domenica 12 febbraio 2017

QUESTA LIBERTA' DI AVERE LE ALI BAGNATE (1970) di Alessandro Santini - recensione del film


QUESTA LIBERTÀ DI AVERE LE ALI BAGNATE
Film dai forti connotati politici e culturali nato sulla scia della contestazione sessantottina che, come buona parte delle opere dell'epoca legate a questo particolare filone, ripropone le dinamiche di quell'eterna lotta di classe che nella sua trasposizione su pellicola non si limita solo alla rappresentazione dello scontro tra esponenti di ceti sociali diversi ma anche all'incontro delle filosofie di vita che li accompagna, attraverso una serie di simbolismi che si susseguono per tutta la durata dell'opera.
In questo contesto troviamo Femi Benussi, in un'inusuale capigliatura bionda, nei panni di Miriam, una giovane moglie che, in contrasto con il suo modo di essere, ha scelto i comodi agi di una vita borghese legandosi a Robin, un editore interpretato da Franco Silva.
Però per quanto la donna cerchi di adattarsi a questo nuovo mondo, che di fatto non le appartiene, lo spirito di sopravvivenza la porta a cercare in Pierre (Mark Damon) l'alternativa per evaderne. Quest'ultimo, che non è per niente interessato a ricambiare l'amore ricevuto da Miriam, cerca di sfruttare l'infedeltà di lei a suo favore. Mentre si trova con la donna presso la propria villa attira sul posto il marito. Una volta giunto presso l'abitazione, Pierre scatta all'uomo, a scopo di estorsione, delle foto che se pubblicate possono intaccarne la reputazione. L'uomo si sente toccato nel vivo e per quanto non gli interessi niente del tradimento, e di conseguenza della propria moglie, è molto sensibile al fatto che può essere
Femi Benussi - Questa libertà di avere le ali bagnate
compromessa la sua immagine. Alla fine, costretto a restare nella villa sarà lui a sopravvivere a tutti, dimostrando che la giusta dose di arrivismo che l'ha portato ad essere l'imprenditore di successo che è, l'ha anche aiutato a produrre quegli anticorpi per affrontare minacce ben peggiori di quelle architettate da Pierre. Quest'ultimo in realtà voleva solo dimostrare la vanità e l'egocentrismo del ricattato, restando per ironia della sorte vittima del suo stesso gioco, tra l'altro anche innocuo visto che la macchina  fotografica era sprovvista di rullino. Robin archiviato il rapporto con la moglie sceglierà come nuova compagna Silvia (Rita Calderoni), una giovane hippy che era giunta nel frattempo nella villa con un gruppo di amici e che vedendo nell'editore un'occasione da non perdere non ci pensa due volte a rivedere le sue idee libertarie. A questo punto alla povera Miriam, che forse era l'unica mossa da un ideale vero, ovvero quello di ritornare alla sua vecchia vita, non resta che accettare la sconfitta perché a sue spese ha realizzato che indietro non si può più tornare, la conseguenza estrema di questa consapevolezza sarà quella di togliersi la vita.

Femi Benussi e Mark Damon - Questa libertà di avere le ali bagnate
La frase che da il titolo al film, che ne racchiude e riassume l'essenza, prende spunto da una scena dove Mark Damon apre una gabbia estraendone il pappagallino che ospitava, ma prima di lasciarlo volare via gli bagna crudelmente le ali impedendo al povero uccello che ha appena riacquistato la libertà di spiccare il volo, questo con l’intento di dimostrare a Miriam che non è sufficiente emanciparsi dai legami per essere realmente liberi ma che bisogna anche scrollarsi di dosso tutto quel bagaglio di esperienze che nella vita ci hanno costantemente condizionato.
La sceneggiatura ad opera di Polselli tende, come visto, a sminuire l'individuo che si fa portatore di ideali. L'ideologia di conseguenza diventa lo strumento per la realizzazione del singolo, dove la collettività non ne trova beneficio. In questo contesto tutti cercano di tirare l'acqua al proprio mulino. Silvia ne è l'emblema, come Miriam abbandona la vita e i costumi da hippy per unirsi a chi più la può appagare materialmente. Ovviamente tutta la storia è il particolare di un evento più grande, la rivoluzione culturale che stava avvenendo in quegli anni e che viene presentata nei titoli di testa con l'esposizione delle prime pagine dei giornali che raccontano la cronaca giornaliera degli eventi che l'hanno caratterizzata. Quello che viene narrato nel film, come dicevamo, è la rappresentazione dei drammatici fatti di un evento marginale, che al massimo può trovare spazio in un trafiletto di poche righe all'interno della cronaca. Per questo all'inizio del film, in contrapposizione ai suddetti titoli di giornale, quanto narrato viene introdotto da un moderno cantastorie che girovagando con la sua chitarra racconta cantando in rima quanto successo.

Femi Benussi e Rita Calderoni - Questa libertà di avere le ali bagnate
Per diverso tempo si è creduto che Santini, qui alla sua prima prova come regista, fosse stato il prestanome proprio di Polselli, cosa che poi è stata smentita dalla Benussi nella famosa intervista rilasciata a Cine70, dove per l'occasione disse"...credo proprio che Polselli sul set di Questa libertà di avere le ali bagnate non ci fosse. Mi ricordo solo questo Alessandro Santini, che era un operatore cinematografico e che la produzione, per risparmiare, aveva promosso a regista. Si saranno detti: L'operatore ci fa anche la regia, così noi risparmiamo. Ma il regista è una professione  ben precisa, che non si può inventare, perché la forza del racconto la deve dare il regista, non l'operatore che, per quanto importante, è un'altra cosa". Giudizio forse un pò troppo severo quello espresso dall'attrice istriana, visto che il film scorre abbastanza bene fino alla fine senza incongruenze di sorta, forse se proprio gli si vuole trovare un difetto, l'opera pecca in più scene di avere dei dialoghi di impostazione prettamente teatrale che si fanno portatori di un linguaggio a volte un po troppo aulico ottenendo alla lunga lo sgradito effetto di appesantire il racconto.

Regia: Alessandro Santini; Soggetto: Renato Polselli, Alessandro Santini; Sceneggiatura: Renato Polselli
Interpreti: Mark Damon (Pierre), Rita Calderoni (Silvia), Franco Silva (Robin), Femi Benussi (Miriam), Piero Mazzinghi, Rosita Torosh; Fotografia/Photography: Gino Santini; Musica: Carlo Savina; Scenografia: Giuseppe Ranieri; Montaggio: Carlo Alberto Baltieri; Produzione: San Giorgio Cinematografica; Distribuzione: Indipendenti Regionali; censura: 57300 del 04-12-1970; Altri titoli: Dolce pelle di donna

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