lunedì 1 dicembre 2014

ONDATA DI PIACERE (1975)

Regia/Director: Ruggero Deodato
Soggetto/Subject: Gianlorenzo Battaglia, Lamberto Bava
Sceneggiatura/Screenplay: Franco Bottari, Fabio Pittorru
Interpreti/Actors: Pier Luigi Conti [Al Cliver] (Irem, industriale), Silvia Dionisio (Barbara), John Steiner (Giorgio), Elizabeth Turner (Silvia)
Fotografia/Photography: Mario Capriotti
Musica/Music: Marcello Giombini
Costumi/Costume Design: Giovanna Deodato
Scene/Scene Design: Franco Bottari
Montaggio/Editing: Mario Gargiulo
Suono/Sound: Luigi Salvatori
Produzione/Production: T.D.L. Cinematografica
Distribuzione/Distribution: Overseas Film Company
censura: 66947 del 31-07-1975

Cefalù. Un ricco imprenditore, autoritario e  pieno di sé (Steiner) e sua moglie (Turner) invitano a trascorrere sul proprio yacht una coppia di giovani piuttosto disinibiti (Cliver/Dionisio) per una breve vacanza, neanche troppo velatamente votata al sesso e al libertinaggio. Sulle prime, l’imprenditore sembra avere gioco facile ma con il passare del tempo i rapporti di forza fra i membri dell’equipaggio si capovolgono e la vicenda assume tinte fosche: la resa dei conti finale terminerà con due cadaveri in fondo al mare.

Può sembrare una battuta scontata, trattandosi di un film di ambientazione marina, ma Deodato affronta la regia di questo film come se stesse veramente governando un barcone contro corrente: produzione risicata, traversie di ogni tipo, ritmo nervoso, attori in palla, massicce dosi di erotismo, di alcool e di cinismo e qua e là un diffuso senso di autocompiacimento – vedi la murena massacrata da Steiner che per certi versi anticipa alcune sequenze di Cannibal Holocaust. Il film, tecnicamente non perfetto, si distingue per una certa vitalità – e pur indugiando sulle grazie delle protagoniste, non trascura la psicologia dei personaggi – e qua e là si spinge sul sociale (non rari gli accenni alla lotta di classe), senza dimenticare però che i riferimenti al ‘Coltello nell’acqua’ di Polanski sono piuttosto marcati.
I bastardi di Deodato sono incattiviti da un consapevole cinismo: non è vendetta o reazione contro questa o quella avversità, è la loro normale attitudine. Come i poliziotti di ‘Uomini si nasce’ o gli avventurieri di ‘Cannibal’, la loro non è un’identità scompensata o paranoica, è una connotazione naturale: volenti o nolenti, nell’uomo civilizzato alberga la sua anima tribale ed è il più forte e spietato a prevalere. Buono lo score di Giombini, assolutamente eclettico e in sintonia con l’umore del film, riprese subacquee realizzate con l’assistenza di Enzo Bottesini.

Recensione a cura di:



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