venerdì 21 febbraio 2014

LE GUERRIERE DAL SENO NUDO (1974)

Regia/Director: Terence Young
Soggetto/Subject: Richard Aubrey
Sceneggiatura/Screenplay: Dino Maiuri, Massimo De Rita, Serge De La Roche
Interpreti/Actors: Alena Johnston (Antiope), Sabine Sun (Orethea), Angelo Infanti (Teseo), Luciana Paluzzi (Fedra), Malisa Longo (Letera), Fausto Tozzi (generale), Rosanna Yanni, Helga Liné (Archemora), Godela Meyer, Anna Petocchi, Agnes Kalpagos, Franco Borelli (Periteo), Angel Del Pozo (capitano), Benito Stefanelli (comandante greco)
Fotografia/Photography: Aldo Tonti
Musica/Music: Riz Ortolani
Costumi/Costume Design: Giorgio Desideri
Scene/Scene Design: Mario Garbuglia
Montaggio/Editing: Roger Dwire
Suono/Sound: Mario Celentano, Gaetano Testa
Produzione/Production: Monteluce Film, Films La Boëtie, Paris, Films Montana, Madrid, Zurbano Films, Madrid
Distribuzione/Distribution: Cineriz
censura: 64470 del 24-04-1974
Altri titoli: Las amazonas, Les amazones

Nel regno delle amazzoni, ogni quattro anni, si svolgono le gare composte da prove fisiche, competizioni a cavallo e combattimenti di lotta. La guerriera che prevale su tutte diventa la regina. Antiope, battendo dopo tutte le altre, anche la rivale più bellicosa Orethea, ottiene di diritto questo privilegio.

Con polso di ferro instaura un duro regime di vita con massima obbedienza e protofemminismo a rifiuto estremo dei maschi. Ogni anno il popolo delle donne si assoggetta al contatto con i disgustosi uomini solo al fine di procreare e salvare la specie guerriera femminile dalla estinzione. I bambini vengono uccisi e le bimbe, allevate in questo rigido sistema matriarcale, diventeranno soldatesse o sacerdotesse. Il popolo scelto come procreatore è, questa volta, quello greco comandato dal re Teseo. Questi pattuisce il compenso in rame per la prestazione dei suoi uomini e partecipa, in prima persona, nell'accoppiamento con la regina. Molto interessato al rame dei giacimenti nel territorio amazzone, si accorda con gli sciti per tendere un'imboscata alle donne e, dopo averle salvate con l'inganno, spera di ottenerne la riconoscenza. Antiope, innamoratasi di Teseo, sventa una congiura di Orethea che mira al trono e con cui imprevedibilmente si riappacifica in un corpo a corpo non propriamente di lotta. Partorito il figlio maschio del re Teseo che crede poi ucciso dalle sacerdotesse, decide infine di combattere il popolo greco. Nel finale travolgente Teseo, dopo aver rivelato che il loro figlio è ancora vivo, rapisce la regina e guida i greci nella battaglia, in campo aperto, contro le milizie femminili. Uomini guerrieri contro donne guerriere; Orethea muore e Antiope, pur non sconfitta, accetta per amore di seguire il re, con le sue amazzoni, ad Atene a patto che tutti possano vivere in parità dei sessi.

Il genere "peplum" identifica quei film che rappresentano gli avvenimenti, le avventure e i personaggi della mitologia e della storia  greco-latina. Peplum è l'indumento, una specie di tunica, usato da uomini e donne ai tempi della Roma antica. Il termine fu inventato in Francia; negli Stati Uniti  il genere veniva definito "sword and sandal" e in Italia, prima di adottare tale definizione, era usuale parlare di film "sandaloni" dai calzari degli attori o, più recentemente, film "muscolotici" in omaggio agli eroi mitologici e storici che ne hanno celebrato le maggiori glorie, soprattutto tra il 1957 e il 1965: Ercole, Ursus, Golia, Sansone e il più arcaio Maciste di memoria dannunziana.
La cinematografia italiana ha attraversato felicemente questo filone avventuroso traendone fortune in termini di incassi, di numeri, di storie e di celebrità in ogni epoca.
Fin dall'inizio del novecento con i fenomenali "Quo vadis" del 1913 di Enrico Guazzoni, del mio preferito  "Cabiria" del 1914 di Giovanni Pastrone dove sulle Alpi, al passaggio dell'esercito e degli elefanti di Annibale, si perfezionò l'uso del carrello e della ripresa in movimento, a "Fabiola" del 1918 di Enrico Ferroni, il tema fu trattato con sapienza e passione tanto da essere esportato in tutto il mondo. La massima espressione del movimeno per volumi ed importanza si è raggiunta, appunto, tra la fine degli anni cinquanta e la prima metà degli anni sessanta con oltre duecento film. Vengono pensate e sviluppate centinaia di storie che trattano città o regioni quali Troia, Roma, Atene, Sparta, l'Egitto, oltre a personaggi, religioni e mitologie. Film Peplum non solo di avventure, ma anche di parodie, di comicità, di erotismo; tutto è stato trattato ad uso di spettatori per cinema di prima visione e, molto spesso, solo di seconda o terza visione o parrocchiali come nel mio caso. Spettatori semplici ed entusiasti di fronte a stilemi riconoscibili in cui il buono, il cattivo, il traditore, il pavido erano già identificabili nella figura, nella postura. Prodotti di emozioni e di allegria nei canonici novanta minuti di svolgimento senza tanti pensieri.

"Le guerriere dal seno nudo" uscì nelle sale italiane nel 1974, troppi anni dopo la fine del ciclo più fortunato, quando il filone è quasi dimenticato e non genera più interesse. E' un tentativo, non andato a buon fine dal punto di vista commerciale, per far rivivere qualche vecchio splendore cercando, però, di stravolgere le fondamenta genetiche della storia di questo genere. Nei canoni del peplum classico il protagonista deve essere maschio, forzuto, muscoloso, coraggioso e, soprattutto, buono ed eroico. Atleta dai muscoli sviluppati e ben oliati. Le attrici femminili sono spesso di contorno e con un messaggio erotico-visivo fortissimo, parliamo ovviamente di cinema di cinquant'anni fa, tanto che le rappresentanti sono di volta in volta schiave, regine, sacerdotesse o cortigiane dotate di seno prosperoso e vestite di tuniche vaporose e trasparenti per la felicità degli spettatori, spesso, della provincia italiana. Forte si fa la richiesta della clericale censura per attenuare i desideri e i sogni proiettati sul grande schermo e tranquillizzare i poveri parroci gestori di sale cinematografiche oratoriali. Le recensioni del Centro Cattolico Cinematografico si abbattono come clave per tagliare metri di pellicola indecente.
Ne "Le guerriere dal seno nudo" le protagoniste sono invece esclusivamente le donne, valorose e decise. Gli uomini sono poco rappresentati e utili in quanto fertili. Le donne assumono i comportamenti e gli atteggiamenti degli uomini fino a quando la regia, pur sempre di un uomo, le marchia volontariamente come incapaci di avere sentimenti, affetti e pietà, quasi di essere le femministe dell'antichità, tali e quali a quelle cattive e vendicative degli inizi degli anni settanta, dunque in pieno post-sessantotto. Donne piene di maligne intenzioni, ma che, alla fine, non resisteranno al comando dell' uomo.
Il film, non pienamente riuscito, ha qualche buona idea e, alternando avventura e fumetto, lascia spazio a ingenui momenti sexi, di ironia o di azione.
I mezzi non permettono di farlo diventare nemmeno un mini-kolossal e, alla fine, set, costumi e sceneggiatura tradiscono la povertà dell'operazione.
Il titolo, infine, non è molto coerente poichè non siamo di fronte alla commedia sexi e quanto al seno nudo, c'è davvero poco. Immagino lo spettatore dell'epoca che, attratto dal titolo, si aspetta che, prima o poi, qualche seno esca davvero dalle tuniche e, aspetta aspetta, il film finisce. Una scena lesbo molto pudica tra Alena Johnston e Sabine Sun c'è, qualche accenno di erotismo soft c'è e tanto basta.
Il film doveva intitolarsi "Le amazzoni" ed avere un sequel, ma viene preceduto dall'uscita nelle poche sale e per i pochi spettatori che lo hanno visto, da un lavoro modesto e di pochi mezzi di Alfonso Brescia intitolato "Le amazzoni, donne d'amore e di guerra" che pregiudica le aspettative del film di Terence Young.
Il regista inglese, famoso per aver girato tre 007 con Sean Connery, mette poco carattere a questo lavoro.
Complessivamente il risultato dell'operazione non è fallimentare, ma molto debole; il film si può vedere per confrontarlo con i peplum più famosi degli anni d'oro e perchè rappresenta un unicum nella filmografia del genere con qualche buon momento.

Curiosità:
-Furono addestrate in Sardegna 35 ragazze per allenarle alle esigenze del ruolo delle amazzoni.
-Il film fu girato in Spagna nei luoghi già teatro di film western.
-Venne definito "uno dei più terribili disastri cinematografici" del regista Terence Young.

Recensione a cura di:


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