mercoledì 2 dicembre 2015

ANDRON - THE BLACK LABYRINTH (2015) di Francesco Cinquemani - recensione del film


Presentato in anteprima mondiale al Trieste Science+Fiction – Festival della Fantascienza, Andron – The Black Labyrinth è un film scritto e diretto da Francesco Cinquemani con protagonisti Danny Glover e un Baldwin, nello specifico Alec. Questa accoppiata pare sia particolarmente gradita al cinema italiano di fantascienza degli ultimi anni, in 2047 – Sights of Death di Alessandro Capone ritroviamo infatti Glover accanto a un altro Baldwin, Stephen.

Un gruppo di conosciuti si ritrova prigioniero di un labirinto misterioso e letale. Non ricordano come ci sono arrivati e neppure il proprio nome. I reclusi, alla ricerca di risposte, iniziano un viaggio irto di pericoli che li porterà a scoprire il segreto di Andron.
Pellicola italo-inglese, prodotta dalla giovane società Ambi Pictures di Andrea Iervolino e Monika Bacardi, che si lascia ispirare dall’idea alla base de Il cubo di Vincenzo Natali. Nonostante il cast internazionale e il lungo elenco di nomi illustri, protagonista di Andron – The Black Labyrinth non è Alec Baldwin, neanche Danny Glover, né tanto meno il gruppo di reclusi che non ricordano nemmeno il volto della loro amorevole mamma.
La protagonista assoluta è la confusione. I primi minuti sono deliranti, personaggi e spettatori annaspano alla disperata ricerca di indizi che possano dare un senso alla sceneggiatura. Cinquemani invece opta per un’interminabile preambolo in cui vengono mostrati un’infinità eterogenea di protagonisti (il nerd occhialuto, la sbirra che sa il fatto suo, il ballerino picchiatore e tanti altri ancora) che si prodigano in dialoghi stentati, resi ancora più irritanti da una pronuncia inglese pessima. Anche la caratterizzazione lascia a desiderare, i personaggi eccessivamente caricaturali, pur essendo del tutto inconsapevoli di quello che sta succedendo, non sono disperati o quanto meno allarmati di trovarsi in un ambiente totalmente estraneo. L’unica cosa che appare chiara fin da subito, è che Skin (anche lei nel cast) ha bisogno di essere doppiata. Terminata la carrellata sui prigionieri, finalmente gli occhi di ghiaccio di Alec Boldwin, nei panni di Adam, arrivano a giustificare una trama che dai primi minuti si mostra irreparabilmente illogica e ingenua. I reclusi sono lì per salvare se stessi, e tutti quelli che hanno scommesso su di loro, dalla schiavitù cui è costretta la maggior parte della popolazione nel non troppo lontano 2066. Ha inizio così una strenua lotta per la libertà, ostacolata da guardie armate (pagate, ahiloro, non per menare ma per essere menate) e dalle tragiche trovate di Baldwin che ha il controllo del labirinto e il potere assoluto su quelli che vi sono intrappolati. Adam opera da remoto, prodigandosi affinché nessuno esca vivo dal labirinto, ma non sembra troppo interessato a contribuire a contrastare la sovrappopolazione mondiale.
 Nel mondo distopico creato da Cinquemani, anche chi crede di essere libero, lo è solo formalmente: Baldwin deve rispondere al volere di Danny Glover, è lui in realtà a comandare il gioco. Andron non può definirsi un film riuscito a causa della sceneggiatura poco solida, della recitazione modesta e della regia acerba, tuttavia non è per scrittura e resa visiva tanto lontano da alcuni discutibili prodotti sfornati dai più ricchi e quindi più competitivi USA che invece trovano ampio mercato. Cinquemani concepisce qualche buona idea (la scelta dei reclusi di combattere unitamente; la responsabilità di difendere oltre che la propria vita, anche quella di migliaia di altre persone) che avrebbe potuto aprire a un’analisi originale delle dinamiche tra i prigionieri ma che invece sono divelte dalla terribile messa in scena. Per ottenere un risultato migliore basterebbero forse pochi altri accorgimenti, come lavorare meglio sul montaggio, tagliando qualche scena dell’incipit e garantendo un ritmo un po’ più sostenuto alla pellicola. Il tentativo di Cinquemani, anche se non azzeccato, è comunque apprezzabile in un panorama cinematografico italiano alquanto piatto. Il regista, terminata la proiezione, si presenta quasi penitente davanti al pubblico annoiato della sala, consapevole dei propri errori eppure pronto a mettersi in gioco per riportare in auge quel cinema di genere di cui tanti registi si sono dimenticati.
Il film è uscito sia in DVD che in BD (clicca qui).

Regia: Francesco Cinquemani; Sceneggiatura: Francesco Cinquemani; Cast:  Alec Baldwin; Michelle Ryan;Danny Glover; Leo Howard; Gaia Scodellaro; Gale Harold; Antonia Campbell-Hughes; Clara Pasieka; Jon Kortajarena; Alex Martin; Margareth Madè; Mauro Conte; Elettra Dallimore Mallaby; Skin.

Recensione a cura di:
Antonella Romaniello | Crea il tuo badge




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