martedì 27 ottobre 2015

LA RIVOLUZIONE SESSUALE (1968)

Regia/Director: Riccardo Ghione
Soggetto/Subject: Riccardo Ghione, Lavoro omonimo di Wilhelm Reich
Sceneggiatura/Screenplay: Dario Argento, Riccardo Ghione
Interpreti/Actors: Marisa Mantovani (Marcella Segre), Ruggero Miti (Giorgio Segre), Riccardo Cucciolla (Emilio Missiroli), Christian Alegny (Cesare), Laura Antonelli (Liliana), Gaspare Zola, Maria Luisa Bavastro (Nanna), Giulio Girola (Dino Segre), Andres José Cruz (Tony), Lorenza Guerrieri (Rita), Guy Heron (Marco), Maria Rosa Sclauzero, Maria Montero, Rosabianca Scerrino, Leo Gavero
Fotografia/Photography: Alessandro D'Eva
Musica/Music: Teo Usuelli
Costumi/Costume Design: Maria Gelmetti
Scene/Scene Design: Giulio Cabras
Montaggio/Editing: Attilio Vincioni
Suono/Sound: Mario Morigi
Produzione/Production: West Film
Distribuzione/Distribution: Delta
censura: 52242 del 29-10-1968

Quattordici persone, sette uomini e sette donne, giovani e meno giovani, borghesi e proletari, qualcuno legato da vincoli famigliari, nonché coppie sposate, riunite in un hotel chiuso in attesa della bella stagione, isolato dal mondo, affittato per la circostanza. Lo scopo è condurre un "esperimento di laboratorio", un esperimento sociale sul tema del libero amore. Il professor Missiroli (Riccardo Cucciolla), sposato, mezz'età, ideatore e conduttore del progetto, possessore di una cattedra di psicologia, riporta l'esempio di una lontana civiltà esotica in cui le persone si uniscono liberamente in promiscuità, a patto che non vi sia sentimento; in caso di affezione l'atto sessuale viene proibito: una forma di "codice morale" che ha conferito a quel popolo la pace eterna. -Il nostro codice sessuale invece è grottesco, irrazionale-, afferma, -è la somma di un cumulo di errori perpetrati dalla nostra civiltà sul benessere dell'individuo (…) che ha creato in noi una nevrosi morbosa che ci lascia pieni di complessi, di angosce. Questo esperimento è uno studio collettivo per trovare una soluzione.-, per "liberarsi dal sentimentalismo, cartello da portare nei cortei di protesta". Ogni sera il gruppetto si riunisce per scoprire, leggendo su bigliettini estratti a sorte, chi sarà il nuovo diverso compagno, o compagna, con cui trascorrere la notte. Così passano i giorni, e in particolare le notti, durante le quali, le improvvisate coppie chiuse nelle proprie camere, si confrontano, ognuno col proprio bagaglio di timidezze e perversioni. Un'attempata donna sposata confessa a Missiroli un tradimento con due selvaggi operai di strada; il giovane Giorgio (Ruggero Miti), timido studente universitario, s'affeziona a Stella, compagna della prima notte (Laura Antonelli), trasgredendo alle regole dell'esperimento; Cesare invece scandisce l'amplesso lasciando suonare un disco della quinta sinfonia di Beethoven.
C'è anche una giornalista in incognito che osservando i comportamenti del gruppo prende appunti su un diario; ci sono momenti di ballo psichedelico e siparietti dal sapore onirico in cui i personaggi, con la pelle pitturata e grandi parrucconi colorati, si abbandonano in danze orgiastiche dal sapore infernale; e baccanali dove, tutti riuniti nel centro della sala da pranzo, circondati da tavoli e sedie vuote, l'assaporare raffinato cibo diventa metafora di piacere della carne. C'è anche uno strano macchinario, una specie di cabina, un "accumulatore", che sprigiona energia in grado di creare eccitamento, di liberare i sensi. Giorgio e Stella, probabilmente l'unica eccezione, gli unici "puliti" all'interno del calderone, si concedono una vacanza di nascosto. Evadono, concedendosi una gita in automobile nell'entroterra. Visitano antichi paesini e si rifugiano prima in una chiesa, meditando di non tornare più davanti a un'affresco della Madonna, e dopo passeggiano, discutendo in un campo cosparso di alienanti tralicci dell'alta tensione, in una brevissima sequenza di antonioniana memoria (IL DESERTO ROSSO). Molti indizi lasciano supporre il fallimento del progetto di Missiroli, tra i quali, anzi soprattutto, il palesarsi dell'impossibilità di non affezionarsi e desiderarsi a vicenda, praticamente la contraddizione più alta che l'uomo potesse ricevere. Il desiderio dell'altro, negato per senso del dovere alle regole del gioco, ma ambito segretamente, da luogo a dinamiche aberranti e senza ritorno. Finale tragico. Non vi sono riferimenti all'omosessualità, come avrebbe (ampiamente per l'epoca, ma velatamente oggi, anche a causa di pesanti tagli di censura) dimostrato l'anno successivo L'ISOLA DELLE SVEDESI, altro grande riferimento degli anni di "contestazione sessuale" nel cinema italiano, in un limbo tra la ricerca d'autore (LE CERBIATTE, Chabrol), e il giallo-erotico di stagione. Riccardo Ghione, dopo IL LIMBO, ispirandosi alle teorie di Wilhelm Reich, realizza quello che vorrebbe forse erigersi a film-manifesto di un contesto storico ben preciso; il titolo è esplicito, afferra le redini dell'argomento, e forse, considerati i contenuti e l'epilogo, finisce per sbandierarlo con cinica ironia. Però il problema esiste: si avverte aria e necessità di cambiamento, la società e i suoi costumi stanno mutando, e l'opera tenta di fornire un'idea concettuale della deriva dell'uomo che anela a liberarsi dalle catene imposte da un rigido buon costume e da una educazione tradizionale, ma privo dei mezzi e della necessaria preparazione per imboccare una via ideale da seguire per erigersi come portavoce consapevole di questa "rivoluzione". Dialettica semplice, sbandieramento dei soliti conflitti tra tra borghesia e "rivoluzionari", esternazioni didascaliche secondo le consuetudini dell'epoca: queste le cifre narrative della pellicola di Ghione, in quegli anni impegnato socialmente dietro la macchina da presa. Poco dopo realizza A CUORE FREDDO, opera interessante, anch'essa tragica, sull'impossibilità di comunicazione e tantomeno di relazione sentimentale tra benestanti e contestatori. LA RIVOLUZIONE SESSUALE è scritta dallo stesso Ghione insieme a Dario Argento, che collaborerà nuovamente l'anno successivo col produttore Italo Zingarelli, scrivendo LA STAGIONE DEI SENSI, altro film simbolo del cinema italiano della contestazione (curiosità: sempre dalla coppia Zingarelli produttore e Argento sceneggiatore nascerà anche il western d'impegno UN ESERCITO DI CINQUE UOMINI, del 1969). Nel cast di LA RIVOLUZIONE SESSUALE, oltre all'ottimo Riccardo Cucciolla dall'aria volutamente smarrita, spiccano Ruggero Miti, interprete del curioso thriller erotico TOP SENSATION, e una giovane Laura Antonelli pre-MALIZIA. LA RIVOLUZIONE SESSUALE, insieme ad altre decine di titoli contemporanei (appartenenti anche ad altri generi, dal western all'erotico al giallo), possono erigersi a documento di un'epoca in cui si scopriva l'esigenza e al contempo il dovere di affrontare tematiche d'urgenza sociale, cui sempre si dava colpe di arretratezza ai rigidi insegnamenti dell'educazione cattolica (ne è un forte sempio IL GIARDINO DELLE DELIZIE di Silvano Agosti, del 1967); ambizione però che veniva spesso frenata in partenza, messa in dubbio dagli stessi autori che ne facevano denuncia: nel film di Agosti i ricordi degli sgradevoli anni d'infanzia e formazione nel collegio religioso, fatti di privazioni, tabù e penitenze inferte da prelati che assolvono a suon di schiaffi, sono la causa dell'impreparazione alla vita coniugale, intesa come "dovere" piuttosto che "amore", mentre nel film di Ghione qui in esame, la visione di una confortante immagine mariana, non fa che indirizzare il giovane Giorgio a un'ambizione altra, a un abbandono di una vita libertaria e scellerata per un sereno cammino conforme alla norma, e magari perché no, aspirando alla redenzione. Coinvolgenti le musiche di Teo Usuelli, già fin dall'inizio, che propongono un chiaro assunto: la carne della gente al mare, le masse in vacanza, il consumismo, l'abbrutimento della folla; immagini virate con colori pastello su cui scorrono i titoli di testa. La messa in scena, spesso psichedelica e alienante insieme, veniva dalla scuola dell'incomunicabilità confusa con la pop art.

Recensione a cura di:




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