martedì 18 agosto 2015

VIRILITA' (1973)

Regia/Director: Paolo Cavara
Soggetto/Subject: Gian Piero Callegari
Sceneggiatura/Screenplay: Gian Paolo Callegari, Gianni Simonelli
Interpreti/Actors: Turi Ferro (Don Vito La Casella), Agostina Belli (Cettina), Marc Porel (Roberto La Casella), Anna Bonaiuto, Mario Carrara, Geraldine Hooper, Giuseppe Lo Presti, Tuccio Musumeci, Giuseppe Pattavina, Maria Tolu, Franca Manetti, Francesco Meli, Giovanna Porcelli, Giuseppe Pellegrino, Lorenzo Piana, Carla Mancini, Turi Scalia, Francesco Ferrini, Ignazio Donato, Giovanni Cutrufelli, Nino Calì
Fotografia/Photography: Claudio Cirillo
Musica/Music: Daniele Patucchi
Costumi/Costume Design: Ortona Danda
Scene/Scene Design: Lucio Valentini
Montaggio/Editing: Mario Morra
Produzione/Production: Compagnia Cinematografica Champion
Distribuzione/Distribution: Interfilm
censura: 63770 del 28-12-1973

Roberto (Marc Porel) torna al paesello natale dell'assolata Sicilia dopo un lungo periodo di studi a Londra. Ad accoglierlo c'è don Vito (Turi Ferro), l'anziano virile padre, che nel frattempo è convolato a nozze con la giovane Cettina (Agostina Belli), quasi coetanea del figlio. Roberto non è solo, ha portato con sé due strambi amici inglesi: il maschio sembra una femmina e viceversa. Attraverso le sue amicizie, ma anche dai modi di fare si evince il cambiamento del giovane, culturalmente emancipato rispetto ai rigidi ed ipocriti costumi dell'isola. Sollecitato o quasi costretto a sposare una compaesana per convenienze delle rispettive famiglie, prima sembra accettare, ma non provando alcuna attrazione nei confronti della promessa sposa, del resto bruttina e stupida, e rifuggendo le regole imposte, la rifiuta. Per vendicarsi dell'offesa, la donna sparge la voce che Roberto è omosessuale. Le chiacchiere vengono fomentate e rese credibili anche dai suoi sporadici flirt con l'amichetta inglese dalle sembianze mascoline (interpreta da Geraldine Hooper, attrice androgina nota per aver interpretato l'amante di Gabriele Lavia in PROFONDO ROSSO), che tutti scambiano per uomo. Don Vito, ferito nell'onore, con tutto il paese che ride alle spalle sue e del figlio, non può contraddire le maldicenze e dimostrare la verità poiché gli ospiti inglesi sono partiti. Roberto, dal canto suo, se ne infischia, anzi, divertito, conferma le malelingue, ma mentre il padre non si da pace scervellandosi su come rimediare al disonore, trova persino il tempo di andare a letto con la bellissima matrigna. Quando don Vito, padre disonorato e marito cornuto, scopre l'incestuosa relazione, è combattuto se renderla pubblica per salvare la faccia del figlio, o se tacere per la propria vergogna.

Uscito un anno dopo il grande successo di MALIZIA di Samperi, ne ricalca le atmosfere, sia per la presenza di Turi Ferro, co-protagonista anche nell'altro film, sia per il tema del morboso incestuoso tradimento. VIRILITA' non raggiunge i medesimi picchi di raffinatezza né d'impatto estetico, ma regala un racconto intelligente che denuncia con ironia l'ipocrisia di un'Italia retrograda, in cui ciò che conta non è la realtà dei fatti, ma l'interpretazione che di essa ne offre la gente. Bellissimi e divertenti i momenti di nevrosi di don Vito, quando durante la processione di paese, reggendo la statua, sente gli altri "penitenti" che tra una preghiera e l'altra si passano divertiti la voce che suo figlio è "purpo" (omosessuale in dialetto locale), oppure quando chiede udienza privata a un noto personaggio del paese che tutti hanno apostrofato come cornuto. Fenomenale lo scambio di battute: -Dimostrare di non avere le corna è difficile.-, -E' più difficile dimostrare di averle!-, -Don Ciccio, ma voi, dico, in effetti… le corna le avete o non le avete?-, -Se lo dicono tutti è come se le avessi.-. Don Vito tenterà persino l'aiuto del parroco, chiedendogli di declamare la virilità del figlio durante l'omelia domenicale. E in effetti quello qui descritto è un popolo che fa processioni e penitenze, ma la stessa puerile devozione verso il culto religioso è accompagnata dalla medesima infantile abitudine di massacrare il prossimo sussurrandosi maldicenze all'orecchio e passandole per veritiere senza necessità di un contraddittorio. Curioso come sia, a un certo punto, il giovane ed emancipato Roberto a rimproverare il padre che voleva spingerlo tra le braccia di una donnetta, accusandolo di esser "rimasto all'asilo"; apostrofazione che si potrebbe tranquillamente rivolgere all'intera comunità bigotta ed ipocrita.
Prodotto da Carlo Ponti, che sulla scia della commedia pruriginosa realizzò nello stesso anno anche CUGINI CARNALI di Sergio Martino. Diretto da Paolo Cavara, agile regista che dopo un inizio carriera dedicato al genere documentario, e collaboratore di Jacopetti e Prosperi per MONDO CANE, realizzò commedie e fortunati gialli come LA TARANTOLA DAL VENTRE NERO e E TANTA PAURA.

Recensione a cura di:




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