sabato 18 gennaio 2014

DRACULA 3D (2012)



Regia/Director: Dario Argento
Soggetto/Subject: Dario Argento, Antonio Tentori, Stefano Piani, Enrique Cerezo
Sceneggiatura/Screenplay: Dario Argento, Antonio Tentori, Stefano Piani, Enrique Cerezo
Interpreti/Actors: Thomas Kretschmann (Dracula), Marta Gastini (Mina), Asia Argento (Lucy), Rutger Hauer (Van Helsing), Unax Ugalde (Jonathan), Miriam Giovanelli (Tania), Maria Cristina Heller (Jarmila), Augusto Zucchi (Andrej Kisslinger), Christian Burruano (Milos), Riccardo Cicogna, Giovanni Franzoni (Renfield), Giuseppe Loconsole (Zoran), Franco Guido Ravera, Francesco Rossini (Delbruck)
Fotografia/Photography: Luciano Tovoli
Musica/Music: Claudio Simonetti
Costumi/Costume Design: Monica Celeste
Scene/Scene Design: Claudio Cosentino
Montaggio/Editing: Marshall Harvey, Daniele Campelli
Produzione/Production: Multimedia Film Production, Enrique Cerezo Producciones Cinematograficas
Distribuzione/Distribution: Bolero Film
Vendite all'estero/Sales abroad: Filmexport Group
censura: 106780 del 21-11-2012
Altri titoli: Dario Argento's Dracula

Evitiamo subito i soliti triti paragoni con i suoi filmoni degli anni Settanta, se non vogliamo impantanarci in una palude mediatica che va avanti da anni tra false rivalutazioni e sviolinate di maniera ad autorialità inesistenti. Dario è tornato, e come al solito si porta appresso l’equazione che vede nell’amore incondizionato dei suoi fedelissimi le stesse motivazioni (all’inverso) dei suoi crudeli detrattori. Altro errore modaiolo tra le veloci e pregiudizievoli recensioni ammantate di veggenza esiste poi l’ormai “statistica” di confronto con gli ultimi problematici film.
Tutti insieme appassionatamente nel calderone un po’ stregonesco della feroce stroncatura. Peccato che pochi considerino l’attuale situazione del cinema italiano, soffocata com’è da storielline “Ikea” e vuoti (di copione) esistenziali. La verità è che Dario Argento è ancora capace di certi miracoli, come realizzare un film in 3D (non gonfiato in post-produzione) lontano dagli standard dei budget americani, dove appunto la profondità stereoscopica, unita ai sinuosi movimenti di macchina e alla delizia estetica riesce a colpire al cuore. Dopo aver pagato i giusti tributi alle sue ispirazioni classiche e letterarie con Due occhi diabolici (1989, tratto da Poe) e Il fantasma dell’opera (1998), Argento rispolvera il mito del vampiro che ha prodotto più di 200 pellicole nella storia del cinema. Un vampiro vero, crudele, violento, ma allo stesso tempo romantico, sensuale e aristocratico. Anestetizzati ormai da anni da vampirelli metrosexual sparacchiati in tutte le salse tra Twilight e decine di serie tv, avevamo il sospetto che Dario potesse adeguarsi al succhiatore di sangue col dente cariato da svenevolezze “teen”. Invece sceglie un attore di razza mai pienamente apprezzato come merita, quel Thomas Kretschmann già argentiano nel capolavoro incompreso (in Italia) La sindrome di Stendhal e perfettamente a suo agio nei panni del celeberrimo Conte. Il Dracula di Kretschmann riesce a scavalcare anche l’iconografia classica e ormai troppo impomatata del vecchio vampiro alla Lugosi. Un Dracula moderno e affascinante, perfetta sintesi tra eros e thanatos senza frustranti patine. 
Da sempre attento alle trasfigurazioni animalesche, Argento porta sullo schermo un vampiro legato agli istinti primordiali dell’antropomorfismo. Via l’abusato pipistrello, Dracula si tramuta in lupo (scelti personalmente dal regista, meravigliosi) in sciame di insetti e in una problematica mantide verde gigante già da tempo oggetto di facili ironie in rete per una prevedibile cattiva resa scenica.
Il film parte con una lentezza nobiliare ammantata dal fascino gotico dei capolavori della Hammer, immergendo lo spettatore in un’atmosfera da grande classico. Un devoto e sentito ritorno alle suggestioni che hanno fatto grande il cinema italiano di genere, nelle affascinanti rievocazioni di Riccardo Freda e Mario Bava, plasmate dalle più moderne tecniche di ripresa stereoscopica. Altro simbolo fondamentale è poi l’erotismo, mai fuori luogo e strettamente correlato alla dimensione psicologica di alcuni personaggi-chiave. Così, se la virginale Marta Gastini non sfigura affatto di fronte a eroine classiche della tradizione argentiana, la bomba erotica Miriam Giovanelli, con i suoi nudi debordanti riconduce direttamente ai “filologici” eccessi del cinema horror degli anni Settanta. Il film guadagna ritmo proprio all’apparizione di questi due personaggi femminili contrapposti, per poi decollare (forse un po’ troppo frettolosamente) nell’ultima parte, quando entra in gioco il Van Helsing indistruttibile (e volutamente ironico) di Rutger Hauer. Nota dolentissima per Asia Argento. La cocca di babbo ci restituisce una delle peggiori interpretazioni di sempre (sicuramente la peggiore per quanto riguarda le collaborazioni col padre). Autodoppiaggio da censura, espressività intorpidita, Asia perde nettamente il confronto con le sue colleghe più fresche, non rovinando il film solo per l’esiguità del ruolo.
I meravigliosi colori della fotografia di Luciano Tovoli (con Argento in Suspiria e Tenebre), regalano momenti splatter concentrati nei giusti punti nevralgici, in perfetta armonia con le sospensioni d’atmosfera e i guizzi erotici. Il tutto ammantato dalle musiche del fido Claudio Simonetti che recuperano violini tzigani e addirittura il theremin, mostrandosi perfettamente aderenti alla storia, anche se meno memorabili rispetto al solito. Argento cesella il tutto con le compiaciute autocitazioni (Phenomena e Tenebre in primis, ma affettuoso anche l’omaggio al grande Fulci) e con l’immarcescibile e coerente amore per lo spettacolare cinema di paura. Dario è prima di tutto un cinefilo e lo dimostra ancora una volta, con la freschezza e l’entusiasmo di un bambino. Grande ritorno

Recensione a cura di:

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