martedì 26 agosto 2014

BLOODY PSYCHO (1989)

Regia: Leandro Lucchetti
Soggetto: Giovanni Simonelli, Leandro Lucchetti
Sceneggiatura: Giovanni Simonelli, Leandro Lucchetti
Produttore: Luigi Nannerini, Antonino Lucidi
Casa di produzione: Cine Duck
Fotografia: Silvano Tessicini
Montaggio: Luigi Gorini
Effetti speciali: Vagniluca
Musiche Lanfranco: Perini
Costumi: Cinzia Milani
Trucco: Pino Ferrante
Interpreti e personaggi: Peter Hintz: Werner Voegler; Loes Kamma: Micaela/fantasma; Brigitte Christensen: signora Rezzori; Sacha Darwin: Sacha; Nubia Martini: Simona la cameriera; Annie Cerreto: Mary; Marco Di Stefano: prete; Alessandra Massari: Micaela bambina; Marco Massari: Werner bambino; Vassili Karis: barbone/dr. Williamson; Paul Muller: avvocato Cohen
Anno: 1989
Durata: 90 min

Il giovane dottor Vogler, famoso pranoterapeuta, è invitato a un sinistro castello abitato da una ricca signora costretta su una sedia a rotelle, nella speranza che le sue cure possano darle giovamento. Ma appena arrivato viene immediatamente messo in guardia da un senzatetto alcolizzato: all'interno del maniero albergano inquietanti presenze ultraterrene. Il dottore, oltre a possedere doti terapeutiche, è anche sensitivo, e, incuriosito, si mette a indagare a tempo perso sui misteri del luogo con la complicità di Sasha, una giornalista locale. Il soggiorno al castello non è tranquillo; l'invalida castellana è ambigua e morbosamente attratta da Vogler, nonché amante della cameriera, la notte c'è sempre il temporale e sbattono porte e finestre, il sonno è disturbato da strani sogni e visioni di omicidi. Il coraggioso medico, tra una seduta e l'altra, una notte s'insinua nell'ala disabitata, dove, a quanto pare, avvenne il fattaccio di sangue che ha dato origine alla maledizione. Incontrerà il fantasma di una donna in decomposizione, anch'esso inchiodato su una sedia a rotelle. La volenterosa giornalista nel frattempo riesce a mettere Vogler in contatto con l'anziano avvocato Cohen, che in passato curò gli affari del castello. L'ala maledetta era abitata da una donna cattiva, dedita a magia nera e stregoneria, ora sepolta su suolo sconsacrato. L'unica erede vivente è una nipote, del tutto somigliante alla defunta. Vogler, deciso più che mai a vederci chiaro, si metterà sulle sue tracce, ritrovando in lei un legame d'infanzia, e un passato dimenticato. Ma il fantasma è in agguato, e uccide brutalmente tutti quelli che si mettono sulle sue tracce...

Appartiene alla serie "Lucio Fulci presenta", alcuni film più o meno dell'orrore realizzati da alcuni registi sul finire degli anni 80, dai quali Fulci utilizzò alcune scene per il suo successivo UN GATTO NEL CERVELLO; una piccola serie girata in economia nelle campagne italiane, con location non troppo d'atmosfera e cast tecnici e artistici non eccessivamente di pregio. Difficilmente videro la luce all'epoca, soltanto negli ultimi anni sono stati distribuiti in home video e passati in televisione. Lucchetti, regista non molto prolifico, dopo un film impegnato e un war-movie, si cimenta in questo horror, dando alla luce, alla sceneggiatura in coppia con Giovanni Simonelli, prolifico scrittore di cinema di genere, un film curioso, forse uno dei più divertenti della serie. Divertente perché siamo in presenza di uno di quei casi in cui un film di paura non necessariamente intrattiene per gli spaventi ma per certe stramberie. Su tutte si nota l'estrema totale ambiguità di tutti i personaggi, spesso involontaria, causata anche dalla loro inespressività. Il protagonista Peter Hintz, che vuole cocciutamente risolvere a tutti i costi un mistero pericoloso e più grande di lui, né è il massimo esempio, e non si guadagna di certo l'empatia dello spettatore (darà una miglior prova recitativa nelle mani del maestro Lucio Fulci in LA CASA NEL TEMPO, dello stesso anno). Curioso anche il fatto che tutti i personaggi abbiano nomi anglofoni e francesi quando è chiaro che la vicenda si svolge in Italia, in uno dei classici borghi di campagna del nostro entroterra, tra lavatoi, maneggi, Fiat Ritmo e 500. Il regista s'impegna comunque per conferire al film un'atmosfera quanto più lugubre possibile. Fin dall'inizio infatti, quando il pranoterapeuta arriva in paese, assistiamo a un vento che fa rotolare in strada fogli di giornale, una vecchia che camminando si fa il segno della croce, un barbone illuminato da una luce bluastra, ripetute inquadrature di statue, bambole e statuine varie più o meno demoniache. Viene anche inquadrata una testa di cinghiale appesa al muro, mentre dalla colonna sonora spunta il grugnito del suddetto animale (!). Si fa anche spesso uso di grandangoli, peccato però che ogni volta che gli attori passano negli stessi punti del castello, sia fuori che dentro, l'inquadratura non cambia, lasciando così l'impressione che il film sia girato in due o tre stanze solamente, con la cinepresa lasciata sempre nel medesimo punto. Altra stramba scelta è quella delle musiche che accompagnano pedantemente l'intera durata del film, quasi sempre non in sintonia con la narrazione, guastandone la suspense. In una scena ambientata in un maneggio parte addirittura una musica country assolutamente fuori luogo per un film di paura, oltretutto palesemente copiata dal leitmotiv di NATI CON LA CAMICIA con Bud Spencer e Terence Hill (IN THE MIDDLE OF ALL THAT TROUBLE AGAIN). Fuori luogo è anche l'imbarazzante scena erotica in cui il protagonista lascia colare dello yogurt nella bocca dell'amante, grottescamente ammiccando 9 SETTIMANE E MEZZO. Verso la fine del film, gli scampati alla maledizione del fantasma in carrozzella, commentano l'accaduto definendolo "la più sensazionale storia sui fantasmi che sia stata mai scritta". Se gli autori intendevano lodare la loro propria creatività che ha dato origine all'intreccio del film non è dato saperlo, ma certo è che la storia è alquanto intricata e ricca di spunti e divagazioni che, se fosse stata gestita con maggior maestria e supportata da un budget decoroso, ne sarebbe uscito un film realmente inquietante. Da notare una certa seppur lontana somiglianza d'atmosfera con il plot di LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO (si noti anche qui il ruolo del prete), certamente di tutt'altro spessore e livello e neanche lontanamente paragonabile. Da lodare comunque la capacità della troupe, nonché le altre degli altri film della serie, per esser più o meno riuscita a gestire anonime ambientazioni rurali trasformandole quasi a zero budget in location di storie inquietanti. Il film è conosciuto anche come IL NIDO DEL SERPENTE, mentre in televisione è passato col sottotitolo LO SPECCHIO, a voler richiamare l'attenzione sul tema del doppio che è svelato nel finale.

Recensione a cura di:



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