domenica 17 luglio 2016

COSI' COSI'... PIU' FORTE (1970)

Regia/Director: Luigi Petrini
Soggetto/Subject: Elo Pannacciò
Sceneggiatura/Screenplay: Elo Pannacciò
Interpreti/Actors: Susanna Levi (Lisa), Margareth Chaplin (Susan), Alessandro Masselli (Fred), Simon Sacha (Tony), Gina Giuli, Evi D'Annunzio, Irio Fantini, Mario Bardella,
Fotografia/Photography: Girolamo La Rosa
Musica/Music: Daniele Patucchi
Costumi/Costume Design: Donato Ventrella
Scene/Scene Design: Donato Ventrella
Montaggio/Editing: Anna Bolli
Produzione/Production: Universalia Vision M.P.1 Film
Distribuzione/Distribution: Indipendenti Regionali
censura: 56414 del 21-07-1970

Due giovani donne, Lisa e Susan, si conoscono e s'innamorano al circolo del tennis a Roma. Le due amanti s'eclissano nell'intimità di night club e suadenti salotti con tappeti e pesci rossi nei bicchieri. Ma la loro armonia è disturbata dall'arrivo di un uomo: Susan tradisce Lisa con Fred. Tra gelosie, telefonate non risposte e bottiglie di Johnnie Walker (parallelo del J&B), il triangolo esplode in una meschina schiaffeggiata in un appartamento di lusso, davanti a una libreria con l'intera collezione dell'enciclopedia "Conoscere". Ancor più elegantemente, dal salotto si passerà al commissariato, con inevitabile predica moralistica dell'ufficiale di turno. L'autorità costituita verbalizza nomi e cognomi degli "innaturali", in anni in cui ciò rappresentava già di per sé un disonore al pari di una condanna, ed esclama da dietro la scrivania: -(…) i suoi per la legge non sono reati, ma il valore di una condanna non dipende da una sua misura ma dal suo significato, ed è soltanto per questo che lei è ritenuta colpevole.- Il suicidio collettivo con la classica automobile che si fracassa in fondo alla scogliera libererà il terzetto dal peso di un'esistenza incompresa. Nessuno ammazza nessuno: la morte è una scelta voluta di fronte alla tragica assenza d'alternativa in un mondo che soltanto condanna.

Claude Chabrol spianò la strada all'argomento girando LES BICHES - LE CERBIATTE, del '68. L'anno successivo in Italia uscì L'ISOLA DELLE SVEDESI di Silvio Amadio, che molti aspettano di recuperare in versione integrale (film che a detta dello sceneggiatore Roberto Natale rischiò il processo, come quasi tutti, all'epoca), e poi vennero LE SALAMANDRE di Alberto Cavallone, che al delicato tema dell'omosessualità ne aggiungeva un altro piuttosto impegnativo, il razzismo.
Elo Pannacciò confezionò COSI' COSI'… PIU' FORTE, affidandolo alla regia di Luigi Petrini. Parlare di omosessualità all'epoca era un doppio tabù: oltre ad esser tacciato di oscenità, l'argomento non era nemmeno contemplato e risultava proibito per pudore, timore e ignoranza. Alcuni autori si divertivano a provocare, puntando al botteghino (si veda l'esplosione di numerose ambigue sequenze sparpagliate in thriller e drammi erotici - ma era omosessualità solamente femminile). Chi lo faceva per arte, chi per rabbia e chi per cassa. Si invocavano i paesi nordici e la libertà sessuale della quale si diceva godessero, con toni e immagini d'atmosfera indecisi tra la leggenda e il miraggio. Il cinema stava cambiando e si imponevano nuove questioni esplorate in virtù di problematiche sociali da risolvere, anche a costo di esser accusati di compiacenza. Vi furono sequestri, tagli, censure, ritardi nell'attribuzione dei visti e altre infinite beghe che se da una parte scatenavano le invettive dei conservatori, dall'altra sollecitavano il desiderio se non la necessità di scandalo che autori e registi sentivano crescere sotto la spinta di un pubblico che chiedeva di vedere sempre di più (per malizia o per istruzione?). Gli anni a cavallo tra la fine dei Sessanta e l'inizio dei Settanta hanno regalato al cinema italiano perle uniche.
COSI' COSI'… PIU' FORTE è un titolo psicologico, furbescamente ambiguo. La violenza alla quale esso allude non è legata all'atto sessuale, ma è piuttosto un ironico urlo di denuncia nei confronti della violenza che reprime i sentimenti. Il film è raccontato come un fotoromanzo (molti di questi film li diventavano, venduti nelle edicole), con voci fuori campo e immagini patinate, e assomiglia a un lungo videoclip. La languida musica ora psichedelica e ora con percussioni, di Daniele Patucchi, accompagna le due donne e l'uomo nei loro passeggi, nei balli in spiaggia al tramonto, mentre si cercano al telefono, mentre si guardano allo specchio raccontandosi desideri e complessi, mentre si prendono a schiaffi e fanno l'amore, ora soli, ora in due, ora in tre. Un monologo sul senso di colpa introduce l'epilogo. Compaiono allegoriche immagini di formiche (le formiche sono una costante, anche in L'ISOLA DELLE SVEDESI) a sottolineare quanto l'essere vivente sia piccolo e sperso di fronte ai misteri della vita.
Petrini continuerà a parlare di amicizie particolari con LA RAGAZZA DALLE MANI DI CORALLO, del '71. La bomba era ormai esplosa, e contaminava tutti, tra erotismo e filosofia.

Recensione a cura di:




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