giovedì 5 dicembre 2013

MORITURIS (2011)


Regia: Raffaele Picchio
Soggetto: Tiziano Martella, Raffaele Picchio
Sceneggiatura: Gianluigi Perrone
Interpreti: Valentina D'Andrea, Andrea De Bruyn, Désirée Giorgetti, Francesco Malcom, Giuseppe Nitti, Simone Ripanti
Produttore: Vincenzo Manzo, Gianluigi Perrone, Raffaele Picchio, Pierpaolo Santagostino
Casa di produzione: Fingerchop Movie Production
Fotografia: Daniele Poli
Montaggio: Daniele Martinis
Effetti speciali: Sergio Stivaletti
Musiche Riccardo Fassone

In pochi, probabilmente,  sanno dell’esistenza di Morituris, opera nostrana realizzata da Raffele Picchio e interpretata, tra gli altri, dall’ex pornodivo Francesco Malcolm e dalle giovani Valentina D’Andrea e Désirée Giorgetti. Ancora meno avranno l’occasione di vedere il film, poiché  la Commissione di Revisione Cinematografica ha espresso, all’unanimità, parere contrario sulla richiesta di nulla osta per una, seppur piccola ma significativa, distribuzione sul grande schermo.  Morituris finisce là, nel limbo delle pellicole indesiderate dove si erano già fermati Ciprì e Maresco con il loro Totò che visse due volte.

Trama: Nel 73 a. C. un gruppo di indisciplinati e selvaggi gladiatori, capitanati da Spartaco, vengono puniti dal leader della più violenta sommossa contro la Repubblica Romana a causa di una serie di barbari comportamenti , tra cui razzie e stupri, verso indifese popolazioni del tempo. 
Roma, oggi: tre ragazzi, dopo aver conosciuto due affascinanti turiste straniere, si dirigono verso un rave party organizzato nella campagna romana. Arrivati sul posto scopriranno un amaro e sepolto segreto e dovranno lottare per la propria vita.

Giudizio: Leggendo la trama di Morituris si ha la sensazione di dover assistere a uno spettacolo già visto. Un evento utilizzato come scusa, il rave, un gruppo di ragazzi, rigorosamente misto, una location dispersa nel verde, droghe,  dal semplice spinello alla sniffata di buste intrise di colla,  e una sensazione di déjà vu ci accarezza docilmente, come volendoci accompagnare nella classica pellicola che, da La casa di Sam Raimi a Quella casa nel bosco, passando per Cabin Fever di Eli Roth, ha dettato legge nella produzione indipendente americana. Eppure è un prologo ingannatore, e fuorviante, che ci conduce in un sadico incubo notturno. Improvvisamente Morituris si trasforma in un mortificante e violento stupro, dove la telecamera, solo per pochi attimi, ci lascia tregua. Tutto è sul quadro, riempito dai corpi seminudi delle due ragazze agonizzanti nello spirito e nel corpo, costrette a chiedere pietà ai loro improvvisati aguzzini ebbri di violenza. Una violenza che ricorda da vicino la misoginia dei rape and revenge movie. Con un particolare: non c’è possibilità di vendetta. 
Eppure eravamo stati attenti nel prologo, o così credevamo. Forse, pensandoci bene, non avevamo prestato la dovuta attenzione a quell’oscuro personaggio, dal fare dannunziano, che si esibiva in una criptica telefonata al cellulare. Era forse collegato al gruppo di stupratori? E, poi, cos’era quel video, che proprio all’inizio del film ci mostra un tragico evento avvenuto anni prima? Ora, i tasselli del puzzle iniziano a tornare al loro posto e siamo disorientati ma diventiamo spettatori coscienti e immobilizzati sulla poltrona. Esterrefatti di fronte a una tortura immotivata e incessante. 
Altro che apatia dello spettatore, vorremmo intervenire eccome ma anche noi siamo “stuprati” e costretti a fugaci inquadrature in soggettiva che ci fanno assumere il punto di vista di una oscura presenza, costantemente fuori obiettivo. Una presenza ansimante e particolarmente attento all’umiliante pestaggio a sfondo sessuale a cui sono sottoposte le due ragazze.  Attraverso quali occhi stiamo guardando? Ancora un carnefice o un Deus ex machina sotto le vesti di un vendicatore notturno?
Sì, è vero, sono diversi i punti di domanda. Ma, sono diversi anche i generi che Morituris abbraccia. Dall’animo mockumentaristico dell’inizio, con un super8 piuttosto realistico, al torture porn, fino alla slasher . Un viaggio di genere infernale e disturbante.  Sadico, nelle sue perversioni sessuali – agghiacciante il piccolo topolino fatto camminare negli organi sessuali di una vittima, o la penetrazione con delle forbici sul corpo di una delle due turiste – e per quella sensazione di sopraffazione continua che trasforma l’apparentemente innocua campagna romana – evidente l’ispirazione dal Massacro del Circeo – in un teatro dell’orrido e dell’assurdo. 
Morituris è un dipinto che rimarrà nascosto in vecchie e polverose soffitte, almeno in Italia, ma è un dipinto di genere, e sottogenere, che dimostra, ancora una volta, che il cinema horror italiano non è morto. Semplicemente, cerca di uscire fuori dalla tomba facendosi spazio tra i cadaveri di chi considera  una forma d’arte, seppur violenta, come non adatta al pubblico. 

Recensione a cura di:
Sid Haig | Crea il tuo badge

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