domenica 22 dicembre 2013

RORRET (Mr. Rorret) (1988)



Regia/Director: Fulvio Wetzl
Soggetto/Subject: Fulvio Wetzl
Sceneggiatura/Screenplay: Enzo Capua, Fulvio Wetzl
Interpreti/Actors: Lou Castel (Rorret), Anna Galiena (Barbara Liegi), Massimo Venturiello (Carlo Modena), Enrica Rosso (Sara), Rosanna Coggiola (Sheila Barbieri), Patrizia Punzo (Cecilia), Fabrizio Temperini, Claudia Giannotti (madre di Sheila), Raffaella Barracchi, Pino Quartullo, Hege Stugen (Janet Leigh), Riccardo Coppetti (John Gavin), Alessandro Fontana (Robert Walker), Roberto Mancini (Farley Granger), Dominetta Visconti (Laura Elliott), Sebastiano Somma, Rose Ferraro (prostituta), Daniela Merlo (Moira Shearer), Geraldine Thomas (Grace Kelly), Alberto Crisciotti (Anthony Dawson), Daniela Merlo (Deborah Kerr), Germano Paglia (bambino inseguito), Roberto Carosi (Keir Dullea), Silvia Parroni (bambina sull'altalena), Rossella Fanoli (spettatrice petulante), Patrizia La Fonte (Emanuela Tornabuoni), Antonio Merone (primo violentatore), David D'Ingeo (secondo violentatore), Massimiliano Trubbiani (terzo violentatore), Massimo Fonzi (quarto violentatore), Stefano Cunco (primo compagno di corso di Cecilia), Marco Giallini (secondo compagno di corso di Cecilia), Elena Paris (prima compagna di corso di Cecilia), Gigi Fazzi (seconda compagna di Cecilia), Daniele Contigliani (Rorret, bambino)
Fotografia/Photography: Carlo Cerchio, Carlo Cerchio
Musica/Music: Florian Snaider, Ferruccio Busoni
Costumi/Costume Design: Alessandra Montagna
Scene/Scene Design: Bruno Rapisarda
Montaggio/Editing: Massimo Palumbo Cardella
Suono/Sound: Franco Borni
Produzione/Production: Nuova Dimensione Cinematografica, RAI-Radiotelevisione Italiana (Rete 1)
Distribuzione/Distribution: Indipendenti Regionali
censura: 83518 del 07-04-1988
Altri titoli: Mr. Rorret

Un certo signor rorreT (per usare la grafia del titolo, già dimostrativa del concetto che il “fac-totum” Fulvio Wetzl si è fatto del pubblico del cinema di genere, ed, ergo, del suo pubblico) assume una coppia che gli gestisca la sua sala cinematografica – denominata (infinite volte!) “Peeping Tom”… già, proprio come il notevole film di Michael Powell – lasciandolo così libero di spiare giovani spettatrici da terrorizzare e, in seguito, uccidere.
Epilogo che si risolve in uno dei modi più incredibili che si sia mai visto. Di fronte a un’evidente atrocità come questa è inutile stare a sindacare sulle prove di questo o quell’attore (che, per altro, vanno dal piattamente professionale al mediocre), o sulle musiche del tutto inappropriate di Florian Snaider (si va decisamnete meglio quando, nella seconda parte, quando, forse accortosi della loro assoluta incongruenza, Wetzl le sostituisce con quelle del compositore toscano Ferruccio Busoni). Tra dialoghi privi di ogni logica e coerenza dialettica, personaggi odiosi (si prendano i due co-protagonisti: lui è sempre pronto a fare la figura del mezzo imbecille, lei trasmette la simpatia di un ubriaco che ti vomiti addosso) o completamente folli – come la madre di una delle vittime, che supera i limiti di ogni decenza per raggiungere incomparabili vette grottesche – o che addirittura scompaiono di botto mentre stanno per essere uccisi (è il caso dell’artista Barbara, interpretata da una brava Anna Galiena – che poi sarà protagonista del discreto Senza pelle, 1992 di Alessandro D’Alatri – che davvero non si capisce come sia potuta finire in questo disastro), e una vicenda che, soprattutto in dirittura d’arrivo, sembra malamente improvvisata, i finisce per non saper più a quale santo voltarsi per porre termine a una tale ordalia. L’evidente presunzione del regista/sceneggiatore/produttore aggrava il tutto, richiamando nei deliri dei suoi personaggi tematiche metafilmiche che rasentano l’insulto quando vengono coadiuvate da repliche di celebri scene “thriller” – la doccia di Psycho, 1960 di Alfred Hitchcock, l’operatore assassino nel già citato coevo film di Powell, in Italia uscito come L’occhio che uccide – sotto forma di macchiettistici “grade-z movie”; il tutto, poi, condotto a un ritmo così soporifero che rende la farneticante situazione ancora più indigesta. Più irritante di tutto è il fatto che una cosa (ben lungi dal poterla definire un lavoro filmico) del genere sia stata realizzata con soldi pubblici. Consapevole delle sue capacità, Wetzl ha saputo indirizzare la sua carriera verso lidi più opportuni, come la “soap-opera” nazionale Un posto al sole. Complimenti vivissimi, mr.Wetzl .

Recensione a cura di:
Alessandro M. Colombo (c)

3 commenti:

fulviowetzl ha detto...

Gentile Michael Wutruba,
(penso che sia uno pseudonimo, come d'altronde è uno degli innumerevoli pseudonimi di Aristide Massaccesi). Ho letto la sua dettagliata recensione del mio primo film Rorret sul sito Cinema Italiano Database e la ringrazio per i complimenti vivissimi. E' un opera prima e quindi soffre di tutti i difetti delle opere prime: voglia di fare cinema e di metterci dentro tutte le proprie passioni, magari affastellandole in maniera sconnessa. Ha fatto bene quindi a metterne in evidenza tutti i limiti. Per onestà intellettuale e per completezza di informazione avrebbe dovuto dire anche qualcosa non sui meriti, ma almeno sui riconoscimenti che il film ha ottenuto da subito. Fu coprodotto da RAIUNO, oltre che con l'articolo 28, non per entrature politiche ma sulla base della qualità riscontrate dalla lettura della sceneggiatura (da Carlo Fuscagni, Raffaele La Capria, Renzo Rosso) quindi si svincolò sin da subito dalla "colpa" di essere prodotto con i soldi del contribuente, in quanto ottenne un diritto d'antenna di 200 milioni di vecchie lire (confrontandosi con il mercato quindi), che affiancate da 400 milioni di art. 28, ne permisero la realizzazione. Fu l'unico film italiano invitato al Festival di Berlino 1988, dove Dan Talbot della New Yorker Film (la più importante casa di distribuzione di film europei negli Stati Uniti) vide il film e lo volle subito acquistare ( con un cospicuo minimo garantito) per il mercato americano, dove puntualmente uscì l'anno successivo a cominciare dal prestigioso Forum One, una delle sale cult di Manhattan (gestita tra gli altri da David Byrne). Poi fu la volta dell'uscita del VHS ntsc sul mercato americano, dove fu un vero successo (per anni mi arrivarono ogni sei mesi le royalties di quelle vendite, cifre piccole, ma continuative). Ad Annecy vinse il premio Cicae e il presidente di giuria era Sergio Leone. In Italia non ebbe successo invece. Fu proiettato per tre settimane al Labirinto, dove era stato girato, le recensioni furono tiepide (discrete quelle di Mario Sesti, Lietta Tornabuoni, Segno Cinema, FilmtV), qualche altro festival minore e poi nulla. Enrico Ghezzi lo proiettò in fuori Orario, due volte. Comunque negli States il film è divenuto un piccolo cult. Le allego la recensione che Anne Sharp fece in un sito integralmente dedicato a Peter Lorre, il mitico attore di M di Fritz Lang, di cui, dice la Sharp, è a tutt'oggi il film che meglio rende lo spirito.
http://www.peterlorrecompanion.com/index/rorret.html

fulviowetzl ha detto...

(segue)
Un' altra cosa che avrebbe dovuto avere l'onestà di dire è la reale portata del mio curriculum e della mia filmografia. Liquidarmi dicendo che io sono approdato a Un posto al sole, più consono alle mie scarse qualità di regista, tralasciando tutto il resto, significa barare per il solo gusto di sostenere una propria tesi o visione. Le allego per un'attenta rilettura il link della biofilmografia di Wikipedia,

http://it.wikipedia.org/wiki/Fulvio_Wetzl

che lei penso abbia già consultato e la invito a consultare il volume Il Morandini 2014, dove potrà leggere le valutazioni che un critico indiscusso, fa del mio cinema (Legga anche la terza di copertina chi c'è al n° 41). non so se lei ha visto Quattro Figli Unici, o Prima La Musica poi le Parole, Non Voltarmi le Spalle, Mineurs, Libera nos a malo, Lettere Dalla Palestina, Prima la trama, poi il fondo, Aida delle Marionette. Se no, come immagino, la invito a colmare questa lacuna (alcuni di questi film sono in vendita in dvd, altri sono in videoteca e biblioteche), prima di tranciare giudizi sommari e ingenerosi.
Un' ultima cosa. Sento la sua recensione carica di un sarcasmo e di un risentimento direi quasi personale. Per caso mi conosce personalmente? Ha qualche conto da regolare con me, per qualche torto che ha subito, direttamente o indirettamente da me? Se sì, esca dall'anonimato e fuor di pseudonimo mi dica le ragioni di questa sua vera e propria invettiva nei confronti del mio film e anche di me.
Mi faccia sapere. Grazie
Cordiali saluti
Fulvio Wetzl

fulviowetzl ha detto...

https://www.facebook.com/pages/Rorret-il-film-di-Fulvio-Wetzl/157145071020680?ref=hl

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