lunedì 19 dicembre 2016

CANONE INVERSO (2000)

Regia/Director: Ricky Tognazzi
Soggetto/Subject: Ricky Tognazzi, Simona Izzo, Graziano Diana, opera
Sceneggiatura/Screenplay: Ricky Tognazzi, Simona Izzo, Graziano Diana
Interpreti/Actors: Hans Matheson (Jeno Varga), Melanie Thierry (Sophie Levi), Lee Williams (Davis Blau), Gabriel Byrne (il violinista), Ricky Tognazzi (il giovane barone Blau), Peter Vaughan (il vecchio barone Blau), Nia Roberts (Costanza), Adriano Pappalardo (Xolf), Andy Luotto (maestro Hischbaum), Mattia Sbragia, Domiziana Giordano (baronessa Blau), Andrea Prodan, Rachel Shelley, Douglas A. Harrison, Gregory Harrison
Fotografia/Photography: Fabio Cianchetti
Musica/Music: Ennio Morricone
Costumi/Costume Design: Alfonsina Lettieri
Scene/Scene Design: Francesco Bronzi
Suono/Sound: Alessandro Zanon
Montaggio/Editing: Carla Simoncelli
Produzione/Production: Cecchi Gori Group Fin.Ma.Vi
Distribuzione/Distribution: Cecchi Gori Distribuzione
Vendite all'estero/Sales abroad: Cecchi Gori Group
censura: 94224 del 09-02-2000

Ricky Tognazzi (1955), figlio di Ugo e Pat O’Hara, non è soltanto regista, ma anche attore cinematografico e teatrale. Apprende il mestiere collaborando con il padre, ma anche come aiuto regista di Pupi Avati, Luigi Magni e Maurizio Ponzi (i migliori film come attore sono sotto la sua guida). Le tematiche dei migliori lavori da regista riguardano l’attualità (Ultrà, 1991 e La scorta, 1993), ma con Canone inverso raggiunge un livello difficilmente eguagliabile di poesia e partecipazione emotiva.

Il titolo fa riferimento a un brano per due violini (scritto da Morricone) - vero protagonista del film -  basato su una melodia suonata in maniera classica dal primo violino, mentre il secondo lo esegue contrario. Tognazzi prende il bel romanzo di Maurensig e - con la moglie Simona Izzo e Graziano Diana -realizza una buona sceneggiatura per raccontare la vita del povero violinista ebreo Jeno Varga (Matheson) e del ricco David (Williams), che studiano in un collegio di Praga, diventano amici e si perdono per sempre dopo aver scoperto di essere fratelli. Jeno si innamora di una giovane pianista ebrea (Thierry), sposata con un marito freddo e scostante, ma riesce a far l’amore con lei e a suonarci insieme una sola volta. Le persecuzioni razziali dopo l’invasione nazista porteranno i due amanti in un campo di sterminio tedesco. Ma da una notte d’amore è nata una bambina, che da grande ritroverà il violino del padre, il nonno e lo zio, dopo aver appreso che i genitori sono morti.
Canone inverso è un film poetico e delicato, narrato con un coinvolgente gioco di flashback, tra colpi di scena, ricordi e una colonna sonora straordinaria composta da Ennio Morricone, che è parte integrante della storia. Il regista trova il modo di raccontare una storia di formazione e di amicizia, inserendo annotazioni sulla persecuzione nazista nei confronti degli ebrei e rapportandola all’invasione sovietica durante la Primavera di Praga. La storia è strutturata secondo i ricordi della figlia del protagonista - unica sopravvissuta della famiglia - che durante un’asta pubblica incontra il nonno (che non conosce) e cerca di contendergli l’acquisto del violino del padre. Il film si sviluppa con toni melodrammatici, assecondando un’intensa narrazione a base di ralenti, carrelli, piani sequenze e fotografia patinata. Ottimi gli interpreti principali, Adriano Pappalardo è convincente nei panni di un patrigno tutto cuore, Ricky Tognazzi è un padre silenzioso, stona un’algida Domiziana Giordano nei panni della madre di David. Ricky Tognazzi racconta per immagini un soggetto interessante, una storia d’amore e morte che diventa l’occasione per una tardiva riconciliazione tra padre e figlio. Incomprensibile la solenne stroncatura di Paolo Mereghetti (una stella): “… I personaggi sono arrabbiati, le psicologie inesistenti, le musiche algide e accademiche, la confezione inutile, i discorsi sulla musica, sull’Olocausto e le lezioncine di storia imbarazzanti, irritanti e di cattivo gusto…”. Il critico milanese ha visto soltanto “un po’ di nudi loliteschi, tanto per gradire”. Pino Farinotti rincara la dose, assegna una sola stella, se la prende con Tognazzi e con il sopravvalutato Maurensing giudicando il film “indifendibile”. Morandini concede due stelle, afferma che “il mestiere narrativo c’è, manca lo stile” e ritiene che Tognazzi non sia riuscito a trovare “le immagini corrispondenti al fascino quasi mistico che la musica ha nelle pagine di Maurensing”. Noi andiamo oltre. Abbiamo visto un film che scorre su diversi piani temporali - dagli anni Trenta ai giorni nostri -, articolato su tre livelli narrativi. Un piccolo gioiello di poesia cinematografica, ben fotografato, montato con sapienza e strutturato con buona tecnica, intriso di musica e passione.

Recensione a cura di:

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