giovedì 5 gennaio 2017

UNA MAGNUM SPECIAL PER TONY SAITTA (1976)


Regia/Director: Alberto De Martino [Martin Herbert]
Soggetto/Subject: Vincenzo Mannino [Vincent Mann], Fred Clark
Sceneggiatura/Screenplay: Vincenzo Mannino [Vincent Mann], Fred Clark
Interpreti/Actors: Stuart Whitman (Tony Saitta), John Saxon (Matt, ispettore di polizia), Martin Landau (dott. George Tracer), Carole Laure (Louise), Gayle Hunnicutt (Margie Cohn), Tisa Farrow (Julie Foster), Jeanne Leclerc (Fredd)
Fotografia/Photography: Antony Ford
Musica/Music: Armando Trovajoli
Scene/Scene Design: Michael Proulaix
Montaggio/Editing: Vincenzo Tomassi [Vincent P. Thomas]
Suono/Sound: Patrick Housseon
Produzione/Production: Fida Cinematografica, Security Investment Trust Co.
Distribuzione/Distribution: Fida Cinematografica
censura: 68091 del 06-03-1976

A pochissimi anni da quell’Anticristo riconosciuto come una delle pellicole cardine della sua cinematografia, se non addirittura il suo apice, Alberto De Martino firma, con lo pseudonimo Martin Herbert, “Una Magnum special per Tony Saitta”, giallo rocambolesco, ma tutto sommato godibile dopo il tentativo solo in minima parte riuscito di “L’assassino… è al telefono” del 1972, pellicola trascurabile da segnalare per la presenza di Telly Savalas, il tenente Kojak televisivo e, per gli amanti del cinema di genere, l’Antagonista per eccellenza nel baviano Lisa e il diavolo.

La trama ruota attorno a una serie di omicidi il cui unico legame sembra essere una preziosa collana, sottratta a una ricca signora di Toronto brutalmente assassinata. Le indagini sono nelle mani di Tony Saitta, fratello della prima vittima del film, misteriosamente avvelenata durante un party. E se i sospetti ricadono inizialmente su un medico che aveva una relazione clandestina con la ragazza, i delitti continuano a susseguirsi apparentemente senza un filo logico, ad eccezione della suddetta collana: dove conduce esattamente la scia di sangue lasciata dall’assassino?
In bilico tra il giallo classico e il poliziesco all’italiana, in un vortice di inseguimenti mozzafiato, scazzottate all’ultimo sangue, dettagli macabri (su tutti, il ritrovamento del cadavere mutilato di una vittima all’interno di una schiacciatrice) e, colpo di genio!, una magnifica rissa tra il detective e tre travestiti potenzialmente invischiati nei delitti, Alberto De Martino confeziona un film più che dignitoso, dove la mancanza di veri colpi di scena è sopperita da un ritmo adrenalinico e un montaggio spericolato, che garantiscono un’ora e quaranta minuti di intrattenimento per una pellicola sicuramente non memorabile, ma senza dubbio di gradevole fattura.
Stuart Whitman nel ruolo del protagonista svolge il suo compito in modo diligente, ma è Martin Landau, pietra miliare del cinema d’oltreoceano, nonché premio Oscar 1995 come Miglior attore non protagonista per Ed Wood, la vera sorpresa del film. Piuttosto marginali John Saxon nei panni del sergente Matthews e un’inedita Tisa Farrow, questa volta non propriamente a suo agio nei panni di Julie, amica non vedente della prima vittima (se la caverà meglio diretta da Massaccesi e Fulci nei cult Antropophagus e Zombi 2).

Recensione a cura di:
Claudio Questa | Crea il tuo badge


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