mercoledì 24 settembre 2014

SENZA FILTRO (2001)

Regia/Director: Mimmo Raimondi
Soggetto/Subject: Mimmo Raimondi, Piero Bodrato
Sceneggiatura/Screenplay: Piero Bodrato
Interpreti/Actors: Alessandro Aleotti, Vito Perrini, Luciano Federico, Chiara De Bonis, Augusto Zucchi, Paolo Sassanelli, Valeria Morosini, Anna Melato, Kay Rush, Cochi Ponzoni
Fotografia/Photography: Arnaldo Catinari
Musica/Music: Articolo 31
Costumi/Costume Design: Francesca Leondeff
Scene/Scene Design: Eleonora Ponzoni
Suono/Sound: Mario Iaquone
Montaggio/Editing: Luca Gazzolo
Produzione/Production: Kubla Khan, Medusa Film, Telepiù
Distribuzione/Distribution: Medusa Film S.p.A.
Vendite all'estero/Sales abroad: Medusa Film S.p.A.
censura: 95592 del 21-08-2001

In un periodo, quello degli anni ’90 e i successivi primi anni 2000, in cui cantanti di musica leggera italiana si cimentano davanti o dietro la macchina da presa (basti ricordare : Luciano Ligabue con “Radiofreccia” del 1998; il film “Jolly blu” del 1998 con protagonista Max Pezzali; o infine, “Un amore perfetto” di Valerio Andrei che vede per protagonista un impacciato Cesare Cremonini, che però 10 anni dopo impressionerà niente meno che Pupi Avati) il regista Mimmo Raimondi mette in scena questo film biografico-musicale, di cui in realtà faremo benissimo a meno, se non fosse per il fatto che è diventato un cult (o forse è un termine esagerato) per i fanatici del rap italiano e per quelli dei film male interpretati.

Nico (Alessandro Aleotti, più conosciuto col nome di Jax, pioniere del rap italiano e recente conduttore di “The Voice of Italy”) vive alla Barona, un tempo quartiere storico della Milano che fu e oggi con un piede del degrado (non mi riferisco alla scena rap italiana che è nata in questi ultimi anni, ma alla delinquenza, sempre più viva e prolifera che si scatena da sempre) con la madre (Anna Melato, che uno si chiede: perché ha accettato di fare questo film?) da anni divorziata dall’ex marito (Cochi Ponzoni, idem per la Melato) e la sorella Betty, studentessa alternativa e trasandata.
Lavora a Milano come spazzino in un locale alla moda, gestito da un barese milanesizzato e senza scrupoli (il caratterista Paolo Sassanelli, oggi pupillo dei Manetti Bros) , dopo aver gettato le speranze di diventare un cantante rap , in seguito alla lenta decadenza che Mosè, suo amico di sempre, ha dimostrato, per colpa delle droghe.
E la droga ucciderà indirettamente anche un altro suo amico: Manu (Luciano Federico, che abbiamo visto già in “Radiofreccia” ), che incoscientemente e per soldi accetta di fare il corriere di droga al posto di Nico, per conto del datore di lavoro di quest’ultimo.
Manu viene ucciso, e questo sfatto stimolerà Nico a lasciare il quartiere e andare negli Stati Uniti a registrare, assieme al dj Vito (dj Jad, compagno di Jax negli Articolo 31 ), il suo disco.

Il logo “SF” che nel film appare molto spesso, quasi come fosse un totem, una regola di vita, sta a riassumere probabilmente il titolo del film, ma rimanda anche all’arte del duo Jax e dj Jad negli Articolo 31, ovvero Spaghetti Funk, mescolanza di hip hop, pop melodico, continui riferimenti e citazioni musicali,  e tradizione milanese. I riferimenti alla Milano che fu nei loro testi è oggettivamente indiscutibile: basti pensare a brani come “La fidanzata”, nel quale vi è un riferimento al bar del Giambellino narrato da Giorgio Gaber.  Senza dimenticare però brani che si riferiscono alle loro origini: la periferia milanese, quella vera, grigia e desolata.
E’ proprio il ritratto di questa periferia, che non ha niente di esteticamente appagante, ma che nasconde una storia, una tradizione unica nel suo genere, a parlare in questo film. Brutta, grigia, fredda, ma al tempo stesso goliardica, bonacciona e vera, e comunque sempre meglio del centro di Milano, che in questo film fa davvero paura: in balia di gente senza scrupoli, papponi e cocainomani.
E’ un film che sì, potremmo benissimo evitare di vedere, ma che, oltre a raccontare la nascita di una generazione che oggi ha superato i 40 anni e che si è miracolosamente salvata, rende giustizia a quello che è la periferia di Milano: un luogo angusto, ma al tempo stesso testimone di valori , familiari e di amicizia, saldi e concreti.
Peccato per la recitazione di TUTTI gli attori qui presenti, nessuno escluso, vittime di un film probabilmente girato in fretta o poco sentito dai più.

Nel film appaiono anche Dj Albertino, nel ruolo del Duca Conte, spacciatore di lusso, e il rapper Space One.
Il duo Articolo 31 si scioglierà nel 2006, ed entrambi i componenti cercheranno la via solista, ma si ritroveranno spesso a lavorare insieme.

Curiosità : Nello stesso quartiere Barona pochi anni dopo verrà girato il più interessante “Fame chimica” di Antonio Bocola e Paolo Vari.

Recensione a cura di:
 

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