mercoledì 6 maggio 2015

SEDDOK - L'EREDE DI SATANA (1960)

Regia/Director: Anton Giulio Majano
Soggetto/Subject: Piero Monviso
Sceneggiatura/Screenplay: Gino De Sanctis, Alberto Bevilacqua, Anton Giulio Majano
Interpreti/Actors: Alberto Lupo (Lewyn), Susanne Loret (Jeannette), Sergio Fantoni (Pierre, il suo fidanzato), Franca Parisi [Franca Parisi Strahl] (assistente di Lewyn), Andrea Scotti (giardiniere), Ivo Garrani (commissario), Roberto Bertea (Sacha), Gianni Loti, Tullio Altamura, Gianna Piaz, Francesco Sormano, Nicoletta Varé, Bruno Benedetti, Silvano Marabotti, Alfredo Mariotti, Carte Lappio, Rina Franchetti, Adriana Di Leo, Mora Glamor (danzatrice), Complesso Bongoseiros
Fotografia/Photography: Aldo Giordani
Musica/Music: Armando Trovajoli
Scene/Scene Design: Walter Martigli
Montaggio/Editing: Gabriele Varriale
Suono/Sound: Ivo Benedetti
Produzione/Production: Lion's Films
Distribuzione/Distribution: Indipendenti Regionali
censura: 32625 del 11-08-1960

Pellicola del 1960 prodotta da tale Mario Fava che in molti hanno identificato in Mario Bava senza però che siano mai state trovate prove a sostegno di questa tesi. E' molto più probabile che sia lo pseudonimo usato per l'occasione dal produttore Elio Ippolito Mellino. Il film è diretto e cosceneggiato da Anton Giulio Majano - noto regista RAI considerato l'inventore della fiction italiana - che si regala una rapida escursione nel cinema horror servendosi di Alberto Lupo e Sergio Fantoni, volti noti della televisione.

Il professor Levin sottopone Jeanette, spogliarellista rimasta sfigurata a causa di un incidente, ad una cura sperimentale da lui ideata in grado di rigenerare i tessuti. La terapia ha però effetto solo temporaneo, dunque il dottore decide di interrompere il trattamento e di guarire la ragazza facendo uso di ghiandole estratte da corpi femminili. Per salvare la bellezza di Janette, il professor Levin si trova quindi costretto a compiere una serie di delitti agendo sotto le mostruose le spoglie che un altro siero di sua invenzione gli procura.

La lugubre storia raccontata da Majano prende a piene mani dai romanzi d'appendice ottocenteschi, dal melodramma amoroso e dalla fantascienza. La tematica dello scienziato che gioca con la chirurgia ricostruttiva era già stata lanciata da Occhi senza volto, film del 1960 di George Franju, permettendo così il successo di altre pellicole simili. Il dottor Levin ha però l'originale pregio di interessarsi all'attualità, tant'è che perfeziona le sue ricerche studiando gli effetti delle radiazioni atomiche sulle vittime di Hiroshima. A completare la caratterizzazione del protagonista arriva anche il riferimento al mito del Dottor Jekyll. L'amalgama di tutte queste diverse tematiche non funziona bene sullo schermo, colpa forse anche del trucco non particolarmente riuscito. Un punto a favore del film è la fotografia di Aldo Giordani, capace di un chiaroscuro efficace che dà maggiore forza al senso di oppressione che schiaccia gli squallidi luoghi in cui si svolge la vicenda. Questo non basta però a nascondere l'incongruenza di alcune scene per stile e ritmo, sintomo che alcune sequenze hanno goduto di più attenzione rispetto ad altre, cosa tra l'altro non inusuale per film a basso budget. Alberto Lupo è brillante, anche se a tratti troppo tormentato, nel ruolo del dottor Levin, e calzanti sono anche la recitazione di Roberto Bertea e di Ivo Garrani. La bella Susanne Loret in una delle scene finali del film, a causa di un movimento imprudente, mostra una mammella. Suppongo che questo fosse un valido motivo di conversazione negli anni '60.
Seddok, l'erede di Satana è un'opera non fondamentale nel panorama del cinema horror italiano, ha però il pregio di introdurre alcuni elementi propri del giallo (Alberto Lupo indossa un trench e ha il cappello calato sul volto) tanto da arrivare a ispirare A Venezia...un dicembre rosso shocking e L'uccello dalle piume di cristallo. Film mediocre quindi, seppur interessante in senso accademico, che fa l'errore di voler unire troppi concetti senza approfondirne nessuno.

Recensione a cura di:
Antonella Romaniello | Crea il tuo badge




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