martedì 24 dicembre 2013

LABBRA DI LURIDO BLU (1975)

Regia/Director: Giulio Petroni
Soggetto/Subject: Giulio Petroni
Sceneggiatura/Screenplay: Franco Bottari, Giulio Petroni
Interpreti/Actors: Lisa Gastoni (Elli Alessi), Corrado Pani (prof. Marco Alessi), Jeremy Kemp (prof. George Stevens), Silvano Tranquilli (Davide Levi), Daniela Halbritter (Laura), Gino Santercole (Alberto), Margareta Veroni (Nora, la servetta), Armando Brancia, Bruno Ariè, Giulio Baraghini, Umberto Aliverini, Silvano Tranquilli (Davide Levi), Antonio Casale (proprietario bar-tabacchi), Hélène Chanel (madre di Elli), Franco Deriu, Alberto Tarallo
Fotografia/Photography: Gabor Pogany
Musica/Music: Ennio Morricone
Costumi/Costume Design: Angela Parravicini
Scene/Scene Design: Franco Bottari
Montaggio/Editing: Giulio Petroni
Produzione/Production: Azalea Film
Distribuzione/Distribution: Agora
censura: 67371 del 29-10-1975

C’è una parte della filmografia italiana (e non) ancora poco esplorata nei suoi contenuti e che meriterebbe di essere approfondita e buona parte di questa filmografia riguarda Lisa Gastoni e i film da lei interpretati nell’arco di una decina d’anni, tra il 1968 e il 1978: Grazie zia’ di Samperi (1968), ‘L’amica’ di Lattuada (1969) , ‘L’invasione’ di Yves Allegret (1970), ‘Maddalena’ di Jerzy Kawalerowicz (1971), ‘La seduzione’ di Fernando Di Leo (1973), ‘Amore amaro’ di Florestano Vancini (1974), ‘Labbra di lurido blu’ di Giulio Petroni (1975), ‘Scandalo’, ancora di Samperi (1976), ‘L’immoralità’ di Massimo Pirri (1978) hanno tutti un filo conduttore, la disgregazione della morale attraverso le pulsioni di eros e thanatos, e trovano la propria sublimazione nel corpo e nel volto dell’attrice ligure. 

‘Labbra di lurido blu’, titolo ispirato ai versi di Shelley (How wonderful is Death. Death and his brother Sleep! One pale as the yonder wan and horned moon, With lips of lurid blue), indaga sulla disgregazione morale attraverso le vicende di due coniugi della media borghesia, Marco (Corrado Pani) e Elli (Lisa Gastoni) in perfetto equilibrio nelle loro deviazioni e la cui simbiosi, proprio per la natura del loro rapporto, è fin dall'inizio votata all’autodistruzione ('Ho letto tempo fa da qualche parte - dice Elli - che l’affiatamento coniugale è frutto di un congegno di delicatissimi equilibri' 'Se questo è vero' - risponde Marco - 'noi siamo i più grandi equilibristi del mondo'). Ma l’indagine di Petroni non si sofferma solo sul fallimento di un legame anticonvenzionale quanto piuttosto sulla pia illusione che unisce un uomo e una donna, e sulla quale si può anche basare un’esistenza, che ad un certo punto si dissolve per l’intervento di qualcosa più forte ed estraneo che distrugge gli equilibri.
Sia Marco, professore universitario dalle tendenze omosessuali, sia Elli, che invece ha tendenze ninfomani, sanno perfettamente che hanno bisogno l’una dell’altro, nonostante tutto e tutti. Ma mentre Marco tiene fede con determinazione alla costruzione di quel 'banale equilibrio nella pace della vita domestica' - a lungo agognato - e si serve di Elli strumentalmente - 'forse non è esemplare, ma è una donna' - e fedele a questa illusione respinge con forza l'uomo che ancora lo cerca (Jeremy Kemp) e con violenza la giovane ragazza innamorata di lui (Daniela Halbritter), Elli, in cerca del vero amore, pian piano scivola via dal meccanismo e così facendo tradisce Marco nell'unico modo che le è possibile: non donandosi fisicamente, e pubblicamente, a chiunque - 'facendosi sbattere a destra e a sinistra' -  ma concedendosi intimamente a un altro uomo, un uomo solitario che ha trovato se stesso proprio fuggendo dalle ipocrisie della società borghese (Silvano Tranquilli).
La sessualità vissuta come imposizione o come esperienza violenta - rivissuta attraverso i flashback di Marco e Elli - è l'inizio di un percorso tortuoso, traumatico perché travalica la sfera dell'intimità e si fa di pubblico dominio, specialmente tra le mura di paese (si gira nella provincia umbra).  E se da una parte nella festa di paese, come nelle antiche Baccanali, la sessualità assume un carattere violento e propiziatorio - ed implode nel suo carattere autodistruttivo (interessante come questa tecnica utilizzata da Petroni sarà ripresa, ricalcandone anche gli intenti, da Cavallone in 'Spell - Dolce mattatoio'), nella noia di un ricevimento, nella solitudine di una piccola casetta appartata, negli occhi di un nuovo amico 'si recide quel filo di speranza a cui, forse inconsapevolmente, si resta ancora aggrappati'. E l'inferno di Elli è l'inferno  di Marco ed è lo stesso inferno che Petroni trova in un verso di Baudelaire: 'Il Diavolo regge i fili che ci muovono. Gli oggetti ripugnanti ci affascinano; ogni giorno discendiamo d'un passo verso l'Inferno'. Eros e thanatos.
Film massacrato da certa critica perché tacciato di bieco moralismo, a tratti calligrafico, 'Labbra di lurido blu' mantiene invece una coerenza di fondo abbastanza convincente. E' lo stesso Petroni a dire in un'intervista a Nocturno: 'io non credo di aver meritato il linciaggio di cui sono stato vittima in seguito all’uscita di quel film. Volevo gettare della luce su un problema che a meta degli anni settanta era molto forte… una parte della società che non riusciva ad analizzarsi, a guardarsi dentro era in uno stato conflittuale con se stesso, da una parte c’erano i desideri, le voglie e dall’altra il peso dei tabù ancora forti che schiacciavano le volontà. Il film ha avuto un discreto successo di pubblico che ha scelto di non dar peso alla critica che mi massacrava. Forse non riuscito nei miei intenti ma almeno se queste aggressioni fossero uscite fuori da una analisi degli intenti e contenuti della pellicola allora sarebbe stato sopportabile ma invece era tutto gratuito e immotivato'. Ed effettivamente questi intenti, a ben guardare, nel film ci sono tutti e sono tutti ampiamente riscontrabili.

Recensione a cura:
Carlo Giustiniani | Crea il tuo badge

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