venerdì 17 gennaio 2014

LA PRINCIPESSA NUDA (1976)



Regia/Director: Cesare Canevari
Soggetto/Subject: Antonio Lucarella
Sceneggiatura/Screenplay: Cesare Canevari, Antonio Lucarella
Interpreti/Actors: Ajita Wilson [A. Wilson] (principessa Miriam), Tina Aumont (Gladys), Luigi Pistilli, Jho Jhenkins, Rosa Daniels, Jon Lei, Walter Valdi, Achille Grioni, Franz Drago
Fotografia/Photography: Claudio Catozzo
Musica/Music: Detto Mariano
Scene/Scene Design: Cesare Canevari
Montaggio/Editing: Cesare Canevari
Produzione/Production: Andromeda
Distribuzione/Distribution: Agora
censura: 67839 del 31-01-1976
Altri titoli: Parties déchainées

Nella confusionaria Milano della metà degli anni 70, costellata da vizi, delinquenza e corruzione, arriva in visita diplomatica e d'affari la principessa Zamoto, ministra degli esteri di uno stato dell'Africa nera. La fama della donna è nota in tutto il mondo, non solo per esser stata, a quanto si dice, la prima donna avvocato del continente nero, nonché per il suo irresistibile e incantevole fascino esotico.
Infatti l'appellativo di "principessa nuda" le fu attribuito quando posava come modella in America. Un giornalista cerca in tutti i modi di immortalarla in mezzo a uno scandalo, e le mette alle calcagna il fotografo del giornale dove lavora. La principessa è tanto precisa e austera sul piano delle trattative economiche, quanto fragile sul fronte psicologico-sessuale. La viziosa metropoli italiana non l'aiuta, e tra discoteche, stupri e orge, le affiorano i ricordi del passato legati alle proprie origini e a un fatto di sangue che aveva rimosso dalla memoria.
La principessa nuda è interpretata da Ajita Wilson, transessuale di colore americano, qui alla sua prima apparizione cinematografica, che in seguito, nella sua carriera, comparirà in numerose pellicole erotiche e pornografiche, fino alla prematura scomparsa sul finire degli anni 80. La Wilson è abbastanza inespressiva, ma trova sicura presa nello spettatore grazie al suo ambiguo fascino. Canevari, regista di film eccentrici (tra gli altri IO, EMMANUELLE e il western MATALO), forti e in un certo senso contestatori, costruisce una storia pruriginosa, pare ispirata a uno scandalo sessuale realmente avvenuto all'epoca, che gioca e mette in ballo un calderone allucinato e affascinante. Il tema portante, di fondo, è l'atavica contraddizione tra il primordiale mondo africano, lontano e misterioso, intriso di magia nera, e la moderna civiltà delle metropoli, scandalosa e arrivista. In questo senso nel film compaiono due sequenze emblematiche, la prima descrive un'erotica danza vodoo africana, la seconda un'orgia tutta italiana, a cui a entrambe prende parte la spaesata protagonista. Il regista fa spesso uso di efficaci grandangoli e cura anche il visionario montaggio, mentre sono degne di nota le belle musiche di Detto Mariano.

Recensione a cura di:

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