mercoledì 27 aprile 2016

LA COLLEGIALE (1975)

Regia: Gianni Antonio Martucci.
Soggetto: Gianni Antonio Martucci.
Sceneggiatura: Piero Regnoli.
Fotografia: Fausto Rossi.
Montaggio: Bruno Mattei.
Scenografia: Giovanni Fratalocchi.
Costumi: Elena De Cupis.
Operatore alla Macchina: Gianfranco Turini.
Assistente Operatore: Giorgio Urbinelli.
Aiuto Regista: Elsio Mancuso.
Fotografo di scena: Claudio Cannizzaro.
Colore: Telecolor.
Musiche: Elsio Mancuso, Burt Rexon (Berto Pisano).
Direttore di Produzione: Giuliano Simonetti.
Produzione: Cinematografie Internazionali Associate, James Film srl.
Teatri di Posa: Incir - De Paolis. Esterni: Venezia.
Interpreti: Nino Castelnuovo, Martha Katerin, Sofia Dionisio, Franco Merli, Sergio Di Pinto, Franco Diogene, Femi Benussi.

Gianni Antonio Martucci gira un commedia sexy montata da Bruno Mattei che paga molti debiti di ispirazione, da La minorenne (1974) di Silvio Amadio - pure quello sceneggiato da Regnoli - a Malizia (1973) di Salvatore Samperi. Non è un capolavoro ma si ricorda per alcune sequenze erotiche molto audaci, ai limiti del porno, in puro stile Mattei. Necessario procurarsi la versione uncut. Daniela (Dionisio) esce dal seminario e torna in famiglia, nella villa di campagna alla periferia di Venezia, dove trova una situazione complessa. Il padre (Diogene) è un laido individuo che pensa solo al denaro e si è risposato con Marta (Katerin), donna infedele che lo tradisce con un giovane amante mentre viene ricattata dal perfido nipote Stefano (Merli). La zia Emy (Benussi) è una ninfomane che va a letto con ragazzi e contadini, si esibisce nuda mentre fa il bagno e lascia che il figlio venda le sue prestazioni agli amici. Alcuni figli dei fiori tormentano il ricco borghese, lo catturano mettendolo alla gogna (inconsapevoli della sua identità) e cercano di svaligiare la villa. Nino Castelnuovo è il bel giardiniere, forse il solo personaggio positivo della storia, che finisce per innamorarsi di Daniela. Sceneggiatura confusa, una lunga parte veneziana sembra una cartolina illustrata, utile per mostrare il tradimento di Marta e una piccante sequenza erotica, ma anche il primo approccio in spiaggia tra Castelnuovo e Dionisio. Interessanti alcuni flashback onirici, soprattutto nella parte iniziale quando Daniela evoca momenti erotici e pare terrorizzata dal sesso che le monache dipingono come il padre di tutti i mali. Femi Benussi è l’attrice più spontanea, a suo agio nelle numerose sequenze erotiche, molto disinibita nello stimolare il voyeurismo dei contadini che riflette quello degli spettatori, vero e proprio cardine della commedia sexy. Solita immedesimazione con gli attori, caratterizzata da un buco nella porta dal quale spiare, come se la macchina da presa fosse nelle mani di chi guarda. Il bagno in tinozza per farsi ammirare dai contadini è la sequenza migliore che realizza un mix di sensualità e comicità. Non è da meno lo strip vestita da farfalla svolazzante. Franco Merli, il cattivo ragazzo che ricatta la moglie dello zio, ricorda Alessandro Momo in Malizia, impugna la solita torcia e chiede alla ragazza di spogliarsi se non vuole che riveli al marito la sua relazione. Sofia Dionisio, Miss Teenager 1970 e sorella della più famosa Silvia, non è il massimo della sensualità, ma mostra le sue grazie in una mancata sequenza di stupro e in un intenso rapporto erotico con Castelnuovo. Il regista insiste sui particolari anatomici delle attrici, gira sequenze ai limiti dell’hard, con realismo. Una commedia sexy molto vicina al sottogenere erotico - campagnolo che in alcune sequenze si abbandona a una leggera satira politica. Vizi privati e pubbliche virtù vanno di pari passo, così come l’ipocrisia borghese viene messa alla berlina da siparietti a base di fast-motion che ricordano le comiche e la pochade di Feydeau. Un velato discorso anticapitalista fa capolino nel finale ed è incarnato dalla comunità hippie (De Pinto è il figlio dei fiori più efficace) e dal giardiniere interpretato da Nino Castelnuovo. Finisce con la moglie che impiega l’amante presso la villa, mentre la figlia se ne va con Castelnuovo dopo un’esibizione nuda davanti a un monsignore e la zia viene ricoverata in una clinica ma continua a fare la ninfomane con i pazienti.

Primo film di Gianni Antonio Martucci (Milano, 1946), aiuto regista e sceneggiatore, che dopo ha diretto poche pellicole: La dottoressa sotto il lenzuolo (1976), Milano… difendersi o morire (1977), Thrauma (1979) e I frati rossi (1989).
La critica non considera troppo il suo esordio. Marco Giusti su Stracult, more solito, fa una gran confusione: “La trama è sempre quella. La ragazzina che torna dal collegio e vede che la famiglia è un disastro, la zia è mignotta, la mamma pure, il padre pensa solo ai soldi. Si fa prima il giardiniere poi scappa con l’uomo della mamma. Femi Benussi ha il ruolo della ninfomane in una clinica”. Aggiunge che l’ha ripescato nel 1998 in video, ma probabilmente ci ha capito poco, ché la trama è piuttosto diversa! In ogni caso fa meglio di Mereghetti, Morandini e Farinotti che non ne parlano proprio, come se il film non fosse mai uscito. Una commedia poco incisiva e troppo frammentaria, con tanto sesso e poca comicità. Non si ricordano battute o sequenze divertenti degne di questo nome, in compenso restano impresse nella memoria una lunga parte erotica interpretata da Martha Katerin e alcune sequenze ai limiti dell’hard che vedono protagonista Sofia Dionisio. Franco Merli è un attore molto caro a Pasolini, al suo secondo film dopo Il fiore delle mille e una notte (1974), interprete anche di Salò (1975), Brutti sporchi e cattivi (1976) e Il malato immaginario. Femi Benussi e Nino Castelnuovo sono gli interpreti più in forma, ma non bastano a rivitalizzare la pochezza della sceneggiatura. 

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