venerdì 2 dicembre 2016

LA NOTTE DEI FIORI (1972)

Regia/Director: Gian Vittorio Baldi
Soggetto/Subject: Gian Vittorio Baldi
Sceneggiatura/Screenplay: Gian Vittorio Baldi
Interpreti/Actors: Macha Méril (Macha), Hyram Keller (Hiram), Micaela Pignatelli (Micaela), Jürgen Drews (Chris), Giorgio Maulini (George), Dominique Sanda (Eva)
Fotografia/Photography: Gerardo Patrizi
Musica/Music: Peppino De Luca, Peppino De Luca
Costumi/Costume Design: Vittorio Rossi
Scene/Scene Design: Vittorio Rossi, Vittorio Rossi
Montaggio/Editing: Cleofe Conversi
Produzione/Production: Maxi Film, Victoria Films, Paris
censura: 60789 del 09-11-1972

L'impegnativo assunto della didascalia che apre il film introduce il significato: "Se la vita potesse essere acquistabile, soltanto i ricchi vorrebbero figli".
Macha (Macha Meril) e Chris (Jurgen Drews) sono due figli dei fiori in viaggio in autostop dalla campagna alla città lungo l'Appia Antica; due spiriti liberi nullatenenti, amano la vita, la natura, e rispettano ogni suo essere vivente. Macha aspetta un figlio, e Chris tenta di racimolare qualche spicciolo cantando canzoni a turisti incontrati lungo il cammino. Nessuno li considera, nessuno concede loro denaro, né un passaggio né un sorriso. Sono disprezzati poiché ribelli, "non uguali", lontani dalle convenzioni del quotidiano, quindi selvaggi. Chris e Macha non la prendono a male, sono in pace col mondo, non reagiscono, non contemplano le offese, incarnano la paradisiaca ingenuità di Adamo ed Eva; proseguono pacificamente a piedi un bucolico itinerario affidato alla clemenza del destino. Macha non si sente bene, e Chris la distrae raccontandole una favola: "C'erano una volta quattro giovani che abitavano una villa lussuosissima. Eva era una cantante di grande successo che stava quasi sempre a letto perché incinta. Giorgio era il suo press-agent. Hiram il suo consigliere, era un giovane americano fuggito dall'esercito. Micaela infine era una ragazza ricca amica dei tre, che si divertiva a fare la maga, a predire il futuro, e le piaceva scolpire uccelli di creta. Vivevano felici e contenti, quando un giorno…" trovano un cadavere nella serra. Si sospettano e accusano a vicenda, poi, rinunciando a capire chi tra loro sia il colpevole, lo estraggono a sorte: un qualsiasi colpevole di comodo sul quale costruire, di comune accordo, un alibi per la polizia.

La notte dei fiori (1972)
I quattro si amano e si odiano al contempo, formando una morbosa tresca: Eva (Dominique Sanda) finge di esser incinta per assecondare la strategia pubblicitaria per il lancio del suo prossimo disco. Giorgio, ideatore dell'inganno, è innamorato di Hiram (Hiram Keller), che a sua volta va a letto con Eva. La loro villa sperduta in una dimensione bucolica li tiene appartati, lontani dal mondo. Trascorrono lente e lunghe oziose giornate a non far niente, a parte amarsi e odiarsi, perduti in trame oniriche.
Il loro "gratuito niente" è contrapposto al "costoso sforzo" per la sopravvivenza dei due avventurieri figli dei fiori. I quattro abitanti della villa, pur vivendo tra ridondanti comodità, non sono mai paghi, mentre i due figli dei fiori, nonostante la precarietà, amano la vita, e pur non avendo nulla non avvertono necessità d'alcun ché.
"La notte verrà presto, e tu sarai posto a interrogarti a proposito dell'amore", è la frase che chiude il film.
Gian Vittorio Baldi, importante autore e produttore non commerciale ("ho sempre cercato di fare dei film di ricerca e difficili nei confronti della distribuzione, nel senso che non dovevano andare incontro al pubblico, ma dovevano andare incontro al talento dell'autore"), aveva realizzato nel '68 un notevole film girato in bianco e nero e quasi privo di dialoghi: FUOCO!, proiettato al Festival di Venezia.
Qui scrive e dirige un film-tesi sullo spreco della vita: chi gode degli agi, anelandone di maggiori, si consuma in un'esistenza inutile e meschina, mentre chi rispetta la sacralità dell'esistenza non sarà intaccato dall'amarezza della sorte e sarà in grado di generare nuovo amore.
La notte dei fiori (1972)
La strategia di narrazione si serve di una storia nella storia per porre un amaro paragone tra due stili di vita contrapposti. All'interno della villa c'è la morte, rappresentata da una lussuosa prigione d'illusori inganni, mentre al bordo di una strada, ignorata da un mondo viziato e benpensante, Macha darà alla luce un figlio: i miracoli avvengono nella semplicità. La villa dove alberga la morte, oltre che essere favola, è miraggio in cui i due viandanti vorrebbero o sembrerebbero poter trovare rifugio in luogo a un faticoso errare. Ma alla fine non entrano, perché quello non è un posto per loro, perché quello è un luogo di morte.
Baldi comunica, creando due microcosmi, un messaggio purtroppo non sempre scontato, ed esponendolo si abbandona con la cinepresa a una dimensione da sogno. I suoi movimenti di macchina sono sinuosi; il montaggio intreccia i tempi del film; la cinepresa se ne infischia (a ragione) delle regole di scavalcamento di campo, e s'immerge in una lasciva favola crudele. Momenti lirici e massacri psicologici.
Il cast è prezioso e internazionale. Oltre alla splendida Meril (UNA DONNA SPOSATA, PROFONDO ROSSO, c'é Hiram Keller, giovanissimo e fascinoso attore americano (GRAZIE SIGNORE P…, LA MORTE NEGLI OCCHI DEL GATTO, NOA NOA), immortalato in un bacio omosessuale con Giorgio, immagine coraggiosa per l'epoca in cui fu girato il film.
Musiche psichedeliche di Peppino De Luca.


Recensione a cura di:




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