lunedì 28 aprile 2014

SENSO 45 (2002)


Regia/Director: Tinto Brass
Soggetto/Subject: Tinto Brass, isp.da "Senso"di Camillo Boito
Sceneggiatura/Screenplay: Tinto Brass
Interpreti/Actors: Anna Galiena, Gabriel Garko, Franco Branciaroli, Antonio Salines, Simona Borioni, Loredana Cannata, Erika Savastani
Fotografia/Photography: Daniele Nannuzzi
Musica/Music: Ennio Morricone
Costumi/Costume Design: Alberto Moretti, Alessandro Lai
Scene/Scene Design: Carlo De Marino
Montaggio/Editing: Tinto Brass
Produzione/Production: Cine 2000 (1996)
Distribuzione/Distribution: Eagle Pictures
Vendite all'estero/Sales abroad: Adriana Chiesa Enterprises
censura: 96169 del 08-04-2002
Altri titoli: Black Angel, L'ange noir


Venezia, 1945. Livia Mazzoni, moglie di un alto dirigente fascista, si innamora perdutamente del tenente
delle SS Helmut Schulz, che odia la guerra e vorrebbe disertare. Ella, allora, fa di tutto per aiutarlo. Ma il bel
tenente ben presto si stanca di lei.

La Commissione Nazionale di Valutazione Film della Cei, definisce il film come un’operazione, piena di inutili
sconcezze. Il che è vero, almeno in parte. La scena della festa, ad esempio, con orgia connessa - con tanto di lesbiche- risulta stancante, con ancora l’ennesima rappresentazione del nazismo come sadismo perverso.
Garko, utilizzato per la sua bellezza, è doppiato, mentre la Galiena, ancora molto bella, rimane l’unica cosa buona di questo film. Un piccolo Cameo per la Cannata, qui in una scena “calda” con il Garkone nazionale.
Il richiamo è al Senso di Visconti, anche quello martoriato dalla Critica Cattolica, ma è l’unica cosa che li accomuna. Il richiamo alle attrici serie, dalla Sandrelli alla Galiena è giustamente solo un’operazione immagine e nulla più.
Tinto Brass, nato a Milano il 26 marzo 1933, è nipote del pittore Italico Brass. Esordì nel 1963 con “In capo al mondo”, una sorta di poema anarchico-umorista. Iniziava per lui il periodo contestatario.
Deciso ad abbandonare (dopo vari fiaschi) questo cinema serioso, Brass cominciava con il- scusatemi il termine-sedere e firmava “La Chiave” con una Sandrelli in gran forma. Poi fu la volta di “Miranda”(1985) e Capriccio(1987).
Nel primo, abbiamo “la topa”(cito La Stampa del 1985)della Grandi, nel secondo, una procace Francesca Dellera, il cui ruolo di femme fatale le resta appiccicato per tutta la vita artistica.
Con i film appena citati si è guadagnato l’infamia delle femministe e il disprezzo della religione. In una intervista dirà della castità: “La trovo un male detestabile”.
Ha davvero recepito che bisogna combatterla, tanto da infarcire sempre e comunque – seppur genialmente-i suoi film di tette,culi, e “sgnacchere” quasi fino al disgusto. Il film prima recensito, non fa molta differenza, soprattutto in certe scene. Da antologia quella del sesso anale alla finestra, con una Galiena particolarmente ispirata o anche quella con una Galiena vouyer che spia la sua cameriera, vogliosa di far sesso. Ma sono scene che ripetute anche quando non centrano, alla fine lasciano un senso di vuoto o di inutilità.
In definitiva, non un film straordinario. Anche di Brass, insomma, c’è di meglio. Solo per appassionati di Brass e di Garko.
Curiosità: è tratto dal racconto di Camillo Boito, come il film di Visconti.
Ha vinto il Nastro d’Argento
La frase: “Smaniavo come una ninfomane in gabbia”

Recensione a cura di:

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