martedì 17 dicembre 2013

QUO VADIS? (1922)



REGIA: Gabriellino D’Annunzio {10 IV 1886 – Roma, Lazio, Italia † 08 XII 1945 – Roma, Lazio, Italia}, Georg Jacoby {23 VII 1883 – Mainz, Germania † 21 II 1964 – Monaco, Baviera, Germania}
SCENEGGIATURA: Gabriellino D’Annunzio, Georg Jacoby
SOGGETTO DAL ROMANZO Quo Vadis? | 1895 | DI Henryk [Adam Aleksander Pius]  Sinkiewicz {05 V 1846 – Wola Okrzejska, Polonia, Impero Russo (ora: Wola Okrzejska, Lubelskie, Polonia) † 15 XI 1916 – Vevey, Vaud, Svizzera}
PRODUZIONE: Arturo Ambrosio {03 XII 1870 – Torino, Piemonte, Italia † 25 III 1960 – Pancalieri, Torino, Piemonte, Italia}
MUSICHE: NON ACCREDITATO – PRIMA DI NEW YORK Cecil Copping {06 VII 1888 – Lisbon, New Hampshire, USA † 04 I 1966 – Los Angeles, California, USA}
DIREZIONE FOTO: Curt Courant {11 V 1899 – Berlino, Germania † 20 IV 1968 – Los Angeles, California, USA}, Alfredo Donelli, [Giuseppe] Gianni [Bernardo Filippo] Vitrotti {01 V 1874 – Torino, Piemonte, Italia † 01 XII 1966 – Roma, Lazio, Italia}
ARREDAMENTI: R. Ferro, G. Spellani
COSTUMI: Armando Brasini
15 Febbraio 1922
b/n
1h30m
Unione Cinematografica Italiana

CAST: Emil Jannings [Theodor Friedrich Emil Janenz] {23 VII 1884 – Rorschach, San Gallo, Svizzera † 02 I 1950 – Strobl, Austria} (Nerone) ◘ Elena Sangro [Maria Antonietta Bartoli Avveduti] {05 IX 1901 – Vasto, Chieti, Abruzzi, Italia † 26 I 1969 – Roma, Lazio, Italia} (Poppea) ◘ Rina De Liguoro [Elena Caterina in De Liguoro] {24 VII 1892 – Firenze, Toscana, Italia † 15 IV 1966 – Roma, Lazio, Italia} (Eunica) ◘ Lillian Hall-Davies {23 VII 1898 – Miles-End, Londra, Inghilterra, UK † 25 X 1933 – Londra, Inghilterra, UK} (Licia) ◘ Andrea Habay {1883 – Parigi, Francia † 1941 – Roma, Lazio, Italia} (Petronio) ◘ Raimondo Van Riel {22 I 1881 – Roma, Lazio, Italia † 09 V 1962 – Roma, Lazio, Italia} (Tigellino) ◘ [I-] Gildo Bocci {01 IX 1886 – Roma, Lazio, Italia † 22 VII 1964 – Roma, Lazio, Italia} (Vitellio) ◘ Gino Viotti [Luigi Viotti] {Torino, Piemonte, Italia † 14 XII 1951 – Roma, Lazio, Italia} (Chilone Chilonide) ◘ Alphons Fryland {01 V 1888 – Vienna, Impero Austro-Ungarico (ora: Austria) † 29 XI 1953 – Graz, Austria} (Vinicius) ◘ Bruto Castellani {1888 – Roma, Lazio, Italia † 1933 – Roma, Lazio, Italia} (Ursus) ◘ Elga Brink {02 IV 1895 – Berlino, Germania † 28 X 1985 – Amburgo, Germania} (Domitilla) | NON ACCREDITATI Lido Manetti [Arnold Kent / Lido Manetti] {21 I 1899 – Firenze, Toscana, Italia † 29 IX 1928 – Hollywood, California, USA} (Guardia) ◘ Marcella Sabbattini {1915} (Ragazzina) ◘ Lucia Zanussi {Firenze, Toscana, Italia}

Durante la parte conclusiva dell’impero di Nerone si materializza questa storia d’amore tra il patrizio romano Vinicius e la schiava Eunica, appartenente alla nuova e crescente fede cristiana.
Ma la bellezza della giovane donna è concupita anche dallo stesso imperatore che, dopo averle offerto ogni premio ma essersi visto comunque rifiutato inizia a perseguitarla. Mentre Vinicius cerca di metterla in salvo, affidandola alle cure del fortissimo servo Ursus, Nerone, spinto dal suo “arbiter elegantiarum” Petronio, ordina a Tigellino – il comandante della Guardia Pretoriana – di provocare un incendio attraverso il quale possa esibirsi in una memorabile declamazione del suo più recente poema; ma le fiamme sfuggono al controllo e il popolo gli si rivolta contro. Per distogliere le colpe attribuitegli, Nerone dichiara che i cristiani sono i colpevoli e li fa perseguire tenacemente. Eunica porta alla conversione Vinicius, ma la delazione dell’avido e viscido Chilone fa cadere in trappola tutti quanti i membri della nuova religione. L’intervento di Ursus nella salvezza dei vari protagonisti si rivelerà fondamentale, mentre i moti dei cittadini romani contro le follie dell’imperatore si moltiplicano, facendosi sempre più turbolenti. Con la morte di Nerone, Vinicius e Eunica potranno finalmente vivere liberi e felici. Sontuosa trascrizione filmica del popolare romanzo di Sinkiewicz, prodotta in Italia con una partecipazione tedesca (che impose in cambio l’assistenza del regista Georg Jacoby – già autore di svariate pellicole come il serial Der Mann ohne Namen, 1921 – da affiancare a Gabriellino D’Annunzio – secondogenito del celebrato scrittore e autore di un pugno di pellicole all’interno del primo lustro degli anni ’20, come Saffo e Priapo, 1922), dai risultati piuttosto bizzarri. A tratti, la pellicola, sembra caricarsi di uno spirito dissacratorio – quanto volontariamente sarebbe tutto da stabilire – che trasforma Nerone – e l’interpretazione di Emil Jannings (Faust – Eine deutsche Volksage, 1926 di Friedrich Wilhelm Murnau) ci mette veramente del suo per accrescere questa ambigua sensazione – in una sorta di bambinone viziato, mentre la sua corte viene dipinta come un’assemblea di imbelli o cinici profittatori, proponendo un ritratto dell’imperialismo assai caustico che, considerato il momento storico e la paternità del film, risulta in ogni modo assai sospetto. In ogni caso, la magnificenza visiva del film, pur mantenendo un buon livello di spettacolarità – con le scene di corte e, soprattutto, dell’infame corsa delle bighe appaiono decisamente convincenti; assai più di quelle un po’ “striminzite” riservate all’incendio dell’”Urbe” – è ben lungi dal potersi paragonare a pellicole antecedenti (su tutte Cabiria, 1914 di Giovanni Pastrone); e là dove il ritmo l’azione non mancano – in questo senso, il montaggio assai serrato è altamente funzionale – a minare in parte gli aspetti positivi, congiurano le prove decisamente sovraccariche di un cast che ha probabilmente Raimondo Van Riel (Scipione l’africano, 1937 di Carmine Gallone), nella parte del malefico Tigellino, e in Rina De Liguoro (il cui penultimo film in carriera sarebbe stato Mio figlio Nerone, 1956 di Steno), la bella schiava concupita da tutti, i suoi interpreti più convinti e meno eccessivi. Assai meno bene la celebrata Elena Sangro (Maciste all’inferno, 1925 di Guido Brignone) che fa di Poppea una matrona tutta smorfie e alterigia; mentre Bruto Castellani (Gli ultimi giorni di Pompeii, 1926 di Carmine Gallone e Amleto Palermi), rivestendo i pani del forzuto Ursus, non può competere con il ben più espressivo e autoironico Bartolomeo Pagano. Resta comunque un’opera curiosa per le sue peculiari caratteristiche “politiche”, quanto interessante per l’uso molto dinamico del montaggio, specie in paragone con grandissima parte del cinema coevo.

Recensione a cura di:

2 commenti:

enrico cardillo ha detto...

Un Quo Vadis meno conosciuto.
Interessante la regia di "Gabriellino" D'Annunzio!

Roberto Zanni ha detto...

Gabriellino era il diminutivo che veniva usato per distinguerlo da suo padre, il più famoso Gabriele

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