venerdì 1 aprile 2016

IL FANTASMA DI SODOMA (1988)

Regia: Lucio Fulci.
Soggetto: Lucio Fulci.
Sceneggiatura: Lucio Fulci e Carlo Alberto Alfieri.
Musiche: Carlo Maria Cordio.
Fotografia: Silvano Tessicini.
Effetti Speciali: Giuseppe Ferranti e Angelo Mattei.
Produzione: Antonio Lucidi e Luigi Nannerini per Alpha Cinematografica.
Interpreti: Claus Aliot (Claudio Aliotti), Teresa Razzanti, Alan Johnson, Al Cliver (Pier Luigi Conti), Mary Salier (Maria Concetta Salieri), Robert Egon, Jessica Moore (Luciana Ottaviani) e Zora Kerowa.
Il film è noto anche come Sodoma’s Ghost.

Il Fantasma di Sodoma è uscito soltanto nel circuito Home Video nel 2001 grazie alla Avo Film e all’origine doveva essere destinato alla televisione per il ciclo Luci Fulci Presenta. Ovvio che non è stato mai trasmesso e pure qui ci sono scene particolarmente crude che difficilmente potrebbero passare sul piccolo schermo. Al cinema se ne sono viste poche sequenze inserite nel film di montaggio Un Gatto nel Cervello. In ogni caso è una brutta pellicola con poche cose da salvare.
La trama è ricavata da un racconto di Lucio Fulci e racconta di cinque ragazzi che girovagando per la campagna si imbattono in una vecchia villa all’apparenza abbandonata. Incuriositi decidono di dare un’occhiata dentro e di fermarsi almeno per una notte. La casa era stata utilizzata durante la Seconda Guerra Mondiale da alcuni ufficiali nazisti per organizzare orge con donne compiacenti e nasconde un terribile segreto. Infatti le anime dannate dei soldati vagano senza pace per quelle stanze e tormentano i cinque malcapitati sino all’incredibile finale.
La storia non sarebbe male ma la realizzazione lascia molto a desiderare. Da salvare il prologo, ambientato nella casa ai tempi dell’occupazione nazista, durante il quale Fulci mostra un festino a luci rosse con soldati che cavalcano prostitute e altri che riprendono la scena con una videocamera. Si alternano sequenze di guerra e filmati d’epoca a scene di sesso e droga tra donne e militari. Fulci si dedica a particolari erotici per lui abbastanza inconsueti: un nazista che obbliga una donna a correre sino allo sfinimento, un altro che la galoppa, un altro ancora che gioca a biliardo utilizzando come buca il suo sesso. Sono scene più usuali per Joe D’Amato (quella del biliardo l’abbiamo vista in qualche suo film) che per Fulci. Ma in questa pellicola è presente un certo erotismo torbido e malsano e secondo noi è pure l’unico motivo di interesse. Questa lunga parte erotica si chiude con un aeroplano che scarica una bomba sopra la villa e quindi la scena torna al presente con i cinque ragazzi (tre uomini e due donne) che subiscono una serie di orribili avventure dentro la casa maledetta. Ma l’avventura più brutta è quella del povero spettatore che si deve sorbire per quasi novanta minuti cinque cani che tentano di recitare tra dialoghi penosi e una pessima colonna sonora a base di musica sintetica. In mezzo a tanta bruttura spiccano poche trovate di genio come un cappello nazista che scompare mentre i ragazzi entrano nella casa, una buona ricostruzione di arredamento d’epoca, di foto e di alcuni dischi a settantotto giri. Poco altro. Pure il fatto che i ragazzi trovano in casa una cucina imbandita e la pentola sul fuoco pare una trovata da fiaba più che da film horror. Per non parlare di quando scoprono i vini in cantina. Ogni modesto intenditore di vino sa che dopo quasi cinquant’anni una bottiglia diventa una cosa a metà tra l’aceto e l’acqua sporca se tenuta ritta su di una tavola e non in una posizione distesa. Ebbene no. Nella casa maledetta il vino è ottimo e Mark (uno dei ragazzi) si ubriaca quasi ogni sera e ci costringe a sorbire la sua interpretazione dell’ubriaco che è degna del peggior attore di cabaret. Comicità involontaria che si spreca. Le parti erotiche sono la sola cosa del film che tiene desta l’attenzione e quindi ci è piaciuta la sequenza sadomaso in cui il fantasma di un ufficiale nazista esce da uno specchio, sveglia una ragazza, la schiaffeggia, lecca il suo sangue e fa l’amore con lei.

Penoso pure il tentativo di fuga che i ragazzi mettono in atto il giorno successivo quando non trovano la strada e sono costretti a tornare alla villa. Una lunga e noiosa ripresa dietro alla loro auto ci porta a vagare per le campagne e non si riesce a venirne a capo. Il giorno dopo invece si guasta l’auto e i ragazzi tentano di chiamare la polizia, ma prima risponde il cimitero e poi cade la comunicazione. La centralina telefonica è danneggiata e da quel momento i cinque restano prigionieri della villa che chiude porte e finestre ermeticamente. I cinque ragazzi si sbracciano, corrono, dicono battute da caserma… pare un film di Mario Bianchi invece che di Fulci e infatti Bianchi ci ha messo le mani e lo ha pure finito. Un’altra parte da salvare è quella del poker tra il fantasma di un ufficiale nazista e Mark con relativa roulette russa alla Robert De Niro de Il cacciatore (1978). C’è meno tensione e la recitazione è sempre a livelli scolastici, però qualcosa si tenta di fare. Il premio di Mark è una bella ragazza che però non appena lui allunga le mani per toccarla si ritrova affondato in due seni composti da vermi.
L’effetto speciale è disgustoso ma ben fatto, in puro stile Fulci. La morte di Mark che cade per le scale è un’altra scena dalla comicità involontaria degna di nota. E poi via al festival delle peggiori battute con pianti su Mark e grida disperate di terrore. Riportiamo alcuni dialoghi. “Cosa ci faccio in questa casa?”, “Odio questa casa”, “Abbiamo attivato un sistema di sicurezza”, “Riesci a trovare sempre una risposta razionale a tutto, tu” “Perché, ti dà fastidio?” “Voglio andare in camera mia, qui non ci resisto”.
Da salvare pure qualche scena lesbica, un fantasma di donna che accarezza il seno prosperoso di una delle ragazze (Jessica Moore, alias Luciana Ottaviani, attrice resa famosa nel porno soft da Joe D’Amato) con un mazzo di fiori e le insinua il dubbio che le sue amiche stiano facendo l’amore. Lo spessore dei personaggi è inesistente, sembrano dei fumetti, con tutto il rispetto per i fumetti. Se Mark è il pazzo che si ubriaca e accetta di giocare alla roulette russa con il fantasma, Jean è il coraggioso che vuole trovare a ogni costo una via d’uscita. Ha pure lui un rapporto sessuale con un fantasma che perde pezzi di pelle quando viene accarezzato. Pure il cadavere di Mark si sta saponificando e anche questi effetti sono buoni, ma non bastano a giustificare la visione di un’intera pellicola. A un certo punto poi i soldi per il film dovevano essere finiti e allora si arriva una conclusione rapida con alcune parti che sembrano scollegate e addirittura lasciate a mezzo. La soluzione del mistero sta nella bobina di pellicola che i ragazzi devono assolutamente girare. Non si sa chi glielo abbia detto ma pare proprio che sia così. Mentre il cadavere di Mark butta fuori viscere nere i quattro amici proiettano il film del festino nazista avvenuto quarant’anni prima. Arrivano i fantasmi dei soldati e i ragazzi si barricano, ma quando i nazisti sfondano la porta un’esplosione surreale riporta la situazione allo scoppio della bomba nel tempo di guerra. I ragazzi si ritrovano per terra in giardino, con loro c’è anche un Mark redivivo, la casa in realtà non c’è mai stata e al suo posto si vedono le macerie di un rudere di guerra.
Paolo Mereghetti dà una stella a Il Fantasma di Sodoma e lo liquida come “un film tristemente goffo nel mettere in scena modeste perversioni rese ancora più ridicole dall’inadeguatezza degli attori”.
Fulci confermava questa valutazione e diceva che Sodoma’s Ghost era uno dei suoi film peggiori. A parziale scusante c’è che lo ha finito Mario Bianchi e poi dobbiamo tenere conto dei problemi di budget.
Marco Giusti sbaglia pure la traduzione dall’inglese e intitola la pellicola I Fantasmi di Sodoma, però ci dice che il film è stato interrotto a metà lavorazione per la bancarotta della produzione e allora comprendiamo il perché di certe scene lasciate a mezzo (si pensi al rapporto sessuale tra Jean e il fantasma della donna). Antonio Tentori questa volta è troppo buono e per lui “il film è sospeso in una indovinata dimensione onirica da cui Fulci fa emergere orrori e incubi”. Non ce la sentiamo di condividere. Il Fantasma di Sodoma, per dirla con Fantozzi, è una cagata pazzesca. E pure i grandi a volte prendono delle cantonate.

Recensione a cura di:

Nessun commento:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...