domenica 12 gennaio 2014

UN BELLISSIMO NOVEMBRE (1968)



Regia/Director: Mauro Bolognini
Soggetto/Subject: opera
Sceneggiatura/Screenplay: Lucia Drudi Demby, Antonio Altoviti, Henry Vaughan
Interpreti/Actors: Gina Lollobrigida (Cettina), André Laurence (Sasà), Gabriele Ferzetti (Biagio), Paolo Turco (Nino), Danielle Godet (Elisa), Margarita Lozano (Amalia), Isabella Savona (Giulietta), Jean Maucorps (Mimì), Corrado Gaipa (Alfio), Ettore Ribotta (Concetto), Grazia Di Marzà (Assunta), lleana Rigano (Rosana), Pasquale Fortunato (Umberto), Franco Abbina (Enzo), Amalia Troiani, Maria Di Benedetto, Maria Rosa Amato, Vanni Castellani, Giuseppe Naso
Fotografia/Photography: Armando Nannuzzi
Musica/Music: Ennio Morricone
Costumi/Costume Design: Cesare Rovatti
Scene/Scene Design: Vanni Castellani
Montaggio/Editing: Roberto Perpignani
Suono/Sound: Pietro Spadoni
Produzione/Production: Adelphia Compagnia Cinematografica, Productions Artistes Associés, Paris
Distribuzione/Distribution: Dear-United Artist
censura: 52956 del 28-12-1968
Altri titoli: Ce merveilleux autômne, Ein Heisser November

Un bellissimo novembre’ chiude gli anni sessanta, gli anni del boom economico italiano e della contestazione, attraverso gli occhi indagatori del diciassettenne Nino (Paolo Turco), rampollo di una famiglia dell’alta borghesia catanese che s’innamora follemente della zia Cettina (Gina Lollobrigida). Il tocco di Bolognini, i caldi colori di Armando Nannuzzi e le curatissime scenografie di  Vanni Castellani traspongono in pellicola l’omonimo romanzo di Ercole Patti del 1967, ma con alcune significative correzioni: la vicenda non è più ambientata negli anni venti ma nella Sicilia contemporanea; il giovane Nino alla fine della storia non muore ma si sposa con una cugina (Isabella Savona), scegliendo consapevolmente di vivere ‘come’ hanno vissuto i propri genitori.

 ‘Diventeremo anche noi come loro’ – ‘No, noi non siamo così, non lo saremo mai’ – ‘Ne sei veramente sicuro?’
Nino, ragazzo molto educato, intelligente e rispettoso, il cui padre ha già scelto per lui la carriera di chirurgo, si muove nel mondo che lo aspetta con cautela e circospezione, cercando di afferrare una realtà, quella degli adulti, che spesso gli sfugge: i giochi di seduzione, i tradimenti alla luce del giorno, la sfrenata ambizione, la bramosia delle cose materiali, gli affetti trascurati non sono altro che tasselli di quel bieco conformismo all’ombra del quale alberga e convive quel che resta di un’amor proprio ancora non del tutto sopito.
E così il ‘bellissimo novembre’ in cui i parenti si ritrovano per trascorrere qualche giorno tutti insieme nella villa di famiglia a Zafferana, alle pendici dell’Etna, metaforicamente è anche il periodo in cui si compie l’iniziazione del giovane Ninuzzo alla vita adulta. E non è solo ‘iniziazione sentimentale’, anche se in prima battuta si può liquidare il film come la sbandata che un nipote prende per una zia disinibita e annoiata; e non è nemmeno l’iniziazione tragica, in cui nel sacrificio definitivo il giovane eroe soccombe, sconfitto da qualcosa più grande di lui che lo soppianta; a conti fatti, in questo film, l’iniziazione del giovane Nino non è nient’altro che il compimento di quel percorso di avvicinamento alla vita adulta che lo introduce gradualmente in quel mondo disincantato, dettato da regole non scritte e convenzioni formali, che anche il giovane finirà per accettare. 
Forse quello che la critica non ha perdonato al film di Bolognini è proprio questo clima da controriforma tanto più che nel finale conformista e cinico, viene  mandata all’aria l’estetica di certi film di rottura del periodo - ‘I pugni in tasca’ di Bellocchio, ‘Escalation’ di Roberto Faenza e soprattutto ‘Grazie zia’ di Samperi - in cui l’uscita dall’età adolescenziale è piuttosto raccontata come un’iniziazione alla morte. Volenti o nolenti, però, la chiave di lettura del film è coerente con il contesto e con la caratterizzazione dei personaggi e in quest’ottica, non orientata a sconvolgere lo spettatore quanto piuttosto a raccontargli una storia senza forzare la mano, si compie anche il destino di Ninuzzo. 
In questo senso, appare piuttosto significativa la presenza di Gabriele Ferzetti che qui, per certi versi, ricopre lo stesso ruolo sostenuto in ‘Grazie zia’ e cioè quello del marito intellettuale e un po’ noioso che la compagna (Lisa Gastoni) o la moglie (Gina Lollobrigida) cornificano senza tanti ripensamenti, congiungendosi (spiritualmente in ‘Grazie zia’, sessualmente ne ‘Un bellissimo novembre’) con il nipote adolescente. E il fatto che lo zio Biagio/Ferzetti, nel film di Bolognini, spinga con indifferenza la moglie tra le braccia dell’aitante socio Sasà (André Laurence) pur di averne un ritorno economico, rappresenta molto bene l’incarnazione di quel mondo adulto, tra disincanto e disillusione, di cui parlavamo prima.
   
Per concludere, questo ‘Un bellissimo novembre’ non è un film che lascia molto spazio alla fantasia. Le critiche negative che di volta in volta si è attirato, l’accusa di aver tradito lo spirito del romanzo originale o di essere troppo ‘inamidato’ (Morandini), la regia svogliata (?) di Mauro Bolognini, l’interpretazione 'imbalsamata' di Gina Lollobrigida (Tullio Kezich), sembrano però esse stesse delle forzature, dettate più dalla scarsa condivisione dell’impianto ideologico che da valide motivazioni tecniche. In ogni caso, chiarito che il tocco di Bolognini c’è tutto e che la zia Cettina, ‘la pecora nera della famiglia’, interpretata dalla Lollobrigida, qui doppiata da Rita Savagnone per accentuarne la cadenza sicula, si fa apprezzare per la naturalezza che dà al personaggio quasi più che per la disinvoltura messa nelle scene erotiche, a distanza di tanti anni, questo film conserva intatto un fascino vero, quel fascino che un tempo il nostro cinema riusciva a trasmettere e che ne fa un valido motivo per meritarsi quantomeno una visione.

Recensione a cura:
Carlo Giustiniani | Crea il tuo badge

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