martedì 24 maggio 2016

IO CRISTIANA STUDENTESSA DEGLI SCANDALI (1971)



Regia/Director: Sergio Bergonzelli
Soggetto/Subject: Sergio Bergonzelli
Sceneggiatura/Screenplay: Sergio Bergonzelli
Interpreti/Actors: Glenn Saxon (prof. Davide Andrei), Malisa Longo (Cristiana), Rossano Attolico (Massimo), Antonella Murgia (Poppea), Patricia Reed (Simona Andrei), Barbara Betti, Gregory Gandolfo, Gianni Pulone
Fotografia/Photography: Tonino Maccoppi
Musica/Music: Carlo Savina
Montaggio/Editing: Sergio Bergonzelli
Suono/Sound: Giancarlo Notari
Produzione/Production: Sara Film
Distribuzione/Distribution: Capitol International, Sara Film
censura: 58328 del 03-06-1971

Un liceo di provincia del sud Italia, gli anni della contestazione, e i liceali che contestano, armati di cartelli con scritto “Il sesso è vita”, “Il pudore è ipocrisia”, e “Vivere è correre liberi e nudi”, contro la repressione del preside che impedisce la stampa del giornale scolastico poiché giudicato osceno: tra le illustrazioni vi è una foto della scultura di Pan e la capra. Gli studenti affermano che simili censure sono ridicole e retrograde se paragonate alla libertà di costumi del nord Europa.
I ragazzi, snobbando il regolare programma di studi, s’istruiscono in proprio, documentandosi con piccanti proiezioni private che insegnano quanto il sesso e la libertà di costumi non siano affatto un’oscena pretesa ma un culto portato avanti fin dai popoli antichi. -Per noi è tabù ciò che per altri è religione.-, dicono. Il nuovo professore di letteratura Davide Andrei (Glenn Saxon), giunto a scuola proprio nel mezzo delle proteste, viene preso di mira ma allo stesso tempo chiacchierato dalle studentesse per il suo bell’aspetto, in particolare dalla spregiudicata Cristiana (una giovanissima Malisa Longo). Cristiana, sebbene abbia un fidanzato coetaneo, non rinuncia audaci avance nei confronti dell’insegnante, spingendosi fino in casa sua. La moglie del professor Andrei non sembra mostrarsi gelosa. Il loro matrimonio è agli sgoccioli, anche perché la donna preferisce al marito la compagnia di amanti femminili. Il gioco delle coppie vuole che il fidanzato di Cristiana sia attratto proprio dalla moglie del professore, la quale, nonostante le particolari inclinazioni, non lo disdegna. Il clima si distende e la promiscuità regna in un’atmosfera d’ingenuità collettiva. Ma il gioco dura poco: i compagni di scuola di Cristiana non tollerano più che la ragazza frequenti il professore, colui che incarna il “nemico”, colui che appartiene al mondo che essi contestano e si sono prefissi di distruggere. Cristiana e il professore vengono sorpresi in spiaggia, in intimità, e numerose macchine fotografiche li immortalano per farli poi finire sulle pagine del giornale scolastico. E’ lo scandalo. Il paesino mormora. Ora è il professore a protestare, scandalizzando il preside: -Ero venuto per rimettere ordine, e invece ho cominciato anch’io a contestare.-, e rimprovera gli studenti, li avverte di star sbagliando. La situazione è ribaltata, l’insegnante dimostra di essere il vero emancipato, e gli studenti i veri bigotti: protestavano per ottenere la libertà, quando essi stessi sono l’incarnazione di uno squallido provincialismo impossibilitato a comprendere e ad accettare la libertà altrui. La relazione tra la studentessa e l’insegnante era nata per scommessa, ma i due si sono innamorati sul serio. E questo è un problema per tutti, e i due amanti hanno tutti contro.

Sergio Bergonzelli mette in scena un dramma per raccontare le contraddizioni della contestazione. I giovani avvertono necessità di cambiamento, urlano e sovvertono l’ordine invocando rivoluzione e libertà, improvvisando spogliarelli in strada davanti alla polizia, ma dimostrandosi incapaci di conoscere la libertà che invocano, incapaci di essere realmente avanti coi tempi e propulsori degli ideali che tentano sgangheratamente di manifestare. Il provincialismo di cui è imperniato il film è palpabile in ogni dialogo e in ogni inquadratura, ma ha il pregio di non sbandierarlo nel macchiettistico, come spesso accadeva nel cinema delle satire paesane. Il film non è affatto una satira, sebbene la trama potrebbe tranquillamente esser adattata in commedia, magari sexy. Quel che non convince è l’approssimazione con cui vengono o addirittura non vengono tracciati i profili psicologici dei protagonisti, lasciando il tutto in una ingenuità di fondo che non rende nobile l’opera, se non nell’intento del messaggio che trasmette. Rimane uno dei tanti interessanti documenti testimoni di un’epoca importante per le sue battaglie e per le sue contraddizioni, ritratto di un’Italia ipocrita e ignorante. Zoom, inquadrature inclinate, effetti caleidoscopio tipici degli anni a cavallo tra i Sessanta e Settanta condiscono il tutto. Chiusura finale (tragica) con citazione in sovrimpressione di un moralistico passaggio tratto dalle CONFESSIONI di Sant’Agostino, mentre sui titoli d’apertura scorreva la canzonetta L’AMORE ARRIVA QUANDO NON VUOI di Massimiliano Baratta.
Bergonzelli, stravagante autore, darà l’ambiguo nome Cristiana anche alla protagonista del suo successivo CRISTIANA MONACA INDEMONIATA, ma sarà completamente un’altra storia. Marisa Longo è bellissima. Fu vietato ai minori di diciotto anni.

Recensione a cura di:




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