Davanzati] (madre di Precossi), Remo Bolsani (De Rossi), Massimo Randisi (Nobis), Carlo Delle Piane (Garoffi), Vito Chiari (Coretti), Enzo Cerusico (Nelli), Guido Martufi (muratorino), Mario Siletti (tranviere), Felice Minotti (altro tranviere), Riccardo De Miceli (ufficiale), Carlo Tamberlani (capitano), Rina Franchetti, Vanna Polverosi, Massimo Pianforini, Wilma Casagrande, Checco Rissone, Toni Ucci, Olga Vittoria Gentilli, Egisto Olivieri, Franco Nicotra, Carlo Ogliotti (Enrico), Maurizio Di Nardo, Francesco Jengo (Nelli), Sergio Gherardi (Franti), Rino Moretti (Stardi), Giorgio Guglielmo (Votini), Gualtiero Tuminelli (Crosa)
Fotografia/Photography: Carlo Montuori
Musica/Music: Enzo Masetti
Costumi/Costume Design: Gino Sensani
Montaggio/Editing: Mario Serandrei
Produzione/Production: S.A.F.I.R. - Società Anonima Film Italiani Roma
Distribuzione/Distribution: Ente Nazionale Industrie Cinemat. ENIC
censura: 3911 del 10-03-1948

Cuore (1948) non è la miglior trasposizione su pellicola del romanzo di De Amicis, perché troppo parziale e modificata in sede di sceneggiatura, fino al punto di tradire le stesse idee politiche del suo autore. Dovremo attendere il 1984, quando Luigi Comencini - già autore di uno straordinario Pinocchio – girerà una miniserie in sei puntate per la televisione italiana, molto fedele e rispettosa del romanzo. Johnny Dorelli è un ottimo maestro Perboni, diligente e ben calato nella parte. Nel frattempo c’era stato il Cuore di Scavolini (1973), davvero poca cosa, da alcuni classificato lacrima movie, basato solo su alcuni racconti mensili. Dimenticabile la miniserie televisiva del 2001, in sei puntate, di Maurizio Zaccaro, girata per Mediaset, con un Perboni interpretato da Giulio Scarpati che fa rimpiangere sia De Sica che Dorelli. Vittorio De Sica vince il Nastro d’Argento (1948) come miglior attore protagonista nei panni del maestro innamorato della maestrina dalla penna rossa (la moglie Maria Mercader) e dei suoi alunni che aiuta a diventare uomini. Molto sacrificata la parte scolastica sull’altare del melodramma romantico che vede una storia d’amore finita male tra la giovane maestra e un tenente dei bersaglieri. Non solo, il maestro Perboni s’innamora ricambiato, ma finisce per morire in guerra, richiamato sul fronte africano. Tutte cose uscite dalla fantasia degli sceneggiatori, così come ci si sbizzarrisce nella parte politica fino al punto di tradire il socialismo idealista di De Amicis. Perboni viene dipinto come un agitatore anarchico che scrive su Il Risveglio e insegna ai ragazzi che la guerra espansionistica è un delitto contro la libertà dei popoli. Parte scolastica che limita i racconti mensili alla sola narrazione de La piccola vedetta lombarda e ad altri episodi toccanti come la morte della madre di Garrone. Abbiamo la sospensione del maestro per le idee socialiste e la contentezza dei ragazzi quando viene riabilitato, nel frattempo li vediamo a casa del loro insegnante per dimostrare il loro affetto. Finale con gli esami e il solo Nobis respinto, figlio di un nobile amico di un perfido collega di Perboni (Pavese) e responsabile della sua sospensione. Il regista tratteggia le condizioni dei poveri e la violenza gratuita con cui i genitori malmenavano i figli. Gli indigenti ritenevano che lo studio fosse un lusso, tempo perso, anni sottratti al guadagno per sostenere la famiglia. De Amicis si scaglia contro questa idea diffusa che l’istruzione dovesse essere appannaggio dei ricchi e gli autori del film ripropongono il tema.

lunedì 14 novembre 2016

INCONTRI PROIBITI (1998)

Regia/Director: Alberto Sordi
Soggetto/Subject: Alberto Sordi, Rodolfo Sonego
Sceneggiatura/Screenplay: Alberto Sordi, Rodolfo Sonego
Interpreti/Actors: Alberto Sordi (Armando Andreoli), Valeria Marini (Federica Pescatore), Franca Faldini (Alessandra Andreoli), Enrico Bertolino (Giorgio), Enzo Robutti (padre di Federica), Gisella Sofio (suora reparto geriatrico), Franco Fantasia (dott. Attilio Velardi), Julio Cesare De La Fuente (padre Giorgio), Gloria Coco (madre Federica), Margherita Simoni (contessa Galbiati), Alicia Vaccarini (Mercedes), Liliana Gimenez (Gloria), Valentino Macchi (portiere albergo Bologna), Enzo Monteduro (portiere casa Armando), Michel Leroy (John), Giovanni Febraro (vecchio ospedalizzato), Luciano Luminelli (ferroviere treno Ro-Bo), Orazio Stracuzzi (prete confessore), Paolo Riolo (cameriera albergo Bologna), Floriana Gentile (crocerossina), Andrea Ciaccio (infermiere ambulanza)
Fotografia/Photography: Armando Nannuzzi
Musica/Music: Piero Piccioni
Costumi/Costume Design: Paola Marchesin
Scene/Scene Design: Marco Dentici
Suono/Sound: Andrea Petrucci
Montaggio/Editing: Tatiana Casini Morigi
Suono/Sound: Giuseppe Muratori, Fulgenzio Ceccon
Produzione/Production: Filmauro, Aurelia Cinematografica
Distribuzione/Distribution: Filmauro
Vendite all'estero/Sales abroad: Filmexport Group
censura: 92899 del 21-09-1998

Incontri proibiti è l’ultimo lavoro di Alberto Sordi, come regista e interprete, girato nel 1998, riproposto nel 2002 - un anno prima della scomparsa del grande attore - con un nuovo montaggio e un diverso titolo: Sposami papà. Film interessante perché è l’ultima occasione per vedere all’opera Franca Faldini, compagna di Totò, che torna al cinema dopo Siamo uomini o caporali? (1955), di Camillo Mastrocinque. Rivediamo l’affascinante Valeria Marini, due anni dopo il flop di Bambola (1986) di Bigas Luna, interpretando un ruolo più casto ma altrettanto sensuale.

martedì 8 novembre 2016

IL VIGILE (1960)

Regia/Director: Luigi Zampa
Soggetto/Subject: Rodolfo Sonego
Sceneggiatura/Screenplay: Rodolfo Sonego, Luigi Zampa, Ugo Guerra
Interpreti/Actors: Alberto Sordi (Otello Celletti), Vittorio De Sica (sindaco), Mara Berni (Luisa}, Marisa Meriini (Amalia Celletti), Nando Bruno (Nando), Riccardo Garrone (tenente dei vigili), Mario Riva (se stesso), Franco Di Trocchio (Remo, figlio di Otello), Carlo Pisacane (padre di Otello), Mario Scaccia (avvocato difesa), Nerio Bernardi (monsignor Olivieri), Vincenzo Taiarico (oratore monarchico), Fausto Guerzoni (pretore), Piera Arico (Assunta), Rossana Canghiari (segr. del sindaco), Mario Passante (comm. Marinetti), Lilli Cerasoli (contessina), Rosita Pisano (Lisa), Luigi Leoni (un operaio), Edda Ferronao (Filomena), Gianni Solaro (comandante dei vigili), Fanfulla (Barlocco), Giulio Calì (un pastore), Sylva Koscina (se stessa), Lia Zoppelli (moglie del sindaco)
Fotografia/Photography: Leonida Barboni
Musica/Music: Piero Umiliani
Costumi/Costume Design: Vera Marzot
Scene/Scene Design: Flavio Mogherini
Montaggio/Editing: Otello Colangeli
Suono/Sound: Biagio Fiorelli, Raffaele Del Monte
Produzione/Production: Royal Film
Distribuzione/Distribution: Cineriz
censura: 32784 del 21-10-1960

Negli anni Sessanta, Luigi Zampa gira commedie grottesche che criticano la società, anche se non dimostra mai un impegno vero e proprio, punta soprattutto alla battuta, al gusto per la macchietta, senza tener presente un vero bersaglio da colpire. Stiamo parlando di pellicole come Il magistrato (1959), Il vigile (1960), Il medico della mutua (1968) e Contestazione generale (1969). Interpreti femminili interessanti come Jacqueline Sassard, Sylva Koscina e Mariangela Melato non bastano a definire le pellicole come antesignane della commedia erotica, perché al regista interessa una blanda critica alla società e una comicità spesso qualunquista. Alberto Sordi fa la parte del leone per questi tre personaggi e - con la collaborazione di Sonego - realizza tre ritratti perfetti di un vigile duro con i deboli e flessibile con i potenti, di un medico che decide di pensare solo al proprio interesse e di un prete in crisi che vorrebbe sposarsi. La galleria dei tipi italiani caratterizzati da Sordi si amplia anche se il livello della comicità si riduce spesso alla macchietta e non si scava in profondità. Il medico della mutua si basa sul soggetto del buon romanzo di Giuseppe D’Agata, ampliato da Luciano Salce in un sequel meno incisivo. Il vigile (1960) appartiene a una sorta di sottogenere dedicato ai tutori dell’ordine ed è definibile come la metamorfosi di un cretino che la divisa trasforma in un prepotente. Alberto Sordi caratterizza bene il personaggio ideato da Sonego, ispirato a un fatto realmente accaduto, quando nel 1959 un solerte vigile multò il questore di Roma (e non fece una bella fine).

martedì 25 ottobre 2016

LE CALDI NOTTI DEL DECAMERON (1972)

Regia/Director: Gian Paolo Callegari, Alessandro Moretti
Soggetto/Subject: Giuseppe Belleca, Gian Paolo Callegari, Ivano Gobbo, Alessandro Moretti
Sceneggiatura/Screenplay: Giuseppe Belleca, Gian Paolo Callegari, Ivano Gobbo, Alessandro Moretti
Interpreti/Actors: Aldo Caponi [Don Backy] (Mandud), Femi Benussi (Zeinab), Femi Benussi, Orchidea De Santis (Peronella), Krista Nell, Salvatore Puntillo (Gianfigliazzo), Pupo De Luca (fra' Gerbino), Carla Mancini, Alessandro Perrella, Maria Teresa Baldoni (superiora), Janos Bartha, Marcelle Ginette Bron
Fotografia/Photography: Angelo Lotti
Musica/Music: Coriolano Gori [Lallo Gori]
Costumi/Costume Design: Mario Giorsi
Scene/Scene Design: Vincenzo Medusa
Montaggio/Editing: Nella Mannuzzi
Produzione/Production: Ester Cinematografica
Distribuzione/Distribution: P.A.C.
censura: 60768 del 04-08-1972

Nel 1972 (l'anno più prolifico per il genere), il regista, sceneggiatore, e giornalista ''Gian Paolo Callegari'' gira un decamerotico Allegro e scanzonato. La formula è sempre la stessa e ben collaudata. E da una semplice, ma ben imbastita sceneggiatura, Callegari costruisce l'ennesimo film che ci parla di amori e tradimenti al tempo del medievo.

Al rientro da una crociata, il duca Gian Figliazzo, incontra due giovani ragazzi, che farà spacciare per schiavi arabi dando loro il nome di Mandud e Zeinab. Giunto al castello, il duca non vede l'ora di riabbracciare la bella moglie Peronella, ma non riuscendo ad aprire la cintura di castità, perché sprovvisto della chiave, chiede aiuto a Frà Gerbino e a madre Martuccia (superiora delle monache), che purtroppo non riescono ad aiutarlo. In realtà la chiave è stata trafugata da ''Mandud'' che diventato amante di Peronella la usa a suo piacimento. Il trucchetto dura finchè un giorno, il duca, trova una scritta sulle mura del castello ''lo duca cià le corna''. Gian Figliazzo, scoperto l'intrallazzo, fa condannare Mandud all'evirazione, ma sarà salvato in exstremis dalla sua bella e innamorata Zeinab, e al suo posto verrà mutilato un'altro uomo. Gian Figliazzo ormai convinto dell'impotenza di Mandud,  lo manda ad aiutare le monache nel convento. Questo esilio forzato durerà fino a quando un gruppo di contadini porterà al convento Zeinab chiusa in una gabbia. Una volta ritrovatasi la coppia di amanti fuggirà coronando il loro sogno d'amore. Gianfigliazzo, invece, rimasto finalmente solo con Peronella verrà richiamato alle armi con l'ordine di partire per una nuova crociata.

ORCHIDEA DE SANTIS - Breve biografia

Per Orchidea De Santis bisogna fare un’eccezione e cominciare dalla filmografia che è davvero sterminata. La bella Orchidea ha fatto di tutto nella commedia classica, nel cinema erotico e nella commedia sexy che impazzava negli anni Settanta. Fabio Melelli le ha pure dedicato un libro che se amate la bionda attrice vi consiglio di acquistare. Si intitola “Orchidea De Santis” e fa parte della Collana Attrici del Cinema Italiano della Casa Editrice Art Core di Perugia. Tra l’altro la sua filmografia non è completa perché mancano alcune pellicole girate in Germania che non sono state mai distribuite in Italia (un po’ come per la Fenech). La filmografia che citiamo l’abbiamo prelevata pari pari dal suo sito internet (http://www.orchidea.com), quindi è quella da lei approvata.

giovedì 13 ottobre 2016

MI RIFACCIO VIVO (2013)

Regia/Director: Sergio Rubini
Soggetto/Subject: Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi, Umberto Marino
Sceneggiatura/Screenplay: Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi, Umberto Marino
Interpreti/Actors: Lillo Petrolo (Biagio Bianchetti), Sergio Rubini (barbone), Vanessa Incontrada (Sandra Bianchetti), Bob Messini (direttore), Enzo Iacchetti, Gianmarco Tognazzi (avv. Mancuso), Valentina Cervi (Amanda), Margherita Buy (Virginia Di Valerio), Emilio Solfrizzi (Dennis Rufino), Neri Marcorè (Ottone Di Valerio)
Fotografia/Photography: Fabio Cianchetti
Musica/Music: Paolo Buonvino
Costumi/Costume Design: Patrizia Chericoni
Scene/Scene Design: Roberto De Angelis
Suono/Sound: Maricetta Lombardo
Montaggio/Editing: Angelo Nicolini
Produzione/Production: Fandango
Distribuzione/Distribution: 01 Distribution
Vendite all'estero/Sales abroad: Fandango
censura: 107266 del 23-04-2013

Sergio Rubini conferma grande versatilità scrivendo e sceneggiando una commedia fantastica, surreale e a tratti grottesca, che cita il cinema nordamericano e al tempo stesso raccoglie l’eredità della commedia all’italiana. Umberto Marino - ottimo autore di teatro - scrive il soggetto con la collaborazione di Carla Cavalluzzi e del regista, con cui collabora sin dai tempi de La stazione (1990), brillante esordio girato in interni secondo il principio dell’unità di spazio, tempo e luogo. In sintesi la trama di Mi rifaccio vivo. Biagio Bianchetti (Lillo) invidia Ottone di Valerio (Marcorè) sin dai tempi del liceo, perché lo batte in tutto. da adulti le cose non cambiano: diventano entrambi imprenditori, ma una spregiudicata azione del rivale riduce Biagio sul lastrico. Bianchetti decide di suicidarsi gettandosi nel lago e da questo momento comincia la parte da commedia fantastica. Un angelo - barbone (Rubini) fa capire a Biagio che una buona azione compiuta in vita gli permette di tornare sulla terra per una settimana. Biagio accetta di reincarnarsi nella figura di Dennis Rufino (Solfrizzi), un manager che ha preso in mano l’azienda del rivale, con il solo scopo di distruggere economicamente Ottone. Le cose non andranno così, perché Biagio scoprirà un Ottone meno invulnerabile di quel che credeva, in crisi tra moglie (Buy) e amante (Cervi), in perenne stato ansioso - depressivo.

sabato 8 ottobre 2016

IL VOLTO DI TANIO BOCCIA


Prima di iniziare vorrei precisare che questo articolo non vuole analizzare l’opera del fin troppo ingiustamente vituperato Antonio Boccia (Potenza, 15 giugno 1911 – Roma, 12 marzo 1982) detto Tanio e conosciuto anche con lo pseudonimo di Amerigo Anton. Un analisi dei suoi film richiederebbe un ampia disamina e indubbiamente renderebbe giustizia ad un artigiano del nostro cinema che a causa del suo carattere e del modo di porsi ha influenzato in modo negativo il giudizio sulle sue opere. Giudizi ovviamente espressi da tutti quei critici, e non, che per forza di cose non hanno mai visto realmente i film da lui diretti.
Questo post, invece, nasce per dare un volto all’uomo Tanio Boccia, di cui periodicamente si parla tanto ma quasi nessuno ne conosce il reale aspetto. La storia del cinema italiano, purtroppo per noi, è fatta da tanti personaggi senza volto, nomi conosciuti di cui non si hanno foto. Più passa il tempo e più diventa difficile, se non impossibile, trovare notizie ed immagini di questi artisti che hanno fatto grande il nostro cinema. Nel caso di Boccia, il discorso è ben diverso, il suo volto l’abbiamo sempre avuto sotto i nostri occhi ma mai l’abbiamo notato o tanto meno è mai stato evidenziato. Però prima di mostrare che aspetto avesse (e con questo vi diffido di andare a sbirciare a fondo pagina), conviene un attimo ricordare chi era questo regista dalla fama così poco lusinghiera.

GLI INAFFIDABILI (1997)

Regia/Director: Jerry Calà
Soggetto/Subject: Jerry Calà, Gino Capone
Sceneggiatura/Screenplay: Jerry Calà, Gino Capone
Interpreti/Actors: Jerry Calà, Serena Grandi, Anna Kanakis, Andrea Roncato, Gigi Sabani, Nadia Bengala, Ugo Conti, Armando De Razza, Mauro Di Francesco, Gian Gianni Mazza, Novello Novelli, Franco Oppini, Giorgio Porcaro, Ninì Salerno, Umberto Smaila, Francesca Antonaci [Gegia], Gabriella Barbuti, Fanny Cadeo, Antonio Covatta, Stefano De Sando, Ludovica Modugno, Ida Sansone, Leo Gullotta, Alessia Merz, Cristina Bianconi, Biljana Bosnjakovich, Alex Angio, Marzia Caltagirone, Marica Coco, Ashley De Bianchi, Barbara De Fanis, Anita Gallo, Marina Jlina, Carolina Marconi, Leo Riccardo, Nunes De Santana, Daniele Paoletti, Riccardo Parisi Perrotti, Edo Soldo, Karin T., Alfiero Toppetti, Veronica Visentin, Paolo Vergoni, Matteo Zorzin
Fotografia/Photography: Sebastiano Celeste
Musica/Music: Umberto Smaila
Costumi/Costume Design: Ornella Campanale
Scene/Scene Design: Antonino Formica
Montaggio/Editing: Mauro Bonanni
Suono/Sound: Ugo Celani
Produzione/Production: Clemi Cinematografica
Distribuzione/Distribution: Buena Vista International Italia
censura: 91580 del 26-03-1997

Gli inaffidabili è una commedia corale, terzo film da regista di Jerry Calà, dopo Chicken Park (1994) e Ragazzi della notte (1995), totale flop commerciale, dovuto anche alla crisi del cinema. Per rivedere Calà nei panni di regista e attore, dovremo attendere quasi dieci anni con il modesto Vita Smeralda (2006) e con l’azzeccato revival Torno a vivere da solo (2008). Il resto è storia d’oggi: Pipì Room, 2011 e il tanto atteso (per ora non visto) 2016 - Odissea nell’ospizio, ma sono lontani i tempi di Marco Ferreri (Diario di un vizio, 1993) e i successi epocali di Sapore di mare (1983), I fichissimi (1981), Bomber (1982)… Ogni stagione ha i suoi momenti, comunque, Jerry Calà dimostra costanza nel fare un mestiere che l’ha visto protagonista e simbolo d’un’epoca anche oggi che i tempi sono cambiati e non è facile riempire le sale di un cinema. Non solo, è impresa ardua persino riuscire a distribuire una pellicola! Il destino de Gli inaffidabili è quello del limbo, di una distribuzione deficitaria, della scarsa possibilità di far vedere un’opera corale che non può dirsi del tutto riuscita ma che resta un lavoro dignitoso e sincero.

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