sabato 5 luglio 2014

UNA SULL’ALTRA (1969) di Lucio Fulci - recensione del film


Una sull'altra - 1969 - Locandina
Nella città di San Francisco in California il dott. George Dumurrier (Jean Sorel) è il  proprietario di una prestigiosa clinica sull’orlo del collasso. Suo fratello Henry (Alberto de Mendoza), medico, non approva le menzogne escogitate da George  per risollevare le sorti dell’ospedale. Sposato con Susan (Marisa Mell) moglie malata di asma, bisognosa di assistenza e cure farmacologiche quotidiane, la tradisce con la fotografa Jane (Elsa Martinelli) sua amante dalla bellezza androgina. A seguito della morte, apparentemente accidentale,  della moglie Susan,  George, unico beneficiario di una copiosa polizza assicurativa, si ritroverà a fare i conti con numerosi indizi e prove a suo carico che lo renderanno colpevole e  meritevole della pena di morte.

Il film è costellato da colpi di scena a cominciare dall’apparire della stessa Marisa Mell nel ruolo della spogliarellista Monica Weston, diversa da Susan solo nel colore degli occhi e dei capelli.
George si lascerà coinvolgere; in un primo momento sarà dubbioso sull’identità della donna ma in seguito  allontanerà ogni sospetto restando impigliato in un piano architettato ad arte.
Lucio Fulci, dopo aver realizzato numerose commedie, con “Una sull’altra” firma il suo primo thriller al quale seguiranno, come sua massima espressione, le personalissime pellicole gore che lo hanno reso un’icona tra gli appassionati di genere.
Regista virtuoso delle inquadrature, colma la pellicola con primi piani sugli occhi, a lui tanto cari, con qualche campo lungo,  con sequenze dall’alto (vedi panoramiche città), dal basso ponendosi sotto le lenzuola generando un effetto a luci rosse od anche al di sotto della rampa delle scale, dall’interno (armadietto dei medicinali, cassetta di sicurezza).
Due le scene cult del film: lo spogliarello hot a bordo di una Custom dell’attrice Marisa Mell nelle “vesti” di Monica Weston, e gli ammiccamenti e le carezze dal carattere lesbo tra la stessa attrice e la Martinelli, momento per il quale la pellicola subì la censura.
Numerosi i nudi e qualche momento copulativo; unica scena splatter, il volto deturpato della salma decomposta.
Una sull'altra (1969) - Jean Sorel e Marisa Mell
Piacevoli le musiche dal sapore jazz del compositore Riz Ortolani.
Predittivo il finale: un giornalista spiega nel dettaglio l’esecuzione capitale inferta al dottor Dumurrier mostrando al pubblico televisivo la camera a gas del carcere di San Quintino spiegandone i dettagli nonché la contemporanea risoluzione degli eventi attraverso un vero e proprio coup de théatre,  a tal punto da sembrare una diretta. Rivedendolo oggi appare come un momento di Tv verità tratto da una delle innumerevoli trasmissioni che popolano il palinsesto italiano.
Più che un lavoro sul tema del doppio, di cui sicuramente il regista si serve (vedi anche il titolo), è certamente un film  sul caso e sulla imprevedibilità della vita; difatti concludo con una frase tratta da Match Point di Woody Allen: “E’ incredibile come cambia la vita se la palla va oltre la rete o torna indietro, no?”.
Frasi da ricordare: “E’ talmente incredibile come possono diventare estranei due che si sono amati”; “E’ in ottima salute come me e te, tu fino a domani mattina, naturalmente”.

Regia: Lucio Fulci; Soggetto: Roberto Gianviti, Lucio Fulci; Sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, José Luis Martinez Molla; Interpreti: Jean Sorel (George Dumurrier), Marisa Mell (Susan Dumurrier/Monica Weston), Elsa Martinelli (Jane), Alberto De Mendoza (Henry Dumurrier), John Ireland (isp. Wald), Riccardo Cucciolla (Benjamin Wormser), Bill Vanders (assicuratore), Giuseppe Addobbati [John Douglas] (mr. Brent), Jesus Puente (serg. polizia), Georges Rigaud (avv. Mitchell), Franco Balducci, Félix Dafauce, Jean Sobieski (Larry), Faith Domergue (Martha); Fotografia: Alejandro Ulloa; Musica: Riz Ortolani; Scene: Nedo Azzini; Montaggio: Ornella Micheli; Suono: Mario Li Gobbi; Produzione: Empire Films, Coop. Trébol Films, Madrid, Productions Jacques Roitfeld, Paris; Distribuzione: Fida Cinematografica; censura: 54245 del 08-08-1969

Recensione a cura di:



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