mercoledì 27 maggio 2015

A ME MI PIACE (1985)

Regia/Director: Enrico Montesano
Soggetto/Subject: Laura Toscano, Franco Marotta
Sceneggiatura/Screenplay: Laura Toscano, Franco Marotta, Enrico Montesano
Interpreti/Actors: Enrico Montesano (Arturo), Rochelle Redfield (Marion), Lara Wendel (Michela), Dan Doby (Mike), Renato Scarpa (presidente della TV), Antonio Barrios, Francesco De Rosa, Anna Marchesini, Giuseppe Insegno, Mario Diano, Sebastiano Nardone, Giuseppe Quartullo, Gabriele Villa, Emanuela Romano, Lamberto Mariateresa, Cristina Bajetto, Mario Diano, Piero Di Carlo, Germana Di Giannicola, Valerio Isidori, Maria Teresa Lombardo, Maria Sophia Lombardo, Patrizia Loreti, Michele Margotta, Anna Maria Natalini, Roberto Recanatesi
Fotografia/Photography: Danilo Desideri
Musica/Music: Vince Tempera
Costumi/Costume Design: Clelia Gonsalez
Scene/Scene Design: Franco Velchi
Montaggio/Editing: Antonio Siciliano
Suono/Sound: Roberto Petrozzi, Armando Janota
Produzione/Production: Adige Films '76, Made in Italy 81, RAI-Radiotelevisione Italiana (Rete 1)
Distribuzione/Distribution: Columbia Pictures Italia, C.E.I.A.D.
censura: 81042 del 15-11-1985

Primo ed unico film diretto da Enrico Montesano.
Giunto a metà della sua lunga carriera, l’attore romano decide che il momento per la regia è arrivato, forse incoraggiato dalla mania di protagonismo dei vari Moretti, Nuti o Verdone. Peccato che Montesano, a differenza dei colleghi, non riesce fin da subito a imporsi come regista dotato di vena personale e autoriale e il suo film rimane poco più che un “esperimento”, senza lasciare una traccia consistente nella storia. Tuttavia, A me mi piace è diventato una chicca tra gli intenditori di cinema di genere italiano e a, dispetto di tutto, va annoverato anche come vincitore di un David di Donatello e di un Nastro d’ Argento come migliore regia esordiente.
Su questi premi ci sarebbe un po’ da obiettare, con tutto rispetto, poiché le ambizioni entusiastiche degli sceneggiatori Toscano e Marotta di fare un film straordinario finiscono per soccombere a un modello di cinema classico americano, con una storia che più banale non si può, quella del tradimento con la donna del migliore amico.

E chi si macchia di questa onta è Arturo Bonanni (Montesano), un autore televisivo impacciato, pavido, che da anni aspetta la “grande occasione” di proporre un programma sul’ 68 e che ovviamente non sembra interessare gli addetti ai lavori. Il proprietario della Tv, un Renato Scarpa affarista e anticomunista, gli concede un giorno il “privilegio” con sprezzante disinteresse dall’alto.
Ma i guai per Arturo arrivano quando Mike, un americano suo vecchio amico di adolescenza, ora musicista e compagno nel passato di lotte di classe e di picchetti, arriva a chiedere ospitalità in casa sua a Milano, sconvolto e depresso per la rottura con la moglie Marion, una cantante e modella.
Mike fa il diavolo a quattro e sconvolge abbastanza bene l’esistenza e la casa di Arturo, al punto che il nostro accetta suo malgrado di parlare personalmente con Marion per conto dell’amico, per cercare di convincerla a tornare sui suoi passi.
E qui la matassa si complica ancora di più, perché Arturo finisce con l’innamorarsi contraccambiato da Marion proprio nel momento in cui Mike riacquista la vena creativa e le speranze di poterla riconquistare di nuovo.
Ne nascono una serie di equivoci nei quali Montesano dà il meglio di sé cercando goffamente di coprire la sua relazione all’amico, mentre le cose precipitano sempre di più, fino al momento della verità.
L’ happy end e la ricomposizione dei rapporti sono scontati e Montesano sembra compiacersene molto, con quel tocco perbenista hollywoodiano un po’ stucchevole. Come recitazione se la cava meglio nella parte del pasticcione e timidone sottomesso, un ruolo già collaudato e sperimentato nel più frizzante Aragosta a colazione, una specie di Fantozzi capitolino. Meno bene invece va quando Montesano si erge a confessore paternalista di Mike, quando nel tentativo di vestire uno stile “serio” commette scivoloni in una comicità paradossale non richiesta, per di più romanesca e in un contesto di ambientazione milanese o comunque neutrale.
Un altro vistoso difetto del film è il titolo, che fa promettere un film pecoreccio e scollacciato, mentre invece, come già detto, trattasi di una commedia elegante e sentimentale, di derivazione teatrale, quasi più sentimentale che altro, della quale si conosce già il finale in partenza.
Agli estimatori di atmosfere anni ’80, delle pin-up, di una commedia scacciapensieri il film piacerà, nell’ottica di passare un paio d’ore di relax. Chi si aspetta qualcosa di eccezionale dal Montesano regista rimarrà deluso.
Ma le attrici femminili, Lara Wendel e Rochelle Redfield (un’attrice scovata e voluta da Montesano stesso in America), hanno il loro perché e Anna Marchesini appare per la prima ed unica volta al cinema.

Recensione a cura di :
Guido Colletti

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