sabato 13 dicembre 2014

BOCCACCIO 70 (1962)


Regia/Director: Vittorio De Sica, Federico Fellini, Mario Monicelli, Luchino Visconti
Interpreti/Actors: Peppino De Filippo (Antonio Mazzuolo), Sophia Loren (Zoe), Marisa Solinas (Luciana), Romy Schneider (Pupe), Anita Ekberg (Anita), Luigi Giuliani (Gaetano), Germano Gilioli (Renzo), Tomas Milian (conte Ottavio), Ferdinand Guillaume [Polidor] (uomo con il megafono), Alfio Vita (Cuspet, sacrestano), Romolo Valli (avvocato), Dante Maggio (capomastro), Valentino Macchi (ragazzo scansafatiche), Paolo Stoppa (giurista), Silvio Bagolini (segretario di Monsignore), Tano Rustichelli, Antonio Acqua (commendator La Pappa), Angelo Casadio, Mario Passante (sacrestano), Luciano Baldrati, Franco Magno (segretario di La Pappa), Angelo Ravaglia, Giacomo Furia (operaio napoletano), Romano Lolli, Donatella Della Nora (Donatella, sorella di Antonio), Antonio Mantovani, Eleonora Nagy (Cupido), Giovanni Minghetti, Achille Majeroni (autista di Monsignore), Enrico Ribulsi (moralista), Gondrano Trucchi (segretario di Monsignore), Alfredo Rizzo (operaio genovese), Alberto Sorrentino (operaio addetto al manifesto), Ciccio Barbi (ingegnere nell'automobile), Giulio Paradisi (ragazzo nell'automobile), Giuliano Gemma (Ercole), Lina Albert (questuante)
Produzione/Production: Cineriz di Angelo Rizzoli, Concordia Compagnia Cinematografica, Francinex, Paris, Gray Films, Paris
Distribuzione/Distribution: Cineriz
censura: 36677 del 06-02-1962
Il film è diviso in quattro lunghi episodi chiamati “atti”, diretti da quattro registi diversi e totalmente autonomi l’uno dall’altro. L’atmosfera è quella dell’Italia del boom economico, con tutti i suoi pregi e difetti. In tutti e quattro gli atti lo spettatore assiste ad un tira e molla d’intenzioni, venendo così posto dinnanzi ad una presa di posizione attraverso le bizzarrie e le indecisioni dei personaggi, che a loro volto sono accompagnati da un tono non sempre leggero da humor nero che contraddistingue l’intera pellicola. “Boccaccio 70” è uno dei film più emblematici della Commedia all’Italiana degli albori. Nonostante sia firmato da nomi di spicco all’apice della loro carriera, non ottiene consensi soprattutto da parte della censura. Difatti la pellicola viene censurata all’estero e privata dell’episodio firmato da Monicelli, probabilmente a seguito delle tematiche che egli affronta e che probabilmente risultano più forti e impegnative a differenza degli altri tre episodi. Fellini compie la sua ennesima magia, troviamo il suo inconfondibile surrealismo con un impeccabile Peppino De Filippo nei panni del moralista, e una spaventosa Anita Ekberg  nei panni di una modella, vera e propria ossessione del protagonista. L’episodio di Fellini è quello che rimane impresso allo spettatore, e ancora oggi è considerato l’emblema di tutta la pellicola. Meno noto è il terzo atto, diretto da Visconti e interpretato da Tomas Milian e Romy Schneider, probabilmente perché in questo episodio il regista si allontana dalla sua poetica.
Con “Ossessione”, “Bellissima” e “Rocco e i suoi fratelli”, Visconti ci mostra il lato drammatico e antimoralista dell’Italia, mentre ne “Il Lavoro”, il terzo atto di “Boccaccio 70”, mette in scena il sarcasmo e l’ironia. Questo fatto, per chi è abituato al tipo di cinema alla Visconti, potrebbe risultare una deviazione. Discorso totalmente diverso per l’episodio diretto da De Sica, che non si allontana poi così tanto dal Neorealismo, ma che anticipa le intenzioni che poi il regista svilupperà l’anno successivo in “Ieri, Oggi e Domani”, film analogo a “Boccaccio 70”, a cominciare dalla presenza della Loren come protagonista. La parte letteraria è affidata a nomi di spicco della scrittura, tra cui Italo Calvino e la Suso Cecchi D’Amico. Soprattutto loro si compensano nella satira, nell’ideologia e nell’attualità, fattori che si riscontrano in special modo nel primo atto diretto da Monicelli, dove i due collaborano a piene mani. Rilevante la loro influenza nell’ambito della Commedia Italiana, laddove non solo le due figure trovano una continua collaborazione con i quattro registi, ma lasciano libera strada ai riadattamenti cinematografici delle loro opere letterarie. E’ il caso di Calvino, che con il racconto “Furto in una pasticceria” contenuto nella sua celebre raccolta “Ultimo viene il corvo” del 1949, ispira Age & Scarpelli per il soggetto de “I Soliti Ignoti” non a caso di Mario Monicelli, che a sua volta scrive la sceneggiatura assieme alla Cecchi D’Amico. La produzione di Carlo Ponti e di Tonino Cervi sancisce l’autorevole forma della Commedia all’Italiana, in vista al curriculum cinematografico di cui vanta i grandi produttori, sicuramente tra i più influenti assieme a Dino De Laurentiis, di tutta la cinematografia italiana della seconda metà del Novecento. Il film si esprime soprattutto con il linguaggio tecnico e narrativo della regola dei 180°, eccetto il secondo atto diretto da Federico Fellini. La narrazione è di tipo progressivo lineare, collaudata dalla tecnica del montaggio invisibile, che a sua volta accompagna lo spettatore nella percezione dei fatti narrati. La ripresa si costituisce di totali, campi medi, primissimi piani e particolari, in special modo nell’episodio di Fellini dove per esprimere l’inverosimiglianza del racconto, la ripresa si serve anche di piani inclinati alternati da punti di vista e di osservazione della macchina da presa. Nel medesimo episodio, inoltre, la narrazione scavalca la regola dei 180°, laddove si serve della cronaca dei fatti di una bambina come raccordo narrativo e del rapporto tra visivo e sonoro messo a punto da un melodia infantile e ossessiva. Nonostante l’anno di produzione, il film si presenta con una fotografia illuminata e piena di colori. “Boccaccio 70” rappresenta l’eccezione della Commedia All’italiana. E’ una pellicola avanguardistica, a partire dal titolo che già osserva al decennio successivo e dall’estetica totalmente differente dalle produzioni del periodo. Uno dei primissimi film a episodi, formula che l’anno successivo godrà di ampio consenso con “I Mostri” di Dino Risi. La peculiarità, inoltre, è codificabile nel tratto d’unione tra l’Opera di Boccaccio e l’originale –quanto attuale per i tempi- poetica degli sceneggiatori che ne traggono spunto. Una pellicola che ha la sola pretesa di divertire tentando di avvicinare con leggerezza la giovane generazione di allora alla letteratura. Uno dei migliori riadattamenti letterari per il grande schermo, che a tratti soffre della mancanza stilistica dei precedenti lavori dei registi e dell’inevitabile peso del tempo.

Recensione a cura di:




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