martedì 28 luglio 2015

MALIZIA 2MILA (1991)

Regia/Director: Salvatore Samperi
Soggetto/Subject: Ottavio Iemma, Salvatore Samperi
Sceneggiatura/Screenplay: Ottavio Iemma, Salvatore Samperi
Interpreti/Actors: Laura Antonelli, Turi Ferro, Roberto Alpi, Luca Ceccarelli, Barbara Scoppa, Miko Magistro, Josephine Scandi, Mico Cundari, Marcello Arnone
Fotografia/Photography: Paolo Carnera
Costumi/Costume Design: Tiziana Mancini
Scene/Scene Design: Ezio Altieri
Montaggio/Editing: Sergio Montanari
Suono/Sound: Danilo Moroni
Produzione/Production: Clesi Cinematografica
Distribuzione/Distribution: Warner Bros. Pictures Italia
censura: 87163 del 23-10-1991

Nei sotterranei di una grande villa nelle campagne palermitane si nasconde un prezioso tesoro d'archeologia. A movimentare il quieto vivere degli abitanti arrivano gli operai addetti alle ricerche, guidati dal professor Bruni (Roberto Alpi) in compagnia del figlio Jimmy. Il cordiale padrone di casa, il signor La Brocca (Turi Ferro), che vive con la moglie Angela (Laura Antonelli) e la cameriera, offre ospitalità ai due. Il giovane e scaltro figlio dell'archeologo, preda dei primi turbamenti dell'adolescenza, è attratto dalla matura ma piacente Angela, che inizia a corteggiare mandandole rose e messaggi anonimi. La signora, trascurata dal consorte, pensa che il mittente sia Bruni, al quale si nega con eleganza. Jimmy soffre l'imprevista incomprensione della donna. Frattanto gli scavi procedono, così come il soggiorno in villa, e quello che in partenza sembrava solo un infantile, sebbene audace, corteggiamento platonico, assume impreviste svolte violente: l'enigmatico ragazzo, constatato che ormai Angela attribuisce al professore il molesto corteggiamento, persiste con i piccanti "pizzini", ora appositamente attribuendoli al padre, in cui egli minaccerebbe, paventando un rifiuto, di autolesionarsi casomai non fosse corrisposto. Bruni, che ha occhi solo per il lavoro e ignora quindi la situazione, si ritrova vittima di diversi sanguinosi attentati ad opera del figlio, a riprova di quanto minacciato negli anonimi bigliettini. Angela inizia ad avere sospetti sul reale autore della maliziosa farsa, ma a chi si concederà?, mentre nel frattempo il distratto e spensierato padrone di casa continua a trascurarla, avendo occhi solo per la bella vita e per la giovane segretaria?

Guardando MALIZIA 2MILA (questo il titolo esatto riportato dai titoli di testa, a testimonianza dell'intenzione di voler creare un sequel, sebbene alla lontana), sorge la conferma che Salvatore Samperi sia stato un autore cinico. Pur essendo un film giudicato minore e un po' trascurato, tra l'altro l'ultimo che realizzò per il cinema, risulta e rimane nella memoria della carriera del regista, dagli esordi coraggiosi e graffianti ma purtroppo col tempo fiaccati della loro grinta e ammorbiditi da contesti sempre più da commedia, un'opera assai emblematica, e per certi aspetti triste. La sceneggiatura, scritta dal regista con Ottavio Jemma, già insieme per il primo MALIZIA (1973), si concerta su aspetti divertenti e se vogliamo comici, abbandonando l'erotismo pruriginoso del primo film, sia nelle immagini, sia nell'insistenza morbosa che trapelava in ogni inquadratura del precedente, anche nella più casta; del resto era difficile spogliare una Antonelli ormai cinquantenne, che appare solo in una nostalgica seducente immagine all'inizio del film, dormiente in vestaglia. Il cast di attori, eccellenti e ben calati nel ruolo, sono dipinti come caricature di un racconto surreale, dalla colf filippina che invece di eseguire le faccende di casa guarda le telenovelas alla tv e che ciononostante nessuno licenzia, al perfido ragazzino che per noia o per rancore, chissà, si diverte a torturare sia la bella padrona di casa che il padre, arrivando persino a procurargli del male fisico (amputazione di un lobo, di un dito e sfregio sul volto). Su tutto questo si ride, o meglio si dovrebbe ridere. Ma in tutto questo vaga una Laura Antonelli spaesata, invecchiata, con un volto triste, specchio da un lato di un personale periodo malinconico che stava attraversando nella vita privata, e dall'altro quasi profezia di ciò che sarebbe avvenuto di lì a poco: l'intervento di chirurgia estetica cui si era sottoposta, pare per volere della produzione, per eliminare imperfezioni dovute all'età, le causerà una terribile reazione allergica tale da deturparle il volto. Laura cadde in una lunga spirale processuale, avendo fatto causa al medico e alla produzione, che terminerà molti anni dopo, dalla quale non otterrà quasi nulla, e che la fece sprofondare in un periodo di nera depressione ed isolamento non solo dalla vita pubblica e cinematografica, ma anche dal mondo. Il seguito di MALIZIA fu un film sfortunato, una commedia che non fece divertire e che segnò la rovina della sua protagonista, per la quale, ironia del destino, si stava tentando un ritorno in auge ricalcando la stessa atmosfera del film che la consacrò come icona erotica nell'immaginario di più generazioni.
Samperi, dal canto suo, ripete un grottesco racconto sulla famiglia, fulcro di una cinica e coraggiosa poetica reiterata negli anni e in molti film. La famiglia, microcosmo che da sempre il perbenismo, cattolicesimo e pensiero comune hanno voluto imporre come luogo sacro e indiscutibile regno di rispetto e perfezione, è scardinata dal regista veneto, insidiata da stravolgimenti di ruoli o incesti, minata da ribellioni interne e violentata da cattivi pensieri. E' sufficiente fare un percorso tra alcune delle sue opere, a partire già dai primi e surreali GRAZIE ZIA e CUORE DI MAMMA, ma anche UCCIDETE IL VITELLO GRASSO E ARROSTITELO, più incline al giallo, per avere conferma del filo rosso che collega le dissacranti storie portate in scena dall'autore. E' presente un affettuoso omaggio alla defunta attrice Lilla Brignone (con Samperi lavorò nel primo MALIZIA e in PECCATO VENIALE), che compare ritratta in un quadro e in fotografia.

Recensione a cura di:




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