martedì 4 aprile 2017

VALERIA DENTRO E FUORI (1972) di Brunello Rondi - recensione del film


Valeria dentro e fuori (1972) di Brunello Rondi
Valeria dentro e fuori (1972) prosegue un discorso personale che caratterizza tutta l’opera di Rondi, perché è ancora un film psicologico incentrato su problematiche intimistiche e sul carattere di una donna. Interprete principale nei panni della svedese Valeria è una stupenda Barbara Bouchet, forse nel film più scabroso della sua carriera che passa in televisione solo in una versione tagliata. L’attrice praghese non è amata dalla critica che la vede come un’interprete leggera, da commedia sexy, ma per questo film fa un eccezione e il critico Biraghi su Il Messaggero scrive: “Una Bouchet che non è mai stata così espressiva giungendo a dare di Valeria un ritratto completo, dai turbati smarrimenti alle torve convulsioni da ossessa”. La stessa Bouchet ama molto Valeria dentro e fuori al punto di confessare a Pulici & Gomarasca su 99 Donne: “Quello era un film con scene erotiche ma assolutamente drammatico, io interpretavo una pazza, e potevo anche dar prova delle mie qualità recitative, non solo mostrare il mio corpo…”. Mereghetti aggiunge: “Resta convincente la prova della Bouchet che si spoglia, ma accetta anche di imbruttirsi, e possiede un’energia di rado mostrata nella sua carriera”.
Barbara Bouchet è un’attrice affascinante e brava che dà il meglio di sé nel genere comico erotico, ma in questo caso regala un’interpretazione insolita che si ricorda con piacere. Da segnalare che in futuro rifiuterà ruoli simili e lascerà che attrici come Corinne Clery e Stefania Sandrelli interpretino al posto suo film di successo come Histoire d’O (1975) di Just Jaeckin e La chiave (1983) di Tinto Brass. Pier Paolo Capponi è un credibile marito, compositore di avanguardia che non vuole figli a ostacolare il successo e finisce per far impazzire completamente la moglie. Rondi tratteggia bene un carattere cinico ed egoista sin dalle prime sequenze. Capponi obbliga la moglie a fare la lampada perché non la vuole troppo bianca e pretende che parli in svedese mentre fanno l’amore perché si eccita in questo modo. Il regista padroneggia bene la tecnica del flashback che utilizza per far capire le frustrazioni infantili di Valeria. La donna è ossessionata dal sesso fin da bambina, ha visto i genitori mentre facevano l’amore ed è rimasta turbata. La musica sperimentale e lugubre di Bixio accompagna il crescendo di follia di Valeria, pervasa da orribili sogni e da desideri irrisolti. La donna è vittima della sua frustrazione, diventa ninfomane, si concede a un operaio, a un collega giapponese del marito e persino al cognato in ascensore. Rondi abbonda in dissolvenze e immagini oniriche della Bouchet che sogna un delicato rapporto sopra un prato con un uomo in kimono, ma anche in primissimi piani sugli intensi occhi azzurri dell’attrice praghese. Il crescendo di follia è descritto con abilità e la Bouchet dà prova di grandi capacità recitative nella scena del bicchiere rotto, ma pure quando uccide un pesce rosso e mette candele davanti alla foto del marito. I suoi occhi sono spiritati, la risata folle, il carattere tratteggia improvvisi alti e bassi di umore. La parte girata in manicomio è la migliore per realismo e intensità narrativa. Le suore infermiere rappresentano il lato negativo del potere, ma Rondi punta il dito anche su medici ottusi che non lavorano sulla psicologia preferendo farmaci e punizioni. Le parti oniriche sono ottime, rappresentano il sogno di maternità frustrato di Valeria che sogna se stessa vestita di bianco, incinta e donatrice di esistenza. Erna Schurer (Emma Costantino) interpreta un’altra malata di mente vittima di oscuri sogni e immagini di uomini che entrano in camera per violentarla. La sua interpretazione è ottima ed è una perfetta spalla della Bouchet all’interno di un manicomio che presenta una serie di tipologie psichiatriche ben caratterizzate. La Bouchet è imbruttita dal trucco, giorno dopo giorno la sua follia peggiora a contatto con un ambiente dove può solo degradarsi. Il cinico marito va a farle visita ma la spia da una vetrata, non deve farsi vedere per ordine del medico, ma in realtà non gli interessa più di tanto. Per lui la vista del manicomio è solo fonte di ispirazione musicale, è il male puro, senza attenuanti, senza ipocrisia. Il marito ha un’altra donna nella sua vita e la moglie è soltanto un problema. Il manicomio è descritto con crudo realismo senza alcuna retorica e il regista riesce a fare un serio discorso contro le cure psichiatriche praticate in una struttura semicarceraria. Un degente si eccita con le bambole, un’altra recita da soprano, altri ancora mangiano ridendo con occhi spenti ed espressioni allucinate. Valeria decide di fuggire, fa l’amore sopra un camion con altri uomini, finisce per dormire come una bestia tra mattoni, terra e cani. Alla fine viene ripresa dagli infermieri, lacera e sporca, ridotta a una larva incapace di reagire in mezzo alla follia dei degenti. La desolazione del manicomio è ben descritta, tra persone annullate nella loro volontà, assurde punizioni, camicie di forza e punture lombari. Rondi porta la lezione neorealista all’interno di un ospedale psichiatrico e la contamina con un discorso politico - sociale. La sequenza di lotta in giardino tra la Schurer e la Bouchet è perfetta come indice di totale follia e vede protagoniste due donne che si contendono il ruolo di Madonna. Nel finale vediamo Valeria costretta a restare dentro al manicomio, ma una dissolvenza onirica mostra la donna che stringe in braccio un figlio e abbandona sorridendo l’ospedale. La pellicola vede tra gli altri interpreti Claudio Gora, Umberto Raho, Maria Mizar, Liliana Pacinotti e Rosemarie Lindt. Brunello Rondi sceneggia il film con la collaborazione dello psicologo Aldo Semerari che lo aiuta nella costruzione del carattere di una donna repressa dal marito nel desiderio di maternità. Rondi prosegue un discorso critico nei confronti della borghesia italiana ma fa pure una seria denuncia nei confronti degli ospedali psichiatrici. Mereghetti concede una stella e mezza a un film che giudica irrisolto, enfatico, gridato, sensazionalista, ambiguo nelle premesse (tradizionaliste) e negli effetti (Valeria rimane sempre un oggetto sessuale e nula più). Ottime le musiche sperimentali di Franco Bixio, ma anche la fotografia di Claudio Racca non è da sottovalutare. Il titolo originale del film doveva essere semplicemente Valeria, ma la produzione pensò bene di aggiungere un ammiccante dentro e fuori pensando di richiamare un pubblico maggiore.

Regia: Brunello Rondi; Soggetto: Brunello Rondi; Sceneggiatura: Brunello Rondi, Aldo Semerari; Interpreti: Barbara Bouchet (Valeria Rocchi), Pier Paolo Capponi (David Rocchi), Umberto Raho (prof. Vannutelli), Maria Mizar (suora), Claudio Gora, Liliana Pacinotti, Gino Cassani (Marco Rocchi), Paola Corazzi, Rosemarie Lindt, Erna Schurer (Evi), Paola Parri, Patrizia De Monte, Franca Tedeschi, Barbara Betti, Nancy Lecchini, Rita Loverde, Alessandro Perrella, Lorenzo Piani, Mario Dardanelli, Ignazio Bevilacqua, Enzo Spitaleri, Bruno Alias; Fotografia: Claudio Racca; Musica: Franco Bixio; Costumi: Luciano Vincenti; Scenografia: Luciano Vincenti; Montaggio: Marcello Malvestito; Suono: Pasquale Rotolo; Produzione: Naxos Film; Distribuzione: Panta Cinematografica; censura: 60406 del 25-05-1972

Recensione a cura di:

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