sabato 6 giugno 2015

LA BELVA DALLA CALDA PELLE (1982)

Regia/Director: Bruno Fontana
Soggetto/Subject: opera
Sceneggiatura/Screenplay: Bruno Fontana, Ugo Moretti
Interpreti/Actors: Angelo Infanti, Laura Gemser (Sheila), Gabriele Tinti, Giovanni Brusatori, Vassili Karamesinis, Salvatore Lago, Vassili Karamesinis [Vassili Karis], Maximiliam Walters (capitano), Pany Herod
Fotografia/Photography: Sebastiano Celeste [Nino Celeste]
Musica/Music: Carlo Rustichelli
Costumi/Costume Design: Patrizia Remiddi
Scene/Scene Design: Pier Dante Longanesi
Montaggio/Editing: Pier Luigi Leonardi
Suono/Sound: Roberto Carlevaro
Produzione/Production: Cinema 13
Distribuzione/Distribution: Indipendenti Regionali
censura: 77708 del 28-04-1982

Un manipolo di mercenari sbarcati in terra selvaggia e guidati da un anziano comandante, dopo aver compiuto una missione omicida, attende la barca incaricata di venire a recuperarli, senza però sapere che dagli stessi mandanti è arrivato ora l’ordine di ucciderli. Avvicinatasi alla costa, l’imbarcazione apre il fuoco sui sette uomini. Riescono a salvarsi, ma il comandante rimane gravemente ferito. Stanchi e assetati, si mettono in marcia nell’entroterra, tentando di imboccare la direzione del confine e superarlo. La spossatezza li rende nervosi, il sole picchia, l’acqua scarseggia e il paesaggio è brullo e ostile; il corpo ferito del comandante che devono trascinarsi appresso rappresenta un ulteriore dispendio d’energie, e le loro indoli già barbare sono messe a dura prova di nervi e sollecitate a una maggior violenza. Lungo il cammino incontrano Bony (Gabriele Tinti), solitario cercatore di diamanti che costringono sotto minaccia delle armi a far loro da guida. Il comandante, aggravatosi, muore, e sul gruppo s’impone lo spietato Falk (Angelo Infanti). Trovato rifugio presso una famiglia di contadini, Falk e i suoi uomini, finalmente ristorati e ubriachi, abusano dell’ospitalità uccidendo l’anziano capofamiglia e violentando a turno la figlia, che, stremata, si lancia dalla finestra, morendo. E’ tempo di proseguire il viaggio, ma Falk entra in contrasto col compagno Victor (Vassili Karis), che gli rimprovera la prepotente autorità imposta sul gruppo, e di non aver fatto in tempo a congiungersi con la ragazza, prima che si togliesse la vita, poiché questi l’ha preceduto. Durante un turno di guardia Victor scorge, come in una visione, una meravigliosa donna (Laura Gemser), figura solitaria e inaspettata in un contesto di desolazione, intenta a lavarsi in un fiume. Dice di chiamarsi Sheila, di esser una prostituta, e di poter fare un’eccezione concedendosi gratuitamente, ma colto di sorpresa l’uomo, lo uccide dileguandosi nel nulla. Quando i compagni trovano il cadavere accusano Falk, ma egli, sempre attraverso l’intimidazione e la forza, persevera imponendo la propria autorità. Prosegue il vagabondare attraverso lande desolate, e ricompare Sheila, offrendosi come guida. Lo strano gruppo di combattenti, il cercatore di diamanti e la misteriosa donna, procedono tutti insieme. Sheila è ambita da tutti, tranne che dal mite Bony, che mantiene un ruolo di riflessivo spettatore. L’ambiguo e forte carattere della donna pare incutere soggezione e una qualche forma di rispetto: non viene aggredita, ma corteggiata. Sulle prime lascia credere di accondiscendere ora l’uno ora l’altro, per poi negarsi, accrescendo i contrasti e accendendo rivalità all’interno della compagnia. La strada è ancora lunga e impervia, gli uomini sono fisicamente e psicologicamente stremati, decimati, e numerosi sono gli ostacoli da affrontare. Giungono in uno spettrale paese fantasma. Il riflessivo Bony inizia a chiedersi cosa stia tramando la misteriosa donna, e inizia a intuire qualcosa…

Singolare film d’avventura girato nell’isola di Cipro, collocato in un contesto desolante, fatto di brulle colline, deserti di pietre e sole accecante, dove anche solo un mulo, una jeep, un vecchio monastero abbandonato o radi sprazzi d’ombra incontrati lungo il disperato peregrinare dei protagonisti acquistano valenze di miraggi. Come un miraggio è introdotta anche la figura interpretata dalla splendida Laura Gemser, ora ingenua ora femme-fatale, arcana guida verso l’ignoto in un desertico nulla. A completare il quadro di desolazione, rende un buon effetto il villaggio fantasma in cui arrivano i disperati nel loro errare, quasi luogo-simbolo di morte, sensazione che alberga nell’intera pellicola.
Uno dopo l’altro, in un violenta odissea di massacro, cadono tutti, rimanendo solo in tre per la resa dei conti finale, come in una storia del vecchio West. Ed è la trama somigliante a un western a render singolare questa pellicola dello scrittore Bruno Fontana, sua unica regia cinematografica, trasposizione del proprio racconto IL TEMPO DELLE BELVE. La belva dalla calda pelle, titolo del film, è riferito all’enigmatica Sheila. Circola una versione americana col titolo EMANUELLE QUEEN OF THE DESERT, a testimoniare quanto la fortunata serie originale della fotoreporter Emanuelle, interpretata dalla Gemser, abbia fornito in molte occasioni un fuorviante rimando nella speranza di far cassetta. L’attrice giavanese concede nudità anche qui, ma siamo ben lontani dai film di Massaccesi.
Una bella storia, suggestiva, consigliabile per la sua particolarità, con un bel cast, che avrebbe però brillato molto di più se epurata di qualche dialogo e passaggio troppo banale, e avesse avuto una regia dalla mano forte.

Recensione a cura di:




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