venerdì 27 dicembre 2013

2019 DOPO LA CADUTA DI NEW YORK (1983)


Regia/Director: Sergio Martino [anche come Martin Dolman]
Soggetto/Subject: Ernesto Gastaldi (come Julian Berry), Sergio Martino (come Martin Dolman)
Sceneggiatura/Screenplay: Ernesto Gastaldi (come Julian Berry), Sergio Martino (come Martin Dolman), Gabriel Rossini
Interpreti/Actors:  Michael Sopkiw: Parsifal     Valentine Monnier: Giara     Anna Kanakis: capitano degli Eurac Ania Romano Puppo: Russell     Paolo Maria Scalondro: Bronx     Louis Ecclesia: Kirk     Valentine Monnier: Geiada     Edmund Purdom: presidente della confederazione panamericana     Serge Feuillard: comandante degli Eurac     Al Yamanouchi: re dei contaminati     George Eastman: Big Ape
Fotografia/Photography: Giancarlo Ferrando
Musica/Music: Guido e Maurizio De Angelis
Costumi/Costume Design: Adriana Spadaro
Montaggio/Editing: Eugenio Alabiso (come Alan Beugen)
Produzione/Production: Medusa Film, Nuova Dania Cinematografica
Distribuzione/Distribution:Magnum 3B
Altri titoli: 2019 après la chute de New York, 2019: After the Fall of New York, After the Fall of New York

In una New York post-apocalittica, bersagliata da soldati armati di balestra, raggi laser e legge marziale, un anti-eroe solitario viene inviato a salvare l’unica donna delle Terra non ancora contaminata dalla radiazioni, che potrebbe contribuire a ripopolare l’umanità sterminata da guerre nucleari. Un film del regista italiano Sergio Martino, ricco di suggestioni e rimandi ad altre pellicole, che realizza un film, nominalmente in buonafede, brutta copia del cult di Carpenter “Fuga da New York”, a cominciare da Parsifal che somiglia nettamente, come fisionomia, a Kurt Russell. Estremamente ottantiano come stile e da riscoprire, ma non aspettatevi il capolavoro incompreso.

… Marinetti considerò Parsifal il simbolo della decadenza della cultura occidentale (Parsifal, ultimo dramma di Richard Wagner)

Nel 2019 New York è ridotta ad un cumulo di macerie da una spaventosa guerra atomica: in questo scenario viene aperta la caccia all’uomo da parte dell’esercito vincitore (gli Eurac) sui vinti, massacrati o catturati per essere sottoposti ad esperimenti genetici. Parsifal è un guerriero assoldato dalla Federazione PanAmericana, assieme ad altri due misteriosi individui, allo scopo di mettere al sicuro l’unica donna rimasta che dovrebbe garantire la rigenerazione della razza umana, non ancora contaminata dalla radiazioni. I tre incontreranno una razza di mutanti (i Contaminati) e saranno catturati dagli Eurac, i quali sospettano una riorganizzazione della rivale PanAmericana. Dopo varie peripezie, tra cui l’incontro con dei nani mutanti e con uomini-scimmia armati di scimitarra (!), avverrà l’epilogo della storia, tutto sommato piuttosto prevedibile.

“Il solito fottuto bastardo!”
“Suppongo che questo significhi: sì”

Se dovessi dare una sorta di ricetta per la realizzazione un film del genere di: prendere Interceptor (il Mad Max di Mel Gibson), miscelarlo con una bella spruzzata di Fuga da New York di John Carpenter, shakerare con cura ed osservare il risultato finale. In fondo la somiglianza di Michael Sopwik / Parsifal con Kurt Russel / “Snake” Plinski rende piuttosto raggelante qualsiasi paragone con il cult americano, sia perchè ambientato sempre a New York, sia perchè  c’è comunque di mezzo un mercenario che lotta contro tutti per salvare sè stesso (ed il mondo). Del resto Martino sembra aver detto che la sceneggiatura sarebbe stata scritta prima dell’opera carpenteriana, quindi dobbiamo pensare che – senza ulteriore malizia – si tratti di una somiglianza casuale che non degrada nel plagio: in altri termini un po’ come accaduto tra Pet Semetary di King e Zeder di Avati (due trame molto simili per due film piuttosto distanti geograficamente). Del resto il gioco delle ispirazioni e dei rifacimenti segue il noto principio di imitazione (inteso con valenza positiva), presente sia presso gli antichi romani sia, in tempi moderni, nella replica di “memi” riadattati e modificati sul web.
“2019 – Dopo la caduta di New York”, rimuovendo qualsiasi pretesa intellettualistica da cinema “serio”, è un tributo al post-apocalittico divertente e scorrevole, che esprime paura ancora attualissime e che non risparmia dettagli in quanto ad horror e splatter, rendendo riconoscibile una sorta di old-school italiana. Se non fosse per qualche dialogo improbabile, qualche situazione vagamente trash ed una pochezza di mezzi generalizzata, potremmo dire di aver assistito ad un film originale, con valide idee di fondo, ben girato e anche discretamente interpretato: del resto la cosa migliore della pellicola rimangono i momenti horror, che sono realmente oggetto di culto. La sceneggiatura, di per sè, era complessa da sviluppare senza sbavature e, in effetti, soltanto Carpenter ci è riuscito per ben due volte senza errori. Da ricordare infine che l’Uomo Scimmia è interpretato da George Eastman, il cinico “32″ di “Cani Arrabbiati“, mentre trucchi e miniature del film sono di Antonio Margheriti.

Recensione a cura di:

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