martedì 4 febbraio 2014

IL SESSO DEGLI ANGELI (1968)

Regia/Director: Ugo Liberatore
Soggetto/Subject: Ugo Liberatore
Sceneggiatura/Screenplay: Ugo Liberatore
Interpreti/Actors: Doris Kunstman (Nora), Laura Troschel (Carla), Rosemarie Dexter (Nancy), Bernhard De Vries (Marco), Giovanni Petrucci (farmacista), Efisio Cabras (Luca), Brizio Montinaro, Silvana Borc, Hans Jurgen Neuman
Fotografia/Photography: Leonida Barboni
Musica/Music: Giovanni Fusco
Costumi/Costume Design: Nadia Vitali
Scene/Scene Design: Massimo Tavazzi
Montaggio/Editing: Franco Fraticelli
Suono/Sound: Pietro Spadoni
Produzione/Production: Filmes Cinematografica, Franz Seitz Filmproduktion, München
Distribuzione/Distribution: Titanus
censura: 50832 del 09-02-1968
Altri titoli: Das Geschlecht der Engel

Dopo aver lavorato in tre film in qualità di sceneggiatore: “La guerra di Troia, di Giorgio Ferroni (1961), “I crudeli, di Sergio Corbucci (1967) e “Un minuto per pregare, un instante per morire, di Franco Giraldi (1968), Ugo liberatore si butta sulla regia del primo “boat movie”, ovvero quel mini filone, nato appunto con questo film, in cui la vicenda si svolge interamente (o quasi) su una barca (yacht più o meno grandi) che ospita i protagonisti, solitamente tante belle donne e pochi uomini.
Seguiranno con fortune alterne, senza però mai raggiungere vette di epicità, “Top Sensation” di Ottavio Alessi (1968), “Interrabang” di Giuliano Biagetti (1969), ed “Ondata di Piacere” di Ruggero Deodato (1975). Liberatore, nel complesso, confeziona un film che funziona a metà, con un’idea di base accattivante, buone interpretazioni (in particolar modo quella della bionda dagli occhi di ghiaccio (Doris Kunstmann ) ed una gradevole colonna sonora curata da Giovanni Fusco, a dispetto però di troppi punti morti e di scelte narrative poco comprensibili, specialmente nella parte finale in cui un elemento importante della storia potrebbe dare una “botta di vita” al ritmo un po’ blando della pellicola.
Tre ragazze di buona famiglia, Nora (Doris Kunstmann) Carla (Laura Treschol) e Nancy (Rosemarie Dexter),  annoiate dalla monotonia borghese, in pieno periodo di emancipazione sessantottina, decidono di comune accordo di partire insieme con lo yacht del padre di Nora verso le coste Jugoslave per testare l’effetto dell’ LSD su di esse. Dopo il rifiuto all’ultimo momento di un amico di Nora, le ragazze incontrano ad una festa un ragazzo di nome Marco (Bernand de Vries), uno studente in medicina e sub a tempo perso che, seppur fidanzato, si lascia incuriosire dalla sfacciataggine di Nancy nel tentativo di sedurlo. La mattina del giorno seguente le ragazze, alla guida dello yacht, si recano nel posto in cui Marco pratica pesca subacquea e lo caricano in barca promettendogli di tornare dopo poche ore. La verità è invece un’altra, Nancy convince Marco ad andare in camera da letto sottobordo e li le ore passano veloci tra seduzione e sonno, al suo risveglio Marco scopre di essere stato portato in Jugoslavia ed accetta senza particolari rimostranze di partecipare al festino a base di LSD preparato dalle ragazze per la sera stessa. Giunti a sera, l’idea delle ragazze si mostra in toto, ovvero provare l’effetto dell’ LSD ed intanto registrare tutto ciò che avviene durante il periodo di incoscienza che la droga produce per poi ascoltarlo appena tornati a casa. Purtroppo non andrà tutto come previsto e qualcuno si farà male,  la paura ed il rimorso in contraddizione con l’istinto di sopravvivenza e la risolutezza saranno le chiavi che porteranno alla fine della vicenda.
Pellicola interessante questo “Il sesso degli angeli”, un po’ come tutti i boat movie a dir la verità. Saranno le location esotiche, sarà la tipologia dell’intreccio che questo filone racconta, che vede i protagonisti in balia del destino, obbligati ad affrontare la dura realtà ed il susseguirsi degli eventi, però questo mini filone italiano esercita sul sottoscritto un certo fascino. Ugo Liberatore racconta una storia che in partenza è interessante, ma un ritmo troppo blando, soprattutto nella seconda metà del film, ed un finale poco sfruttato (non posso dire di più) impediscono alle pellicola di  innalzarsi dalla sufficienza come invece farà il collega Giuliano Biagetti con il suo ben più frizzante “Interrabang” l’anno dopo. Le protagoniste femminili (tutte poco formose, in controtendenza con il futuro) hanno un buon potenziale, la migliore è sicuramente Doris Kunstmann che si trova molto a suo agio nel ruolo di leader femminile del gruppo, prendendo decisioni difficili e poco condivisibili. Bernand de Vries  è abbastanza convincente (aiutato anche dal doppiaggio), ma come playboy oggi farebbe abbastanza ridere con quel fisico mingherlino. La colonna sonora di Giovanni Fusco, diretta da Bruno Nicolai, con il suo tema principale  (e le sue innumerevoli varianti) è molto ascoltabile e piacevole, in più troviamo anche dei brani cantanti come “Gli angeli non sono come noi” di Roberta Piazzi, titolo quasi profetico e “Verde rosso giallo e blu” della band The Sorrows, che tratta il tema degli effetti causati dall’assunzione di LSD.
In conclusione consiglio la visione del film per una questione di cultura storica personale sui boat movies italiani di cui “Il sesso degli angeli” è capostipite. Il film di Liberatore si attesta a pari merito con “Top Sensation” di Alessi, superandolo per quanto riguarda l’interesse del plot, ma perdendoci per quanto riguarda caratterizzazioni dei personaggi e soprattutto le protagoniste femminili: Edwige Fenech e Rosalba Neri sono molto difficili da battere.” Interrabang” invece, a parere di chi scrive, è il miglior prodotto di questo breve filone italiano, perché interessante e maturo sotto tutti gli aspetti. Ma di questo ne parleremo un’altra volta…

 Frasi e dialoghi da ricordare

Nora (Doris Kunstmann) : - “Quanti anni hai?”
Amico di Nora: - “25… Perché?”

Nora: - “Sei già dalla parte dei vecchi!”

1 commento:

Salvo Salerno ha detto...

Prima cosa non sapevo che esistessero i “boat movie” come li chiama Emanuele. E, quindi, grazie per avermelo reso noto. Poi grazie ancora per avermi raccontato un film che, altrimenti, non ne avrei mai conosciuto il contenuto, poichè difficilmente vedrò preferendo altro a questo genere. D'altra parte, come oramai Emanuele ci ha abituati da bravo narratore, ho gradito tantissimo l'esposizione della trama, peccato che per me la fine rimarrà per sempre un mistero. Sta diventato una bella abitudine leggere le recensioni di Emanuele, abitudine che non perderò anche se, a volte, si tratta di un genere che non sta nelle mie corde.

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