venerdì 10 ottobre 2014

L'UOMO DAL PENNELLO D'ORO (1969)

Regia/Director: Franz Marischka
Soggetto/Subject: Horst Hächler, Claudio Rainis
Sceneggiatura/Screenplay: Horst Hächler, Claudio Rainis
Interpreti/Actors: Marcella Michelangeli, Willy Colombini, Calisto Calisti, Enzo Monteduro, Edwige Fenech, Rainer Basedow, Louis William, Alexandra Marischka, Rolf Eden, Loni Heuser
Fotografia/Photography: Klaus Werner
Musica/Music: Raimund Rosenberger, Karl Bette
Montaggio/Editing: Fedora Zincone
Produzione/Production: Delfino Film, Parnass Film, München, Hape Film, München
Distribuzione/Distribution: Indipendenti Regionali
Visto censura italiano: 58730 del 09-09-1971

Trama:Arcibaldo Spatafora, pittore da strapazzo, riesce a farsi organizzare una mostra che, data l'originalità dei soggetti, ha un certo successo.
Se, da completi ignoranti della materia, andassimo ad analizzare la filmografia del tedesco Franz Marischka, noteremmo una sterminata produzione di commedie erotiche dai titoli molto fantasiosi che non lasciano dubbio alcuno su dove il regista voglia andare a parare. Oltre a “L’uomo dal Pennello d’Oro”, co-produzione italo – tedesca ( in verità più tedesca che italiana) del 1969, proiettato per la prima volta in Italia nel 1972, troviamo altri titoli “geniali” come: “L’Albergo degli Stalloni” (1973); “La Locanda dell’Allegra Mutanda” (1979); “Il Pornovizietto” (1980) e  last but not least , rullo di tamburi: “Sunshine a Ibiza Arraposa” (1983). Nudi femminili, conditi con un tocco di (grossolano) umorismo, sono le (poche) armi a disposizione del regista, e questo L’uomo dal Pennello d’Oro” non fa eccezione.

Arcibaldo Spatafora (Willy Colombini) è uno squattrinato pittore italiano che vive in Germania, sfortunatamente per lui gli affari vanno piuttosto male, nessuno compra i suoi quadri e ciò lo rende abbastanza frustrato. A consolarlo c’è la sua concubina Gioia (un’appena ventenne Edwige Fenech) che crede di risolvere  i problemi interiori dell’ uomo solamente donandosi un giorno si e l’altro pure. I due sbarcano il lunario vivendo in affitto (mai pagato grazie alle capacità seduttorie di Arcibaldo nei confronti della padrona di casa) in una soffitta, organizzando spesso degli incontri con altri amici della “coppia”,  hippies contestatori del sistema capitanati da Eros (Rainer Basedow), amico e impresario di Arcibaldo. Le cose sembrano andare per il verso sbagliato fino a quando Spatafora non inventa casualmente un nuovo stile pittorico, tirando pomodori e caffè su una tela bianca. Il quadro verrà venduto per  500 marchi,  e sarà il primo passo verso la scalata al successo del “pennello d’oro”, Arcibaldo Spatafora.
Commedia leggera e senza pretese, “L’uomo dal Pennello d’Oro” è un film che non lascia il segno del suo passaggio nella mente dello spettatore. Il film punta a saziare l’occhio del pubblico maschile mostrando nudi femminili a ripetizione, dall’inizio alla fine. Passano solo 13 secondi prima di vedere il (bel) corpo nudo della Fenech in bella mostra, a cui si aggiungerà col passare del tempo quello di un’altra concubina di Arcibaldo chiamata Luisa (Marcella Michelangeli). Il film tenta anche di ironizzare e punzecchiare il movimento hippie e artistico di fine anni 60, mostrandone una parodia con personaggi e situazioni volutamente esagerate ( ma non troppo). Nel film viene anche rappresentato uno dei famosi “happening” anni 60, quando Eros mette in scena il cinema vérité, ovvero il cinema del tatto. Ponendo in fila delle ragazze con indosso un cubo a forma di pellicola aperto da due fori all’altezza dei seni, il buon Eros proietterà il film “2 marchi e 50 per un pugno di ciccia” . Altro rimando ai fenomeni anni 60 è sicuramente la rappresentazione, da parte del personaggio di Brunilde (Alexandra Marischka), del Bagism, ovvero la forma di protesta,ideata da Yoko Ono e John Lennon, che consiste(va) nel presentarsi dentro ad un sacco per dimostrare che le persone non vanno giudicate dall’aspetto esteriore.
La recitazione è sicuramente sotto la media, ma il personaggio di Spatafora è abbastanza simpatico, naif e sopra le righe, e Willy Colombini fa un discreto lavoro nel renderlo come il regista voleva (suppongo). Per quanto riguarda la Fenech non si può parlare di recitazione perché semplicemente… non recita. il suo mostrarsi spesso generosamente svestita e ammiccante non è sicuramente una prova attoriale degna di un giudizio, anche perché le battute che dice si contano sulle dita di una mano. Da segnalare la presenza di Luigi Bonos, (vecchia conoscenza del cinema di genere italiano per il ruolo del dottor Schnautzer ne “L’Esorciccio” (1975) e per la partecipazione in vari film della coppia Bud Spencer e Terence Hill, uno su tutti “Lo Chiamavano Trinità” (1970) dove recita la parte dell’oste importunato dalla clientela) che nel film interpreta il mercante d’arte Taubenheim, il quale cerca di sbarazzarsi della ninfomane Luisa, che affiderà a Spatafora in cambio del suo aiuto per allestire una mostra.
Solo per appassionati(ssimi) di cinema di genere, soprattutto quelli che desiderano avere la filmografia completa della bella Edwige Fenech o per gli archeologi della celluloide.
Frasi o Dialoghi da Ricordare:
Taubenheim a Luisa, mentre sta per andare con Arcibaldo Spatafora:
- Oh tesoro, ma come ti presenti? Indossa qualcosa! (rivolgendosi a Spatafora) Così per l’eventualità che le possa capitare di dover uscire dal letto. Potrà capitarle no?!?!

Recensione a cura di:


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