domenica 1 dicembre 2013

2 + 5 MISSIONE HYDRA (1966)

Regia/Director: Pietro Francisci
Soggetto/Subject: Fernando Paolo Girolami
Sceneggiatura/Screenplay: Pietro Francisci
Interpreti/Actors: Leonora Ruffo (Keyna), Mario Novelli [Anthony Freeman] (Paolo), Roland Lesaffre (prof. Solmi), Adriano Bellini [Kirk Morris] (Belsi), Alfio Caltabiano (Artie), Leontina Mariotti [Leontine May] (Luisa Solmi), Nando Angelini (ingegner Morelli), Giovanni De Angelis (Giulio), Mirella Pompili [Mirella Panfili], Gianni Solaro [John Sun] (direttore Centro Ricerche), Gordon Mitchell (comandante centro Hydra), Antonio Ho (dott. Chang), John Chen (assistente di Chang)
Fotografia/Photography: Silvano Ippoliti, Giulio Albonico
Musica/Music: Nico Fidenco
Costumi/Costume Design: Gaia Romanini
Scene/Scene Design: Gianfrancesco Ramacci
Montaggio/Editing: Pietro Francisci
Suono/Sound: Renato Cadueri
Produzione/Production: Golden Motion Pictures
Distribuzione/Distribution: Italcid
censura: 47689 del 16-09-1966
Altri titoli: Déstination planète Hydra, Raumkreuzer Hydra - Duell im All, 7 missione Hydra

ATTENZIONE LA SEGUENTE RECENSIONE CONTIENE DEGLI SPOILER!
TRAMA: Le autorità sono allertate perché un terremoto verificatosi presso la località di Morino (luogo di fantasia) nelle vicinanze di Roma ha reso la zona altamente radioattiva. L’Istituto Superiore delle Ricerche Geologiche, per vederci chiaro, manda ad indagare sul posto il Prof. Solmi, che per l’occasione viene accompagnato dalla figlia Luisa e dal suo spasimante Paolo. Giunti sul luogo ad aspettarli c’è altro personale dell’Istituto che da alcuni giorni ha allestito un campo base.
La notte mentre tutti sono intenti a riposare si verifica un’altra scossa di terremoto che causa l’apertura di un’enorme crepa nel lembo di terra dove precedentemente si era riscontrato l’alto tasso di radioattività. Il gruppo penetrato nel terreno, e guidato dal contatore Geiger arriva fino ad una astronave nascosta nel sottosuolo. Il Prof. Solmi unitamente agli altri tornano in superficie per informare della scoperta le autorità, ma vengono bloccati da spie cinesi, anche loro interessati alla scoperta, che si presentano in questo modo “Siamo cinesi della repubblica popolare, di 700 milioni di abitanti, la più popolosa del mondo, la più arretrata del mondo, ma il nostro riscatto è già una realtà. L’atomica cinese ha segnato il primo passo di questa marcia diretta a recuperare con ogni mezzo lo svantaggio nei confronti dell’occidente”. Così, con questa sconclusionata frase presa para para molto probabilmente da un libro di geografia per terza elementare, i cinesi armi alla mano costringono il gruppo ad accompagnarli sul luogo della scoperta. Sotto terra incontrano un alieno che è lieto di vederli; i cinesi senza motivo, perché cattivi per principio, lo uccidono. Ne nasce così una colluttazione tra gli uomini di Solmi e le spie orientali, a placare gli animi arrivano altri alieni che fucili laser alla mano mettono d’accordo tutti. Portati all’interno dell’astronave fanno conoscenza del suo comandante Keyna (Eleonora Ruffo) che racconta che a causa del terremoto l’astronave è stata danneggiata e sono 2 anni che aspettano di ripararla per poter tornare nella costellazione Hydra. Il Prof. Solmi li aiuta a riparare il mezzo, ma con l’inganno sia lui che Luisa, Paolo, un uomo del campo base e i due cinesi vengono rapiti e fatti decollare insieme all’equipaggio dell’astronave, composto da Keyna e due sottoposti. In tutto nove persone. I poveri terrestri scoprono a loro spese che sono stati portati in questo viaggio senza ritorno perché da usare come cavie, ne segue una ribellione che porta a danneggiare (di nuovo) l’astronave che persa la rotta atterra su un pianeta sconosciuto. Il gruppo non fa in tempo a rilassarsi che viene attaccato da un gruppo di uomini scimmia (con tanto di scarpe da ginnastica ai piedi). A rimetterci le penne, sotto i colpi dei feroci gorilloni, sono ovviamente i due cinesi cattivi; gli altri messisi in salvo nel mezzo spaziale ripartono per destinazione ignota. Gira di qua, gira di la, si ritrovano ad atterrare ancora una volta sulla terra (non prima di aver incontrato un’astronave russa alla deriva). Ormai tutto è distrutto dalle guerre atomiche, perché per l’equipaggio dell’astronave sono passati solo pochi giorni, ma sulla terra sono passati migliaia di anni (e nel film invece sono passati solo pochi minuti. Alla faccia della sintesi!). Ormai non resta che andare su Hydra. Una volta lì giunti, trovano tutto distrutto dalle guerre atomiche (e vabbè!) e i sette sopravvissuti, 2 donne e 5 uomini, si uniscono ai sopravvissuti del pianeta, regrediti alla stato della pietra, per far rinascere la civiltà.

Un B movie, povero più nella sceneggiatura che nei mezzi. Tante buone idee, messe un po’ alla rinfusa ed in modo stringato. Con alcuni accorgimenti, il film ne avrebbe guadagnato in dignità. Le ingenuità sono tante: l’astronave ha il radar che sembra quello di un sottomarino per orientarsi in volo; gli uomini si librano nello spazio senza tutta spaziale, e vanno da sopra a sotto lo schermo, alla faccia dell’assenza di gravità. In questo contesto il messaggio antiatomico che vuole lanciare il regista si perde davanti allo sfacelo di cui lo spettatore è testimone. D’altro canto però, i suoi vizi sono anche le sue virtù, perché tutto è così assurdo che guardarlo risulta persino piacevole. A rallegrare il film c’è inoltre Leontina Mariotti in tutto il suo splendore, che con la sua presenza da una sferzata di freschezza e leggerezza alla pellicola. 

Dal film si denota che Francisci è a disagio con la fantascienza, un genere non suo; lui viene dal peplum che da poco tempo ha finito il suo ciclo vitale, lasciando il passo agli Spy Movie che fanno il verso a James Bond. Il film è figlio di questa transizione ed è importante ribadire che il 1966 è un anno particolare, gli spaghetti-western stanno per invadere il mercato, ma nel frattempo i produttori sondano il terreno finanziando le opere più disparate cercando di captare i gusti della gente. Il film ne è un esempio, un plot di fantascienza che strizza l’occhio agli spionistici. Lo stesso regista ad un certo punto nel film fa un’estemporanea apologia di se stesso tramite le parole di Paola Solmi; la ragazza mentre è in auto racconta a Paolo di un suo incontro, sul set di un carosello, con Francisci. Ne decanta le doti, elencando tutte le persone che il regista ha diretto nella sua carriera: Gina Lollobrigida al suo debutto, Leonora Ruffo (presente nel film), Steve Reeves, Sergio Pantoni, tutto correlato da foto alla mano. Francisci intuisce di aver fatto ormai il suo tempo e che forse questa sarà la sua ultima regia (anche se nel 1973 tornerà a dirigere un ultimo film); nella scena in questione sembra voler dire allo spettatore, “non giudicatemi per quest’opera ma per tutto quello che ho fatto in precedenza”.

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