martedì 27 dicembre 2016

KARAMURAT LA BELVA DELL'ANATOLIA (1977)

KARAMURAT LA BELVA DELL'ANATOLIA
Regia: Herb Al Bauer (Natuk Baytan, Ernst Hofbauer).
Soggetto e Sceneggiatura: John Fergusan, Nick Tamil. Fotografia: Jans Hura.
Montaggio: Gianfranco Amicucci.
Architetto: Tom Cartney.
Costumi: Claudia.
Musica. Piero Piccioni.
Edizioni Musicali: Generalmusic (Roma).
Trucco: Carlo Renzini.
Operatore ala Macchina. Yamil Tenbal.
Effetti Speciali: C.I.P.A. (Roma) eseguiti da Sergio Chiusi e Pasquale Mancini.
Dopiaggio: D.E.F.I.S. srl (Roma) eseguito presso Sincronizzazione Elettronica Calpini & c. Colore. Luciano Vittori (Eastmancolor).
Produzione: Erler Film.
Produttori: Zeljko Kunkera, Turker Inanoglu.
Distribuzione: Pnolf.
Interpreti: George (Cüneyt) Arkin, Daniela Giordano, Pasquale Basile, Sidney Ritchie, John Thrty, Robert McIntire, Melissa Donovan, Tamara McErae, Meral Orhonsay, Melda Sözen, Erol Tas.
Titolo originale: Kara Murat seyh gaffar’a karsi.
censura: 70744 del 16-09-1977

Un film italo - turco conosciuto anche come The Sultan’s Warrior, una via di mezzo tra il fumetto d’avventura e la storia di supereroi ambientata in un medioevo ottomano piuttosto trash, a tratti persino comico, non sappiamo quanto volutamente. 
Il regista e gli sceneggiatori ambientano il film nel 1456, narrano la rivalità tra due sultani: Mustafà e Mammaluch, che si fanno la guerra dopo che il primo ha imprigionato gli ambasciatori del secondo. Mammaluch dispone di una carta segreta, una sorta di eroe invincibile chiamato Karamurat (Arkin) al suo servizio, che viene inviato in avanscoperta. Il sultano nemico è in possesso di una polvere bianca, proveniente dalla Cina, capace di soggiogare la volontà dei suoi uomini fino a trasformarli in schiavi. Al tempo stesso la favorita del sultano, Suleima (Giordano), trama nell’ombra, alla testa di un gruppo di rivoltosi. Mustafà fa rapire Lotar, fratello di Karamurat, dopo aver fatto violentare e uccidere la moglie, riducendolo in schiavitù. Molte le peripezie avventurose di Karamurat, che sgomina il bandito Alì Babà, salva Suleima da morte certa, infine libera il paese dalla presenza del sultano e incontra l’amore. Suleima - che ha preso il potere dopo aver eliminato Mustafà - viene uccisa nell’ultima sequenza proprio dalla donna di Karamurat.

Karamurat la belva dell’Anatolia è il quinto film di una serie molto popolare in Turchia, basata sul personaggio dei fumetti creato dal giornalista e vignettista Rahmi Turan. Girato in Turchia nel 1976 esce al cinema soltanto due anni dopo. Interprete principale l’attore Cüneyt Arkin (nome internazionale: George!) dotato di una sola espressione impassibile, definito come la risposta ottomana ad Alain Delon, molto popolare nel suo paese (Dunyayi kurtaran adam, Olum Savascisi…), da noi visto solo in Tre Supermen contro il padrino (1979) di Italo Martinenghi e Che carambole… ragazzi! (1975) di Alfonso Brescia. Bravissimo nelle scene d’azione, un vero e proprio funambolo che imposta la sua recitazione a base di salti, piroette e mosse da kung-fu. Karamurat è una via di mezzo tra Bruce Lee e protagonisti dello spaghetti western come Bud Spencer e Terence Hill. Risolve tutto a schiaffoni, uccide quando non ne può fare a meno, preferisce sferrare calci, sganassoni e colpire gli avversari con lattuga, melanzane e quel che trova per strada. Daniela Giordano è la bajadera, la preferita del sultano, molto brava a conferire tratti di sensualità a un personaggio fumettistico, che ricordiamo alle prese con un paio di danze del ventre durante le quali finisce a seno nudo. Perfetta donna perfida che trama per la conquista del potere e lotta per i diritti della femmina in un improbabile Medio Evo ottomano.
Il film è molto povero, girato in interni, a parte alcune panoramiche desertiche e poche sequenze nelle campagne turche, tra palazzi e mercati d’epoca ben ricostruiti. Parte come pellicola demenziale (i minchioni vivono a Minchionia e fanno tutto quel che vuole Mustafà), prosegue come avventuroso serio (la violenza carnale e l’omicidio della moglie del fratello di Karamurat), torna sul comico per sequenze che vedono all’opera l’eroe senza macchia e senza paura, terminando con la scontata vittoria del bene sul male. Un film per ragazzi, un fumetto per tutti che contiene un paio di sequenze erotiche interpretate da Daniela Giordano, così caste e ben fatte da non risultare per niente fuori luogo. Karamurat ricorda molto lo spaghetti western di Enzo Barboni, le fumettistiche avventure di Asterix e persino le pellicole della serie i 3 Supermen, tra salti, cazzotti e tanto trash. Buchi di sceneggiatura a non finire, uno su tutti: il bambino che si unisce a Karamurat a un certo punto scompare e non se ne sa più niente. Un film che si salva solo grazie alle molte scene acrobatiche - tra le quale alcuni voli d’angelo dai tetti - e ai riusciti effetti speciali, oltre alla colonna sonora ricca di elementi orientaleggianti composta da un ispirato Piccioni.
Pochi critici parlano di Karamurat. Pino Farinotti concede una misera stella: “Fra una rissa e l’altra non mancheranno risvolti erotici”. Roberto Chiavini ne Il cinema dei fumetti (Gremese) mette in risalto l’aspetto comico del prodotto, ci fa sapere che la corretta etimologia turca sarebbe Kara Murat e che nelle precedenti avventure ha affrontato persino Vlad l’impalatore e i giganti (come eroe mascherato). Filmbrutti.com ci comunica che molte televisioni private romane passano spesso un titolo che è comunque di facile reperibilità sul mercato. Abbiamo chiesto lumi sul regista e sulla location a Daniela Giordano: “Che io sappia, Herb Al Bauer è il suo nome vero. Ho visto solo lui come regista. Forse, se c’era un altro regista si occupava delle scene d'azione e forse quando c'era Al Bauer faceva l’aiuto regista. Il film è stato girato tutto ad Istanbul e dintorni”.

Recensione a cura di:

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