martedì 23 agosto 2016

PECCATO SENZA MALIZIA (1975)

Regia/Director: Theo Campanelli
Soggetto/Subject: Theo Campanelli
Sceneggiatura/Screenplay: Theo Campanelli, Christian Auer
Interpreti/Actors: Jenny Tamburi (Stefania), Gabriele Tinti (Maurizio), Francesca Romana Coluzzi (Laura), Maya Morin, Albana Tassotti, Christian Auer, Piero Luzzi, Liliana Dionigi, Alessandro Perrella, Giacinto Rimini, Mara Smith, Luigi Pistilli (patrigno di Stefania)
Fotografia/Photography: Emilio Bestetti
Musica/Music: Stelvio Cipriani
Scene/Scene Design: Marco Cam
Montaggio/Editing: Piera Bruni, Gianfranco Simoncelli
Suono/Sound: Sebastiano Scutti
Produzione/Production: Lory International Film di Tassotti Gaetano
Distribuzione/Distribution: Indipendenti Regionali
censura: 66036 del 15-02-1975

ATTENZIONE LA SEGUENTE RECENSIONE CONTIENE DEGLI SPOILER!
Stefania dopo 18 anni passati in un collegio viene presa in custodia dal patrigno, un rozzo pescatore che la porta a vivere con lui in una baracca situata in riva al mare. Da subito la ragazza vive un sentimento di disagio in quanto capisce che l'uomo in lei non vede una figlia, ma una donna, una moglie, e soprattutto un'amante. Di fatto abusa di lei. A Stefania non resta che fuggire  trovando accoglienza presso la villa al mare della sua professoressa Laura Innocenzi. Tra le due donne si instaurerà un bellissimo rapporto di amicizia, che sfocerà ben presto in un rapporto omosessuale. Stefania, finalmente felice, decide di buttarsi definitivamente il passato alle spalle, e si iscrive, seguendo le orme di Laura, ad una scuola di pittura. Qui incontra e si innamora del giovane e affascinante docente Maurizio. L'uomo non essendo il tipo che crede nell'amore eterno e per paura di restare intrappolato in un rapporto monotono e duraturo, decide di allontanarsi da Stefania lasciandola in preda alla disperazione. Questa distanza però permette a Maurizio di capire quanto tenga in realtà a lei, e tornando sui propri passi va alla villa per portarsela definitivamente via con lui. Laura, a questo punto realizzando che questa volta Stefania non tornerà più si toglierà la vita.

martedì 16 agosto 2016

IL VENDITORE DI PALLONCINI (1975)

Regia: Mario Gariazzo.
Soggetto: Mario Gariazzo, Armando Novelli.
Sceneggiatura: Luisa Montagnana, Massimo Franciosa.
Montaggio: Amedeo Giomini.
Fotografia: Claudio Racca.
Scenografia: Francesco Cuppini.
Direttore di Produzione: Fabio Diotallevi.
Musica: Stelvio Cipriani (Edizioni Musicali Le Galere)
Assistente Regia: Angelo Vicari.
Suono: Goffredo Salvatori.
Effetti Speciali/ Trucco: Lamberto Marini.
Versione Inglese: Tony La Penna.
Produttore Esecutivo: Armando Novelli.
Produzione: Cineproduzioni Daunia 70.
Interpreti: Lee J. Coob, James Whitmore, Renato Cestiè, Marina Malfatti, Maurizio Arena, Lina Volonghi, Adolfo Celi, Silvano Tranquilli, Gianni Agus, Gabriella Andreini, Pupo De Luca, Umberto D’Orsi, Giustino Durano, Giacomo Furia, Paola Nelli, Tony Norton, Franco Pesce, Carlo Romano, Andrea Scotti, Cyril Cusack, Giordano Albertoni, Alfredo Adami, Luciano Bonanni, Spartaco Battisti, Flora Carosello, Anna Di Leo, Cesare Di Vito, Vittorio Fanfoni, Sandra Mantegna, Fulvio Pellegrino, Lorenzo Piani, Derio Pino, Sven Valsecchi, Pietro Zardini.

Mario Gariazzo (1930 - 2002), spesso si firma Roy Garrett, come scrive Roberto Poppi ne I Registi Italiani (Gremese). Comincia come giornalista, debutta nel mondo dello spettacolo nelle vesti di impresario d’una compagnia teatrale e ne Il venditore di palloncini riproduce questa esperienza nei caratteri dei personaggi principali. Produttore cinematografico, debutta alla regia nel 1961 (Lasciapassare per il morto), si specializza come autore di genere in senso lato, dalla commedia erotica al western, lasciando un segno indelebile nel lacrima-movie. Gariazzo scrive il soggetto de L’ultima neve di primavera di Raimondo Del Balzo, pellicola simbolo del sottogenere italiano che deriva dal melodramma e dai film strappalacrime anni Cinquanta, e dirige Il venditore di palloncini, sceneggiato da una sua idea originale. La fantascienza è il genere che ama di più, il cult-movie resta Incontri molto ravvicinati del quarto tipo (1978).

sabato 13 agosto 2016

LE SEGRETE ESPERIENZE DI LUCA E FANNY (1980)

Regia: Bob Ghisais (Roberto Girometti).
Versione francese: Gérard Loubeau.
Produzione: Italia/Francia - ELM (Roma) - UTC (Parigi).
Fotografia: Roberto Girometti.
Suono: Lionel Crampont.
Soggetto: Manlio Capoano.
Sceneggiatura: Manlio e Lillo Capoano.
Script francese: Natalie Perrey.
Montaggio: Mauro Bonanni (edizione francese: Gilbert Kikoïne).
Produttore Esecutivo: Lillo Capoano.
Direttore di Produzione: Manlio Capoano (versione francese: Cristine Renaud).
Operatore: Giovanni Brescini.
Truccatori: Renato Francola, Mauro Gavazzi.
Musiche: Bob Deramont (Roberto Pregadio). Macchinista. Antonio Cancellieri.
Teatri di Posa: INCIR - De Paolis (Roma).
Doppiaggio e Sincronizzazione: Fono Roma.
Colore: Luciano Vittori.
Rumori ed Effetti: Massimo Anzellotti.
Edizioni Musicali: E.A.R. (Milano).
Interpreti: Enzo Garinei (padre di Luca), Daniela Giordano (madre di Luca), Julia Perrin (Fanny), Devaux Fawzi (alias: Dominique Saint-Claire/ Gil Lagardère) (Luca), Aldo Materazzi (Aldo Ralli) (padre di Fanny), Annie Carol Edel (madre di Fanny), Lidie Fedics (Jane Baker) (Marta, la zia di Luca), Brigitte Van Meerhaeghe (Brigitte Lahaye) (Simoma, cameriera bionda), Guy Bérardant (Marco, amante di Simona), Piotr Stanislas (amante di Gina), Attrice non identificata (Gina, cameriera nera), Marie-Claude Moreau (controfigura hard dell’attrice non identificata).
Titolo francese: Secrets d’adolescentes. Titolo spagnolo: Secretas Experiencias. Titolo tedesco: Ein Sommer auf dem Lande. Altro titolo italiano: Le porno esperienze di Luca e Fanny.
censura: 75620 del 09-10-1980

Basta la sinossi ufficiale per apprezzare il tema: “I coetanei Luca e Fanny, durante una calda vacanza estiva passata con i genitori e con la zia del ragazzo presso la villa estiva di quest’ultima, sono iniziati alle gioie del sesso grazie a due intraprendenti quanto ninfomani cameriere, ma anche per merito della zia Marta, di cui Luca è innamorato sin dall’infanzia”. Il film nasce come erotico spinto ma con la produzione si trasforma in hard, grazie a molti inserti espliciti, alcuni recitati da controfigure. Sergio Germani lo considera un supercult, certa critica francese lo considera “un piccolo capolavoro”, persino “uno degli hard più significativi che siano mai stati girati”. Qualche critico transalpino scomoda addirittura Proust per i turbamenti adolescenziali del ragazzino, identificando nelle foto erotiche della zia ritrovate in soffitta delle vere e proprie porno - madaleines. Mi pare eccessivo…

venerdì 12 agosto 2016

LA BOLOGNESE (1975)

Regia/Director: Alfredo Rizzo
Soggetto/Subject: Alfredo Rizzo
Sceneggiatura/Screenplay: Piero Regnoli
Interpreti/Actors: Franca Gonella (Caterina Moreno), Luciano Pigozzi (Secondo, suo padre), Roberto Loreti (Tonino), Olga Romanelli (Norma, moglie di Secondo), Paolo Pacino (Marco, suo marito), Guido Leontini (Pietro, il fattore), Cinzia Romanazzi (Susanna Moreno), Ria De Simone (Rosetta, domestica), Renato Malavasi (Primo, padre di Secondo), Luca Sportelli (rag. Birocchi), Enzo Pulcrano (fotografo), Attilio Dottesio (don Calogero), Dada Gallotti, Loredana Farnese
Fotografia/Photography: Ugo Brunelli, Aldo Greci
Musica/Music: Carlo Savina
Costumi/Costume Design: Fabrizio Caracciolo
Scene/Scene Design: Fabrizio Caracciolo
Montaggio/Editing: Piera Bruni, Gianfranco Simoncelli
Suono/Sound: Pietro Spadoni
Produzione/Production: Romi Cinematografica
Distribuzione/Distribution: C.I.A. Cinematografica
censura: 67538 del 05-12-1975

Caterina è una giovane ragazza amante, come tante della sua età, dei fotoromanzi, e studia presso un collegio gestito da monache tedesche. Un giorno giunge presso l'istituto il nonno accompagnato da Tonino (figlio del vecchio fattore) per prelevare Caterina in vista del matrimonio di sua sorella Susanna. Durante la sua permanenza nella casa di famiglia, Caterina nel girovagare per la città incontra un talent scout che gli promette di entrare nel mondo dei suoi tanto amati fotroromanzi, ma l'avverte che per essere avviata a questa carriera ci vogliono niente di meno che cinque milioni. La ragazza inizia così a cercare in tutti i modi di raccimolare la somma prestabilita. E' disposta a tutto per avere quel denaro, facendosi addirittura trovare in una casa d'appuntamento frequentata tra l'altro dal padre. Infine riuscirà a trovare la somma dal ragioniere Birocchi mentre prepara le buste paga per gli operai. Impossessatasi dei soldi Caterina torna in città dove avrà una brutta sorpresa. Il talent scout viene arrestato per truffa e Caterina farà recapitare la somma a casa del birocchi tramite posta. Ormai delusa e sconfitta Caterina inizia a fare la vita da marciapiede, finchè
Tonino gli rivela il suo amore chiedendogli di sposarla, la ragazza ricambierà il sentimento dicendo di essere innamorata anche lei.

martedì 9 agosto 2016

UNA VITA DIFFICILE (1961)

Regia/Director: Dino Risi
Soggetto/Subject: Rodolfo Sonego
Sceneggiatura/Screenplay: Rodolfo Sonego
Interpreti/Actors: Alberto Sordi (Silvio Magnozzi), Lea Massari (sua moglie Elena), Franco Fabrizi (Franco Simonini), Lina Volonghi (Amelia Pavinato), Claudio Gora (comm. Bracci), Antonio Centa (amico di Elena), Franco Scandurra, Mino Doro (Gino Laganà), Daniele Vargas (marchese Cafferoni), Loredana Nusciak [Loredana Cappelletti] (amica di Elena), Edith Peters (se stessa), Paolino Vanni (Paolino Magnozzi), Umberto Raho, Borante Domizlaff, Valeria Manganelli, Bruna Perego, Alfonsina Cetti, Piera Pichi, Carlo Kechler, Nina Honenlohe Oehringen, Kraft Honenlohe Oehringen, Alfredo Lucifero, Enzo Casieri, Leo Monteleoni, Antonio Marrosu, Salvatore Campochiaro, Carolyn de Fonseca, Vittorio Gassman (se stesso), Renato Tagliani (se stesso), Alessandro Blasetti (se stesso)
Fotografia/Photography: Leonida Barboni
Musica/Music: Carlo Savina
Costumi/Costume Design: Lucia Mirisola
Scene/Scene Design: Mario Scisci
Montaggio/Editing: Tatiana Casini
Suono/Sound: Biagio Fiorelli
Produzione/Production: Dino De Laurentiis Cinematografica
Distribuzione/Distribution: De Laurentiis
censura: 36203 del 19-12-1961


ATTENZIONE LA SEGUENTE RECENSIONE CONTIENE SPOILER

"Nessuno dovrebbe andare al cinema se non crede agli eroi" diceva John Wayne ai suoi ammiratori negli anni sessanta.

Nel dopoguerra, negli  anni del boom economico, i registi della commedia all'italiana agli eroi proprio non credevano. I protagonisti di quel cinema erano, molto spesso figure di uomini senza scrupoli, arrivisti, cinici oppure personaggi deboli, corruttibili, cialtroni o imboscati. Prevaleva il disprezzo, il sorriso amaro e la satira di costume verso il borghese, anzi l'imborghesito.
Se da prima il neorealismo, con il suo carico di drammaticità, ci ha fatto conoscere il volto di quella società stremata dalla seconda guerra mondiale che voleva affrancarsi dall'orrore vissuto per poter rinascere, due generazioni dopo gli autori cinematografici si ritrovano di fronte un'altra Italia da raccontare, ricca di denaro ed industrie, ma povera di sogni e di ideali.

venerdì 5 agosto 2016

UCCELLI D'ITALIA (1985)

Regia/Director: Ciro Ippolito
Soggetto/Subject: Ciro Ippolito
Sceneggiatura/Screenplay: Ciro Ippolito, Daniele Pace, Alfredo Cerruti
Interpreti/Actors: Alfredo Cerruti [Gli Squallor] (Giuda), Daniele Pace [Gli Squallor] (Cristo), Giancarlo Bigazzi [Gli Squallor] (Giancarlo, lo sceneggiatore), Toto Savio [Gli Squallor] (prete), Cinzia Fiordeponti [Cinzia De Ponti] (ragazza), Janeta Cyganec (ragazza nel bagno), Oscar Avogadro (Olivoni), Anna Papa (moglie di Giancarlo), Giancarlo Magalli (Capocchia, telecronista), Annie Belle (ragazza), Sabrina Seggiani [Sabrina Siani] (bionda dello strip), Stefano Abbati (Visitor), Marisa Laurito (donna che telefona a "Pronto R), Tiziana Foschi (donna violentata), Gianfranco Principi (uomo dell'Auricchio), Guendalina Giovannucci (donna del centro), Nuccia Fumo (mamma del vescovo-rapinatore), Marcello Turilli [Max Turilli] (figlio di Giancarlo), Anna Maria Orgiera (figlia di Giancarlo), Laura Sorrentino, Giorgio Penna, Ciro Ippolito (uomo della foto nei titoli di), Stefano Abbati
Fotografia/Photography: Giuseppe Berardini
Musica/Music: Gaetano Savio [Toto Savio]
Costumi/Costume Design: Valeria Valenza
Scene/Scene Design: Antonello Geleng, Massimo Corevi
Montaggio/Editing: Carlo Croglio
Suono/Sound: Vittorio Melloni
Produzione/Production: Lux International
Distribuzione/Distribution: Titanus
censura: 80459 del 07-03-1985

Ricordo un tempo in cui l’umorismo surreale degli Squallor era molto popolare. Ogni nuovo disco era un evento. Al punto che nel 1984, sull’onda di un successo musicale, Ciro Ippolito girò Arrapaho (1984), assurda storia di una rivalità tra tribù indiane con intermezzi pubblicitari e battutacce a base di riferimenti sessuali. Rammento di aver visto al cinema quel capolavoro del trash, così come ho comprato il dvd quando è stato disponibile sul mercato, anche per rivedere la bellezza prorompente di Tinì Cansino, lanciata da Drive In. Ecco, se Arrapaho presenta ancora qualche motivo per essere ricorcato (una storia originale), Uccelli d’Italia è consigliabile solo per un collezionista molto appassionato.

martedì 2 agosto 2016

QUESTO E QUELLO (1983)

Regia/Director: Sergio Corbucci
Soggetto/Subject: Bernardino Zapponi, Nino Manfredi, Renato Pozzetto, Bernardino Zapponi, Renato Pozzetto, Bernardino Zapponi, Nino Manfredi
Sceneggiatura/Screenplay: Bernardino Zapponi, Nino Manfredi, Renato Pozzetto, Bernardino Zapponi, Renato Pozzetto, Bernardino Zapponi, Nino Manfredi
Interpreti/Actors: Renato Pozzetto (Giulio Chiocchia), Nino Manfredi (Sandro Cipollini), Nino Manfredi, Janet Agren (Lucilla), Desirée Becker (Daniela), Renato Pozzetto, Gianni Agus (Oreste, editore), Sylva Koscina (Dora), Sylva Koscina, Michela Miti (Rosy), Nanda Primavera (Mamy), Janet Agren, Lamberto Luberti, Franco Scandurra (principe), Michela Miti, Nino Manfredi (dottore), Al Thomas (Teclè, maggiordomo), Desirée Becker, Paolo Panelli (dottore), Franco Scandurra, Bassetto (cameriere), Nanda Primavera, Renato Pozzetto (Gregory), Bassetto, Alfred Thomas, Lamberto Luberti, Gianni Agus, Paolo Panelli
Fotografia/Photography: Alessandro D'Eva
Musica/Music: Luciano Rossi, Gaio Chiocchio
Costumi/Costume Design: Erminia Ferrari Manfredi
Scene/Scene Design: Marco Dentici
Montaggio/Editing: Amedeo Salfa
Suono/Sound: Roberto Petrozzi
Produzione/Production: Faso Film
Distribuzione/Distribution: C.I.D.I.F. Consorzio Italiano Distributori Indipend. Film
censura: 79466 del 21-12-1983

Una delle tante furbate commerciali anni ’80 di portare sullo schermo due mattatori della vecchia e nuova commedia (Manfredi e Pozzetto), peraltro già al secondo film a episodi insieme (il primo era Testa o croce, Natale ’82).
Questo e quello si regge su un gioco simmetrico per il quale i protagonisti rispettivi scrivono ognuno la propria sceneggiatura, coadiuvati da un nome di tutto rispetto, Bernardino Zapponi, ed entrambi compaiono come camei uno nell’episodio dell’altro.
Si parte con Questo amore impossibile con Pozzetto nel ruolo di Giulio, un creativo che disegna fumetti, ora in cerca di un’ispirazione che non arriva. Giulio vive con una compagna che maltratta e una capretta, nello sporco e nel totale disordine interiore ed esteriore, presso una comune di punk, hippies, artisti alternativi e spostati. L’incontro fortuito con una borghese quanto attraente signora dell’alta società lo trasforma e per fare conquiste si ripulisce anche nel look e nel modo di parlare per compiacere la sua bella, molto snob ed esigente.

lunedì 1 agosto 2016

SIGNORE & SIGNORI (1966) di Pietro Germi

Regia/Director: Pietro Germi
Soggetto/Subject: Luciano Vincenzoni, Pietro Germi
Sceneggiatura/Screenplay: Agenore Incrocci [Age], Furio Scarpelli, Luciano Vincenzoni, Pietro Germi
Interpreti/Actors: Virna Lisi (Milena, cassiera), Gastone Moschin (rag. Osvaldo Bisigato), Alberto Lionello (Toni Casparini), Olga Villi (Ippolita, sua moglie), Beba Loncar (Noemi Castellano), Franco Fabrizi (Lino Benedetti), Nora Ricci (Gilda Bisigato), Gigi Ballista (prof. Giacinto Castellani), Gia Sandri (Betty Scodeler), Quinto Parmeggiani (Bepy Scodeler), Moira Orfei (Giorgetta Casellato), Aldo Puglisi (carabiniere Mancuso), Gustavo D'Arpe (Scarabello, il seccatore), Alberto Rabagliati (comm. Galeazzo Casellato), Patrizia Valturri (Alda, la contadinella), Carlo Bagno (Bepi Cristofoletto, suo padre), Giulio Questi (Franco Zaccaria), Leoni Leon Bert (madre di Osvaldo), Virgilio Gazzolo (Tosato, il giornalista), Antonio Acqua (procuratore Scarfiotti), Stefano Satta Flores, Elia Guiotto, Virgilio Scapin, Sergio Fincato, Giancarlo Fontanieri
Fotografia/Photography: Ajace Parolin
Musica/Music: Carlo Rustichelli
Costumi/Costume Design: Angela Sammaciccia
Scene/Scene Design: Carlo Egidi
Montaggio/Editing: Sergio Montanari
Suono/Sound: Vittorio Trentino
Produzione/Production: Dear Film Produzione, R.P.A. - Registi Produttori Associati, Films du Siècle, Paris
Distribuzione/Distribution: Dear Film
censura: 46426 del 01-02-1966

LA PROVINCIA E I SUOI PECCATORI
Una vittoria a Cannes per l'Italia dal primo giorno c'è stata: il restauro di un film che ha 50 anni sulle spalle ed una Palma d'Oro ex aequo con “Un uomo una donna”, film che ebbe molto più grande eco, e che forse apre più dibattiti oggi che al tempo della sua presentazione. “Signore e signori” di Pietro Germi, ha negli anni ricevuto gli stessi onori della rivalutazione dovuti al suo regista. Un film inusuale per la sua scansione basata su tre episodi che vedono agire i medesimi personaggi, visti come un insieme provinciale e borghese, cui parentele, studi in comune e frequentazioni (in primis quella della chiesa) fanno da collante. Tre episodi che non hanno titolo e dei quali il primo risulta essere quello di maggiore importanza, per l'opera di presentazione e di designazione dell'ambiente e delle figure. L'allegria che traspare dai personaggi – meno falsa di quello che una commedia borghese potrebbe far supporre – viene dalla consapevolezza di vivere un'epoca decisamente più doviziosa e in certo modo più spregiudicata delle precedenti. Ride e accenna un'aria d'opera infatti, il medico di fama che si prepara ad una serata di sabato, compiaciuto della molto più giovane moglie e dei simboli del suo successo. A confermare la sua gioia serotina, l'arrivo di un amico già noto come instancabile seduttore che a testa bassa ne richiede i servigi di medico, per un'incresciosa situazione di impotenza. Le promesse di visite, analisi, ispezioni, sono recitate tra risate e pacche sulle spalle del depresso amico, ma rimandate ad altri giorni, la serata e la notte devono essere onorate. Via via che le autovetture degli invitati si approssimano al luogo dell'invito, la buona società di questa cittadina veneta (la riconoscibilissima Treviso) si delinea nei suoi vizi, virtù e legami segreti. Toni, il playboy colpito dall'improvvisa sciagura virile, ha per moglie una patronessa che detta legge tra chiese e  istituti caritativi; due signore maritate si disputano i favori di un indolente scapolo, contando sull'ignavia dei consorti, un tardo impiegato di banca vive una vita coniugale da succube. Tali schermaglie, ben sostenute da montagne di pettegolezzi e maldicenze nemmeno travisati, divengono il vero piatto forte della cena in piedi dove tutti sono riuniti, compreso Scarabello, uno strano celibe logorroico e importuno che si è auto invitato per la disperazione dei presenti. Il calderone della polenta, cibo tradizionale da secoli per le genti euganee, fa quasi “tendenza” nel salone signorile della villa, dove esiste anche un juke box a disposizione e svariati divani oltre i quali le coppie clandestine si coricano, immediatamente avvistate. Durante il ballo si verificano tentativi piuttosto scoperti di seduzione, sventati dalla vigilanza di mariti accorti o semplicemente dalle moleste chiacchiere di Scarabello.

domenica 31 luglio 2016

CHI ERA GARIBALDI SERRA CARACCIOLO, REGISTA DE LA SETTIMA TOMBA?

La settima tomba, prima ed ultima opera di Garibaldi Serra Caracciolo è uno di quegli horror gotici girati in Italia nella prima metà degli anni '60 che a causa della sua irreperibilità che per lungo tempo non ci ha permesso di visionarlo e per l'alone di mistero che aleggiava intorno al nome del suo autore, ha suscitato tra gli appassionati sempre una morbosa curiosità.
Il film fu girato nel castello di Balsorano (Aq), location quasi d'obbligo per i gotici dell'epoca, tra questi vi furono ambientati nello stesso periodo, solo per citarne alcuni, La cripta e l'incubo (1964) e Il boia scarlatto (1965).
La trama in breve: alla morte di Sir Reginald (Armando Guarnieri), un facoltoso medico che in vita era dedito a strani esperimenti, gli eredi si recano in Scozia presso il suo castello per assistere all’apertura del testamento davanti al notaio. A causa però, dell’assenza di una delle parenti, l’apertura del documento viene rinviata. Nel frattempo si scopre che nel maniero vi è un tesoro. Gli eredi, nell'attesa che vengano raggiunti dalla parente mancante, organizzano una seduta spiritica con la speranza di farsi indicare dove è nascosto. Ma in cambio ricevono solo il consiglio di andarsene, cosa che ovviamente non faranno. Il testamento poi sparisce misteriosamente e mentre tutti i convenuti si mettono alla sua ricerca iniziano a verificarsi strani omicidi tra gli ospiti. Alla fine si scoprirà che l'autore di questi delitti non è altri che lo stesso Reginald che si era finto morto con la complicità di Patrick, il custode del  castello, che era stato designato secondo il testamento l’unico erede. Quando quest’ultimo tradirà però la fiducia del suo padrone sarà il primo ad essere ucciso. Alla fine la polizia riuscirà a fermare Reginald uccidendolo a sua volta. L’uomo in preda ai deliri e alla lebbra che lo stava logorando voleva portare a termine i suoi esperimenti per alleviare le sofferenze causategli dalla malattia.

mercoledì 20 luglio 2016

AMARCORD (1973)

Regia/Director: Federico Fellini
Soggetto/Subject: Federico Fellini, Tonino Guerra
Sceneggiatura/Screenplay: Federico Fellini, Tonino Guerra
Interpreti/Actors: Pupella Maggio (Miranda, madre di Titta), Magalì Noël (Gradisca), Armando Brancia (Aurelio, padre di Titta), Ciccio Ingrassia (Teo lo zio matto), Nando Orfei (Patacca, zio di Titta), Luigi Rossi (avvocato), Bruno Zanin (Titta Biondi), Gian Filippo Carcano [Gianfilippo Carcano] (Don Balosa), Josiane Tanzilli (Volpina), Maria Antonietta Beluzzi (tabaccaia), Giuseppe Janigro (nonno di Titta), Ferruccio Brambilla (gerarca), Antonino Faà Di Bruno (conte di Lovignano), Mario Misul (prof. filosofia), Ferdinando Vilella (Fighetta, prof. greco), Antonio Spaccatini (federale), Aristide Caporale (Giudizio), Gennaro Ombra (Biscein), Domenico Pertica (cieco di Cantarel), Marcello Di Falco (principe), Stefano Proietti (Oliva fratello di Titta), Bruno Scagnetti (Ovo), Bruno Lenzi (Gigliozzi), Francesco Vona (Candela), Alvaro Vitali (Naso), Fernando De Felice (Marcino, detto Ciccio), Gianfranco Marrocco (conte di Poltavo), Donatella Gamolini (Aldina Cordini), Francesco Magno (preside Zeus), Francesco Maselli (Bongioanni, prof. scienze), Dina Adorni (Signorina De Leonardis prof. matematica), Mario Silvestri (prof. italiano), Dante Cleri (prof. storia), Fides Stagni (prof. Belle Arti), Carla Mora (Gina, la cameriera), Mario Liberati (proprietario cinema Fulgor), Bruno Bartocci (carabiniere, marito di Gradisca), Marina Trovalusci (sorellina di Gradisca), Fiorella Magalotti (sorella di Gradisca), Giovanni Attanasio (squadrista), Fredo Pistoni (Colonia), Vincenzo Caldarola (mendicante), Mario Milo (fotografo), Cesare Martignoni, Mario Iovinelli, Costantino Serraino (Gigino, Penna Bianca), Amerigo Castrichella, Dario Giacomelli, Giuseppe Papaleo, Mario Nebolini (segretario comunali), Clemente Baccherini (proprietario del Caffè Clemente), Carmela Eusepi (sua figlia), Bernardo Torindo, Marcello Bonini Olas (professore di ginnastica), Lino Patruno (Bobo), Ferruccio Brembilla (Gerarca), Marco Laurentino (mutilato Grande Guerra), Riccardo Satta (sensale), Francesco Di Giacomo (grasso barbuto al seguito dell'Emiro), Ray Monti, Aurelio Aureli
Fotografia/Photography: Giuseppe Rotunno
Musica/Music: Nino Rota
Costumi/Costume Design: Danilo Donati
Scene/Scene Design: Danilo Donati, Italo Tommasi
Montaggio/Editing: Ruggero Mastroianni
Suono/Sound: Oscar De Arcangelis
Produzione/Production: F.C. Produzioni, P.E.C.F., Paris
Distribuzione/Distribution: Dear International
censura: 63699 del 15-12-1973

Amarcord, premio Oscar come miglior film straniero nel ’74, David di Donatello e Nastro d’ Argento, rappresenta la perfetta summa della poetica felliniana. E’ il film forse più scorrevole e meno ostico del regista (nonostante siano sforate le due ore abbondanti), nel quale i toni da commedia all’italiana fanno capolino qui più che altrove. Una pellicola tra il surreale, il farsesco, il malinconico, con l’intento di descrivere con devota e scrupolosa perfezione numerosi personaggi della provincia riminese degli anni ’30 (l’epoca dell’infanzia felliniana), personaggi che assurgono al ruolo di tipi universali e che non rappresentano soltanto un preciso momento storico, bensì delle maschere immortali.

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