sabato 4 febbraio 2017

SCANDALI... NUDI (1963)


Scandali nudi
Regia: Enzo Di Gianni.
Soggetto: Enzo Di Gianni.
Sceneggiatura: Ernesto Gastaldi, Enzo Di Gianni.
Ispettore di Produzione: Fernando Rossi.
Scenografia: Amedeo Mellone.
Montaggio: Vincenzo Esposito.
Fotografia: Alvaro Mancori.
Musiche: Franco Pisano.
Teatri di posa: GSC Roma.
Produzione: Eva Film.
Vedettes internazionali: Gioanne Claire, Baby Diamond, Ruchi, Kalinga, Gilda, Elen Hainer, Fernanda Rego e il suo balletto del Casinò de Paris.
Interpreti: Jenny Levis, Mario Ravas, Leonor Vivaldi, Franco Ressel, Frede Pistoni, Carmen Teheran, Mario De Simone, Carlo Giuffrè, Viki Ludovisi, Fanfulla, Tony De Renzis, Jimmy il Fenomeno, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Renato Morazzani, Mario Carotenuto.
Censura: 41763 del 14-12-1963

Scandali nudi di Enzo Di Gianni è uno di quei film che macchiano la carriera di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, un lavoro alimentare che la coppia comica non avrebbe dovuto accettare, se avesse voluto mantenere un livello - se non proprio alto - almeno decoroso. Il film è un pessimo comico - erotico, infarcito di spogliarelli e numeri di varietà da night, che serve solo a far capire come fosse difficile per i maschi degli anni Sessanta vedere bellezze femminili discinte.
Carlo Giuffrè è un imprenditore di spettacolo calabrese (il film inizia e termina sulle note di Calabresella) che vorrebbe aprire un locale dove far esibire ballerine in  numeri poco castigati. Al paese il materiale femminile è scadente, donne baffute, pelose e per niente sexy, inoltre deve fare i conti con l’ostilità del frate Mario Carotenuto e della gelosissima moglie. Giuffrè decide di andare a Roma dove spera di trovare donne adatte a trasformare il paesello in “una piccola Parigi”. Nella capitale incontra un regista omosessuale che lo accompagna a vedere diversi numeri di spogliarello per scegliere le ragazze. La sola parte degna di nota è l’intermezzo comico con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, lasciati liberi di recitare un lungo numero di avanspettacolo ambientato in una borgata romana. I due comici sono i poliziotti americani inviati dalla FBI per trovare una pistola rubata a un collega: il sergente Smith e l’agente Franck. Appena entrano in scena camminano sui tetti e subito dopo finiscono in un pollaio, dove Franco Franchi imita Totò nel numero della gallina che fa l’uovo. I due comici sono perfetti in un’interpretazione sopra le righe, masticano gomma americana, sparano in aria, irrompono in una casa, indagano sulle persone presenti e mettono in scena il consueto repertorio di frizzi e lazzi. Franchi fa la marionetta, scambia una donna nascosta sotto il letto per un morto, insieme a Ciccio conduce un assurdo interrogatorio e si lascia irretire dalle bellezze muliebri. Passato il siparietto di avanspettacolo si torna alla monotonia degli spogliarelli, tra l’altro mai integrali, perché la solerte censura del tempo impone due stelline per coprire i capezzoli delle ballerine. Il finale di questo film orribile, che sembra girato da un dilettante, vede Giuffrè tornare al paesello con le ballerine, ma è costretto a subire la rivolta delle mogli e del frate. L’imprenditore finisce alla gogna, per punizione la moglie si spoglia davanti a tutti e il frate condanna il teatro a diventare un ovile. Sorpresa (assurda): le pecore sono donne che si spogliano ancora una volta! Molte coreografie da cabaret, numeri sexy e innocui strip-tease  caratterizzano un film privo di un valido soggetto, recitato male, fotografato peggio e montato in maniera scolastica. Tra gli attori naufragano pure professionisti consumati come Carlo Giuffrè e Mario Carotenuto, costretti in un lavoro troppo mal scritto per poter essere risollevato da una buona recitazione. Jimmy il Fenomeno (che nel cast risulta come Jimmy) interpreta una delle sue prime caratterizzazioni come strillone che vende giornali. Enzo Di Gianni (1908 - 1975) è lo pseudonimo di Vincenzo Esposito. Lavora molto come musicista e paroliere, ma anche come regista e autore del teatro di rivista, soprattutto partenopeo.  Fonda la casa di produzione Eva Film, per la quale scrive e produce alcuni film di genere napoletano, quindi si dedica al comico - erotico con esisti di dubbio gusto. Di Gianni si specializza in film contenitore di strip-tease che vengono interrotti dalla presenza di qualche comico. Ernesto Gastaldi (sceneggiatore del film) ci ha rilasciato la sua opinione sul regista: “Il maestro Enzo di Gianni era un autore di canzoni che fece il produttore di film ispirati a canzoni napoletane. Alla ricerca di piccole produzioni nella speranza di raddoppiare i capitali (di solito ci riusciva). Ha prodotto film con Ciccio e Franco, con Tiberio Murgia, Mario Carotenuto, con il dimenticato Talegalli e molti altri. Me lo presentò il napoletano Franco Cirino, grandissimo aiuto regista, fratello di o ministro, prematuramente scomparso, con cui avevamo messo su il coro polifonico dell’aiuto regia nel film di Renato Polselli L’amante del Vampiro: lui alto un metro e mezzo pesante un quintale, io alto due metri pesante (allora) 60 chili. Mi pare che il mio primo capolavoro di scrittura per Di Gianni sia stato  Che femmina... che dollari! con Dalidà, prima dell’omicidio Tenco, nel 1961. Poi scrissi altre opere mirabili per il Maestro, come Rocco e le sorelle (1961), Pesci d’oro e bikini d’argento (1961) (qui faccio pure la comparsa come uno della giuria), Nerone 71 (1962). Qui finisce la mia collaborazione continuativa con Di Gianni che devo ringraziare - ancorché in via postuma - per avermi dato di che mettere in tavola a pranzo e a cena durante il mio primo anno di matrimonio con figlia! Enzo Di Gianni quando l’ho conosciuto era un uomo di mezza età corpulento a cui piacevano le belle donne, un po’ ciacione, ma conteneva i suoi desideri in un corteggiamento accettabile. Altri produttori dell’epoca usavano mettere sul tavolo, vicino al contratto per le attrici, le chiavi della loro garçonniere…”. Per quel che riguarda Scandali nudi, Ernesto Gastaldi non lo difende, anzi ne rifiuta la paternità: “Nel 1965, il maestro Di Gianni mi chiese di dargli una mano per Scandali nudi che non riusciva a quadrare. Io ormai scrivevo per Ponti, per Luciano Martino, per Alberto Pugliese, per Goffredo Lombardo.... ma non potevo certo dire no a chi mi aveva dato lavoro nei tempi iniziali! Gli feci una revisione, non so quanto onesta e profonda: non ricordo”.

Recensione a cura di:

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