venerdì 8 novembre 2013

NELLA STRETTA MORSA DEL RAGNO: MARGHERITI ANTICIPA KUBRICK


La pellicola Nella stretta morsa del ragno, del '71, di Antonio Margheriti, non è solo il remake di Danza Macabra, sempre di Margheriti, ma è molto di più. 
Il film sembra precorrere alcuni temi figurati da Stanley Kubrick nel suo Shining del 1980. 
Antonio Margheriti, per il film del '71, sviluppa un racconto di Edgar Allan Poe, Berinice. 
La trama originale di Poe prevede, come punto di riferimento, il tema della casa infestata. In una misteriosa villa nobile succedono fatti inspiegabili, e la protagonista, Berenice, molto probabilmente è un fantasma. 
Margheriti sviluppa l'elemento sovrannaturale caricandolo di connotati gotici. Gli spiriti assomigliano in tutto e per tutto a vampiri. Le anime intrappolate nel castello rivivono la propria morte perché uccise in modo cruento in vita. Lo stesso meccanismo sarà poi inserito nelle case possedute descritte dai registi asiatici come succede per The Grudge e nei più recenti Insidious e The Conjuring, ma questa è un'altra storia. 
I vampiri/fantasmi si manifestano ad un incauto Alan che per scommessa decide di passare una notte all'interno dell'edificio. La scommessa la farà proprio con l'autore del racconto, Edgar Allan Poe in persona, interpretato da Klaus Kinski. Dovrà passare una notte nel castello e uscirne incolume. Quando la bella vampira, che si innamora proprio dell'eroe, mostra ad Alan gli istanti di vita passata sotto forma di visioni, le trovate impresse nella pellicola anticipano fortemente il film di Kubrick. Già nel romanzo di Stephen King, si possono notare degli elementi presi in prestito da Poe. Infatti La caduta della casa degli Usher parla di una casa maligna che imprigiona i propri ospiti, stessa sorte capiterà proprio a Jack Torrance alias Jack Nicholson. In ogni caso, il ballo in maschera alla quale assiste Nicholson nel bar lussuoso dell'hotel è figlio diretto del ballo coi vestiti d'epoca alla quale assiste Alan per capire il passato turbolento di Elisabeth, la vampira di cui si è innamorato.

Sia nella pellicola del '71 che in quella di Kubrick, i cardini fondamentali sono il passato, il lusso datato, l'onirismo, lo spiazzamento che riceve il protagonista.  Sia Alan che Jack partecipano a un miracolo, sono risucchiati dal passato e vedono coi loro occhi i morti essere di nuovo vivi. Il luogo in cui agiscono assomiglia più a una macchina del tempo che li catapulta in più dimensioni che a un edificio posseduto. 
Margheriti anticipa Kubrick, in Danza Macabra invece la visione del ballo in maschera è come se fosse esclusivamente un ricordo dei personaggi, un semplice flashback. Nel remake Alan vede proprio l'edificio catapultarsi in un'altra epoca e quindi assiste pienamente all'evento magico, anche se non può comunicare con gli spettri. Nicholson invece riuscirà perfettamente a interagire coi fantasmi, a tal punto che diventerà uno di loro. In ogni caso, le analogie tra i due film sono strette e marcate, e la poesia di Margheriti ci parla ancora più che mai.

Recensione a cura di:
  Francesco Basso | Crea il tuo badge

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