giovedì 24 marzo 2016

IO ZOMBO, TU ZOMBI, LEI ZOMBA (1979)

Regia/Director: Nello Rossati
Soggetto/Subject: Roberto Gianviti, Paolo Vidali, Nello Rossati
Sceneggiatura/Screenplay: Roberto Gianviti, Paolo Vidali, Nello Rossati
Interpreti/Actors: Duilio Del Prete (mercante), Renzo Montagnani (becchino), Cochi Ponzoni (ciclista), Nadia Cassini (svampita), Gianfranco D'Angelo (buonanima), Anna Mazzamauro (vedova), Daniele Vargas, Tullio Solenghi, Ghigo Masino, Giancarlo Sisti, Vittorio Marsina, Vera Drudi, Gino Serra, Francesco Parisi, Fabrizio Vidali (bambino)
Fotografia/Photography: Sandro Mancori
Musica/Music: G. Ployer
Costumi/Costume Design: Toni Rossati
Scene/Scene Design: Toni Rossati
Montaggio/Editing: Adalberto Ceccarelli
Suono/Sound: Mario Messina
Produzione/Production: TV Cine 77
Distribuzione/Distribution: Gold Film
censura: 74368 del 11-11-1979

Io zombo, tu zombi, lei zomba (1979) è uno dei pochi esempi di horror ironico e grottesco girati in Italia. La pellicola fa venire a mente precedenti lavori come Il mostro è in tavola… Barone Frankenstein (1973) e Dracula cerca sangue di vergine e morì di sete (1974) di Paul Morrissey. A nostro parere anticipa pure pellicole come Dellamorte Dellamore (1993) di Michele Soavi, per il personaggio del becchino, per l’ambientazione cimiteriale in un piccolo paese e per il tema ironico a base di zombi. Io zombo, tu zombi, lei zomba è una pellicola realizzata con poche lire a Palombara Sabina, tra il cimitero del paese e il Motel Silvan, ma piena di idee originali e divertenti. Tra l’altro molte sequenze sono girate nella medesima location de La nipote (1974): si veda la parte iniziale che si svolge in una strada sterrata tra due filari di cipressi. Il cast è eccellente. Renzo Montagnani, Cochi Ponzoni, Duilio Del Prete e Daniele Vargas (attore feticcio di Rossati) sono quattro surreali zombi. Nadia Cassini dà un tocco di sensualità nella parte di una svampita (non doppiata) che conquista la scena dimenando il sedere. Gianfranco D’Angelo è un malato cronico, mangia poco,  parla con un fil di voce e trascina a fatica le gambe per le scale dell’albergo. Ghigo Masino è uno psicopompo toscano dalla comicità spontanea e irresistibile. Tullio Solenghi è uno zombi burino riportato in vita da un bambino terribile, figlio di una dispotica Anna Mazzamauro impegnata in un ruolo simile a quello che la rese famosa nella serie Fantozzi. Il commento di Renzo Montagnani sul film è ingeneroso: “Una cazzata! Rossati, per me, non è un bravo regista e poi non c’era il becco di un quattrino…”.

Io zombo, tu zombi, lei zomba è un film originale e divertente, una commedia horror insolita nel panorama italiano, girata con povertà di mezzi, ma da riscoprire per la brillantezza delle trovate comiche. Tutto parte da un libro horror che il becchino (Renzo Montagnani) legge a voce alta pronunciando un ridicolo rito vudù (Io zombo, tu zombi, lei zomba salta fuori dalla tomba!) che fa rinascere come morti viventi Cochi, Vargas e Del Prete. Per lo spavento muore anche Montagnani e allora gli zombi lo riportano in vita con il medesimo rito. “Siamo tutti zombi!” grida Montagnani con la sua inconfondibile verve ironica che gioca con i registri dell’eccesso. Il romanzetto horror serve da guida per ciò che devono fare, i quattro morti viventi comprendono che devono camminare lentamente e mangiare carne umana. Gli attori sono truccati da morti viventi con profonde occhiaie, viso pallido e colore cadaverico. Vargas continua per tutto il film a prendere sonore testate e sfoggia grandi bernoccoli sulla fronte. I quattro decidono di gestire il motel della zia di Cochi (che muore d’infarto appena vede il nipote morto) per mangiare i clienti. Sono troppo lenti nei movimenti e se non tendono un agguato per catturare le prede rischiano di morire di fame. La parte migliore del film è questa perché arrivano gli ospiti e danno vita a numerose situazioni comiche. La pellicola è girata in economia, quasi completamente in interni, molto teatrale e basata sulle gag e sulla bravura degli attori. Ghigo Masino porta un tocco di toscanità alla storia (Chi non piscia in compagnia o è un ladro o una spia!), tra ricordi di vita militare, sbornie in compagnia e sospetti di omosessualità sugli zombi che in realtà vorrebbero solo mangiarselo. I nostri zombi sono dal cuore tenero e alla fine non mangiano nessuno. Lo psicopompo diventa troppo amico, il bambino è piccolo (pure se tremendo e Vargas lo divorerebbe volentieri), un altro cliente è malaticcio… Arriva Nadia Cassini, perfetta svampita vestita di rosso che ancheggia e sorride a tutti, con l’amante e il marito morto nella bauliera dell’auto. “Che culo ragazzi! Un po’ di sale, un po’ d’olio ed è meglio dell’insalatina di campo!” dice Masino in perfetto toscano. Duilio Del Prete la vorrebbe mangiare ma alla fine decide che è meglio scoparla. “Com’è da zombi?” chiede Montagnani. “Le dirò, sarà il rigor mortis, ma non è mai andata così bene…” risponde Del Prete. “Finché c’è morte c’è speranza”, è la filosofica conclusione di Montagnani. Nadia Cassini porta una ventata di sensualità alla pellicola, si ricorda una bella mise in babydoll nero di pizzo sul letto e un abito rosso molto attillato. Il morto nella bauliera è Solenghi, marito cornuto della Cassini, riportato in vita dal bambino terribile che legge il solito romanzo horror con il rito magico. Da ricordare lo zombi ciociaro interpretato da Solenghi che si muove barcollando e dice: “So’ burino”! So’ burino!”, ma anche la scena in cui si getta dal tetto per far vedere che è uno zombi e si rimette in sesto avvitando la testa al tronco. È proprio Solenghi a convincere i colleghi zombi che il libro di Montagnani racconta un sacco di balle e tutti insieme si mettono a mangiare fettuccine e a bere vino. Non è vero che gli zombi devono magiare carne umana e nemmeno che sono obbligati a camminare lentamente. Completa il quadro una sensuale danza di Nadia Cassini (pure lei zombizzata), convinta dal padrone Montagnani a spogliarsi e a muovere il sedere sul tavolo del ristorante. La parte finale del film è una graffiante parodia di Zombi (1978) di Romero, perché i nostri morti viventi si barricano in un supermercato per scappare all’assedio della polizia e degli uomini che vorrebbero eliminarli. “Come in un film che ho visto, solo che gli zombi erano fuori e i cristiani dentro”, dice Cochi. “Era un film  d’autore?” domanda Vargas. “No, era un film di merda!” conclude Montagnani. Tutto molto divertente, soprattutto per la citazione al contrario della pellicola di Romero sceneggiata da Dario Argento. Gli uomini sono fuori dalla vetrata e sembrano mostri con i volti schiacciati ai vetri. A un certo punto cade l’olio per terra e gli uomini si muovono lentamente proprio come fossero zombi. Il finale è a sorpresa, perché era tutto un sogno di Montagnani, suggestionato dalle letture horror e dal lavoro di becchino. Vediamo che Nadia Cassini è la sua attrice preferita perché tiene il poster di Playmen nell’armadio dello spogliatoio, Vargas è il sindaco del paese, Del Prete, Cochi e Masino sono tre psicopompi, D’Angelo è il morto da sotterrare, Solenghi è il prete e il bambino terribile è il suo chierichetto…Quando Montagnani scava la fossa per seppellire il morto si verifica un incidente identico a quello del sogno. Tutto pare accadere anche nella realtà, Montagnai non lo sopporta e si dà alla fuga abbandonando il lavoro. Non condividiamo la durezza di Mereghetti che parla di farsa horror, anemica, casereccia, ripetitiva e deprivata degli ingredienti forti del genere. Io zombo, tu zombi, lei zomba è un film intelligente, ironico e divertente che gioca sugli archetipi del cinema dell’orrore e li mette in ridicolo. Da riscoprire.

Il film è uscito in dvd per la Raro Video (clicca qui per maggiori dettagli )

Recensione a cura di:

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