LA GUERRA DI TROIA (1961) di Giorgio Ferroni - recensione del film


Negli anni cinquanta-sessanta il cinema di genere dedicato alla mitologia e alla storia antica, ribattezzato con il termine peplum, viene rivitalizzato da decine di titoli, caratterizzati in molti casi da una genuina artigianalità che permette ai loro registi di mettere in campo molte idee originali; ci ritroviamo di fatto, tenendo conto dello scarso budget, davanti ad opere con risultanti più che interessanti che riescono ad avere presa sul pubblico.
Da questo punto di vista nulla di nuovo perché già nei primi anni del secolo scorso il nostro cinema aveva riscontrato al botteghino, con incassi record, un rilevante seguito per quanto riguarda il genere preso in esame. Solo per citare alcuni titoli: "Quo vadis" di Enrico Guazzoni (1913), "Gli ultimi giorni di Pompei" di Caserini e Rodolfi (1913) e il formidabile "Cabiria" di Giovanni Pastrone (1914). Come possiamo ben vedere quello che si verificò negli anni del dopo guerra, sulla spinta delle produzioni americane che si erano spostate a Cinecittà, era semplicemente il ritorno ad un vecchio amore. Ed è proprio negli anni di questo ritorno al genere che l'immaginario collettivo viene influenzato dall'industria cinematografica che con le sue produzioni cerca di rivolgersi sia ai giovani che ai meno giovani desiderosi entrambi di avventure fantastiche, molto colorate, per i quali il grande schermo diventa una nuvola avvolgente, portatrice di grandi storie e invincibili eroi. Pubblico, forse, periferico, poco amante del cinema autoriale, poco acculturato, ma entusiasta e sopratutto fedele al botteghino e soddisfatto di trovare in sala quella rivincita che la sorte non aveva riservato nella vita quotidiana.

"La guerra di Troia" rientra nel sottogenere epico ascrivibile al "ciclo dei film troiani" di cui fanno parte anche "Elena di Troia" e "L'amante di Paride" prima e "L'ira di Achille" e "Il leone di Tebe" poi. La trama, il cui soggetto fa riferimento all'Iliade di Omero, racconta il decimo ed ultimo anno della guerra tra i greci e i troiani (ca. 1184 a.c.) per conquistare la città di Troia e recuperare l'onore del Menelao, abbandonato dalla moglie Elena in favore del troiano Paride.
La sceneggiatura, scritta a quattro mani, ripercorre i più significativi avvenimenti dell'opera letteraria: da Achille che uccide Patroclo, a Enea che sfida Achille, poi ucciso da Paride con la freccia che colpisce il famoso tallone, al grande cavallo di legno che, ideato dall'astuto Ulisse, permette di mettere a ferro e fuoco la città. Vincono i greci e al valoroso Enea, battuto, ma non piegato, non resta che fuggire per fondare una nuova città: Roma... Così volle il fato e gli dei.

Dal cilindro della regia esce quello che non t'aspetti: Enea, forse poco amato da Omero e, ovviamente, più stimato e glorificato poi da Virgilio per romaniche ragioni, diventa l'assoluto protagonista. Rimasti alla sua figura scolastica di ultimo eroe troiano che dà vita nel tempo alla nuova civiltà di Roma, lo ritroviamo qui, coupe de theatre, culturista, tutto muscoli e olio da combattimento. Interpretato dall'americano Steve Reeves, il più grande e statuario attore del nostro cinema peplum. Qui supera e trascende il personaggio e inventa (o gli inventano), un personaggio incentrato su duelli virili e sottolineature romantiche. E se è pur vero che gli fu sempre rinfacciata poca capacità interpretativa e inesistente mimica facciale, il doppio duello, prima a titolo di gara e poi all'ultimo sangue per sopravvivere, con Mimmo Palmara (Aiace), vale da solo il prezzo del biglietto.

Ferroni fu molto criticato per queste scelte poco storiche; dimostrò, invece, coraggio nell'aver girato un film mai visto prima, poco filologico, non classificabile, e di suo marchio. Così ci ritroviamo davanti ad un film dai molti ruoli, (deludente il personaggio di Ulisse), e dalle grandi scene di battaglia, con movimenti di truppe a piedi e a cavallo, tutte con comparse vere e non fatte in CGI come vogliono i moderni effetti speciali. Le stesse sono caratterizzate da piani lunghi e medi, così da far rivivere gli scontri degli eserciti e poi il fragore delle spade e le smorfie dei combattenti nei primi piani. Scene di massa e scontro di due civiltà per l'adrenalina degli spettatori.
La critica del periodo lo stroncò (non gli spettatori) ritenendolo un'offesa al testo omerico, tessuto dal narrato carente, change fallita, regia ed interpretazioni di maniera. Invece sono proprio queste caratteristiche, fuori binario accademico e volute dal regista, che fanno risultare interessante la visione del film. Occhieggiando al kolossal si gioca con la storia e i miti greci.
Forse la regia è di mestiere, ma che bel mestiere!
Da vedere con ammirazione e rimpianto per quelle sale infiammate da tanto entusiasmo.

Giorgio Ferroni, regista, (1908-1981) ha collaborato come aiuto per "Scipione l'africano" di Carmine Gallone del 1937; divenne un bravo documentarista e dal 1961, come regista, ha spaziato tra diversi generi come il mitologico, l'avventura, il western, l'horror e lo storico. E' stato un ottimo artigiano con grande tecnica e professionalità.

Curiosità:
-interni girati a Cinecittà; esterni girati nella ex-Iugoslavia tra Belgrado e Zagabria;
-la critica definì questo Enea come "un eroico personaggio rivisitato opinatamente dalla morale democristiana"; (dal libro "I mitici eroi " di Gianfranco Casadio"-Longo editore Ravenna - del 2007)
-dal 1965 Giorgio Ferroni firmò tutti i suoi film con lo pseudonimo di Calvin Jackson Padget.

Regia: Giorgio Ferroni; Soggetto: Ugo Liberatore, Giorgio Stegani (Iliade di Omero); Sceneggiatura: Ugo Liberatore, Giorgio Stegani, Federico Zardi, Giorgio Ferroni; Interpreti: Steve Reeves (Enea), John Drew Barrymore (Ulisse), Juliette Mayniel (Creusa), Lydia Alfonsi (Cassandra), Warner Bentivegna (Paride), Arturo Dominici (Achille), Mimmo Palmara (Aiace), Luciana Angiolillo (Andromaca), Nerio Bernardi (Agamennone), Nando Tamberlani (re Priamo), Carlo Tamberlani (Menelao), Giancarlo Bastianoni (Acate), Nino Marchetti (membro consiglio anziani), Giovanni Cianfriglia, Luigi Ciavarro, Giulio Maculani, Giovanni Pazzafini (guerriero acheo partecipante alla gara), Edy Vessel (Elena), Bianca Doria (Ecuba), Benito Stefanelli (Diomede), Hedy Vessel [Hedy]; Fotografia: Rino Filippini; Musica: Giovanni Fusco; Costumi: Mario Giorsi; Scenografia: Piervittorio Marchi; Montaggio: Antonietta Zita; Suono: Ovidio Del Grande, Raffaele Del Monte; Produzione: Europa Cinematografica, Films Modernes, Paris, C.I.C.C., Paris; Distribuzione/Distribution: Euro International Films; censura: 35925 del 25-10-1961; Altri titoli: La guerre de Troie, The Wooden Horse of Troy, Der Kampf um Troja

Recensione a cura di:




Commenti

Salvo Salerno ha detto…
Ah! che amorevole recenzione, al di là dell'ottimo stile narrativo, fa rivivere l'atmosfera di quei indimenticabili tempi ormai andati per sempre. E' vero la critica di quel tempo era ingiusta nei confronti del cinema di genere, fortunatamente la critica straniera era osannante e faceva dimenticare i lerci critici nostrani che preferivano il cinema, di solito, inguardabile ed incomprensibile da costante flop al botteghino. Condivido pienamente la recensione del film in sè che cita oltre l'ottimo regista che si avvale un cast eccellente. Bel film con Steve Reeves ancora al massimo del suo fulgore.Naturalmente non manca alla mia collezione. Ad avvalorare la qualità della pellicola, concorrono una miriade di versioni in VHS e in DVD editate da mezzo mondo. Auguri per il fantastico BLOG e complimenti a Roberto Zanni.