martedì 16 giugno 2015

JOAN LUI (1985)

Regia/Director: Adriano Celentano
Soggetto/Subject: Adriano Celentano
Sceneggiatura/Screenplay: Adriano Celentano
Interpreti/Actors: Adriano Celentano (Joan Lui), Claudia Mori (Tina Foster), Marthe Keller (Judy Johnson), Haruhiko Yamanouchi (Jurak), Federica Moro (Emanuela Carboni), Rita Rusic (cantante nel tempio), Gianfabio Bosco (Winston), Mirko Setaro (Music), Edoardo Romano (presidente del Consiglio), Wendy Taylor (prima ballerina), Salvatore Borgese [Sal Borgese] (Frank), Gino Cogliandro (barista), Piero Nuti (Franki), Federico Boido [Rick Boyd] (medico), Antonello Trombadori (moderatore), Romano Puppo (killer), Francesco Salvi (tassista), Filippo De Gara, Lorenzo Scarcella, Dina Marini, Monica Pardo, Marcella Trifoni, Riccardo Vandelli, Giada Gerini, Daryl Richardson (ballerina), Mia Malm (ballerina), Leslie Stevens (ballerina), Daniel Llavrado (ballerino), Edwin Marian (capitano Arthur), André de la Roche, Wendy Edmead (ballerina), Nella Noseda, Dante Martini, Ennio Frigerio, Maurizio Fardo, Vittorino Ricotti, Andrea Carcieri, Marilena Trifone, Probo Galluppi, Cinzia Torriglia, Ottone Zuliani, Luis Molteni, Gianni Dall'Aglio, Cinzia Sinibaldi, Rosario Petrungaro, Roberto Vandelli, Giada Gerini, Tino Mazzoleni, William Mead Martin (ballerino), Lisa Nunziella (ballerina), Jeffrey Amsden (ballerino), Tina Belis (ballerina), Jackie Patterson (ballerina), Pamela Gay Thomas (ballerina), Sherri Anderson (ballerina)
Fotografia/Photography: Alfio Contini
Musica/Music: Ronald Jackson, Pinuccio Pirazzoli
Costumi/Costume Design: Elena Mannini
Scene/Scene Design: Lorenzo Baraldi
Montaggio/Editing: Adriano Celentano
Suono/Sound: Amedeo Casati
Produzione/Production: C.G. Silver Film, Extra Filmproduktion, Berlin/München
Distribuzione/Distribution: CDE Compagnia Distribuzione Europea
censura: 81152 del 21-12-1985

Joan Lui è un’altra prova di autore a tutto tondo per Adriano Celentano, soggettista - sceneggiatore - regista - montatore di un film personale, che tenta di rinnovare i fasti di Yuppi Du (1974) e Geppo il folle (1978). Non ci riesce, a nostro avviso, forse per le ambizioni eccesive e per la seriosità dell’argomento, comunque in piena sintonia con la sua poetica. Celentano tenta di confezionare una versione italiana di Jesus Christe Superstar, riveduta e corretta, ambientata in un improbabile futuro governato da multinazionali, in balia della criminalità e diviso in due blocchi rappresentati da due giornali: il Corriere dell’Est (filosovietico) e il Corriere dell’Ovest (filoamericano). In questa realtà irrompe Joan Lui, il nuovo messia, che si presenta in stile western, a bordo di un vagone ferroviario mentre pranza tra uomini di colore e si sente dare dello “sporco bianco”. “Bianco, a chi?”, è la risposta del novello Gesù che predica la vera uguaglianza tra gli uomini. Un film surreale che si sviluppa per metafore: il treno si ferma perché qualcuno ha rubato le rotaie, Joan Lui prosegue a piedi, incontra una stazione - mangiatoia dove una coppia di ferrovieri (che ricorda Giuseppe e Maria) gli indica la strada per la città. Comincia una parte ambientata al porto di Genova, con la città sullo sfondo e una serie di incidenti e sparatorie che sembrano citare il poliziottesco (spesso ambientato nella città ligure), che vede il messia braccato dalla polizia. Il santone incontra i primi discepoli, tra questi spicca un divertente Gian - orfano del collega Ric, ma efficace - con cui intavola dialoghi assurdi per tutta la durata del film, cominciando con il tormentone su chi non capisce. Joan Lui è soprattutto un film musicale, una commedia che tende al musical, ambientata in un mondo surreale, in un tempo fuori dal tempo, un musicarello in salsa profetica, stile Celentano. Numerose le coreografie, anche originali, a tema ecologista, religioso, sull’amore scomparso e sulla vera uguaglianza. Joan Lui diventa famoso, pubblica dischi nei non si limita a cantare ma parla anche di un mondo fantastico. Il Corriere dell’Est - diretto da una bravissima e sensuale Claudia Mori - è l’unico periodico mondiale che cerca di ignorarlo e di screditarlo. Giudy (un Giuda femminile), invece, è la promoter che lancia il cantante nel mondo dello spettacolo e riesce a fargli concedere un grande potere sulla televisione. Joan Lui diventa così famoso che può interrompere i programmi a suo piacimento per imbonire con sermoni conditi di silenzi inquietanti e affermazioni apodittiche. A tratti pare di assistere a quel che il personaggio Celentano diventerà nel tempo, a suon di apparizioni televisive con messaggi paraprofetici. La metafora evangelica prosegue con Joan Lui che scaccia i mercanti dal tempio mentre danza e canta una coreografia blasfema composta da suore in guepiere, beve un drink servito da un prete sull’altare e pronuncia filippiche anticomuniste. Lo scontro tra il santone e la direttrice del Corriere dell’Est è divertente, Joan Lui accusa i comunisti di fare sesso solo per procreare con lo scopo di ingrossare le fila del partito. Vediamo i primi miracoli, gli storpi e i ciechi guariti, ma subito dopo una tempesta di vento percuote il mondo. Giudy vive incubi horror, vede se stessa impiccata a un ramo come il Giuda del Vangelo e minaccia di vendere il profeta a un’altra società. Yaruhiko Yamanouchi è il cattivo della situazione, una sorta di diavolo ricchissimo che ospita Joan Lui per 40 giorni e lo sottopone alle tentazioni del deserto. Altra coreografia interessante con il diavolo che canta con la stessa voce del messia, in un’identificazione tra bene e male che si stempera in una danza paramilitare. Federica Moro - bellissima Miss Italia, ma attrice modesta - interpreta una ragazza rapita da una banda di drogati salvata da un discorso di Joan Lui che convince i malviventi a non uccidere. Adriano Celentano inserisce nel personaggio di Joan Lui il suo credo politico - ecologista che da sempre è cifra stilistica che imperversa nelle canzoni. Vorrebbe un mondo senza partiti, senza America e Russia, governato dall’amore, con un uomo liberato da ogni impulso omicida. Non poteva mancare la metafora dell’ultima cena con una tavolata che riprende immagini sacre e famosi dipinti, anticipando il sermone televisivo sull’amore e l’invito a non uccidere (“Non esiste la retorica se il suono è giusto”, dirà). Joan Lui prova a convertire la comunista direttrice del Corriere dell’Est con un bigliettino dove scrive: “Ti amo”, seguendo il messaggio evangelico di amare il nemico, ma non ci riesce. Per la giornalista il mondo sopravvive solo grazie all’odio di classe e alla rabbia che gli uomini hanno in corpo. Celentano invita gli assassini a non uccidere, perché “se uccidi qualcosa dentro te muore, mentre se non uccidi ti accorgi che sta nascendo un uomo nuovo”. Il nuovo messia scopre un immondo traffico di feti umani, bambini partoriti e uccisi per ingrassare il mercato della cosmesi; dietro al commercio clandestino di vite umane c’è il diavolo - ricco che lo perseguita da quando è arrivato sulla Terra. Per Celentano chi governa male rappresenta la criminalità di un popolo che gli ha conferito il potere. Non c’è salvezza per uomini sbagliati che delegano il potere a persone che riflettono errori universali. Joan Lui, da buon messia, viene ucciso da una raffica di pallottole sparate da un pazzo al termine di un sermone apocalittico, ma risorge tra coreografie e canzoni. Vediamo la metafora del corpo crocefisso e un finale ricco di effetti speciali con la trasfigurazione del demonio e la consegna dei trenta denari da parte di Giudy. Il mondo finisce per essere distrutto dalle mani dell’uomo e dalla sua stessa violenza. L’ultima sequenza va alla ricerca del bigliettino con sopra scritto TI AMO che spunta dalle mani della direttrice del Corriere dell’Est sepolta dalle macerie.
Joan Lui è l’ultimo film scritto e diretto da Celentano (a parte i già citati va considerato anche Super rapina a Milano del 1964) ed è anche l’ultima interpretazione di Claudia Mori, che chiude la sua carriera di attrice durata ventisei anni. Roberto Cozzuol nella pagina Facebook Italia Film 1960 - 1990 scrive: “Il film è stato un insuccesso commerciale per il cinema italiano, ma in Germania e in Russia ha riscosso un certo successo di pubblico. La produzione risultò molto costosa (circa 20 miliardi di lire) per il budget medio del cinema italiano di quel tempo soprattutto rispetto ad altri film indubbiamente meno impegnativi interpretati da Celentano, e richiese una lavorazione lunga otto mesi. Il film fu girato a Genova e nei dintorni tra il maggio e l’ottobre 1985.

Celentano progettava di realizzare Joan Lui da molto tempo, ma i Cecchi Gori lo avevano sempre costretto a rimandare. Alla fine accettarono in cambio di due prestazioni da attore di Celentano: Lui è peggio di me, girato prima di Joan Lui, e Il burbero, da fare dopo. Per finanziare il film entrarono a far parte della produzione anche Berlusconi e capitali tedeschi (della Germania Ovest dell’epoca). Gli inconvenienti iniziarono prima ancora delle riprese. Le decine di ballerini e ballerine chiamati dall’America da Celentano alloggiarono per settimane senza far nulla a Roma, e le loro spese di mantenimento mangiarono gran parte del budget della produzione. Per abbreviare i tempi di montaggio i produttori nel dicembre di quell’anno tolsero di mano i rulli del montato dell’anteprima a Celentano e se ne appropriarono facendoli stampare in stabilimenti diversi. Il film venne distribuito all’ultimo istante grazie ad aeroplani ed elicotteri appositamente affittati. Quando il 25 dicembre 1985 la pellicola uscì nelle sale aveva una durata smisurata (163 minuti) e, a causa del frettoloso montaggio, aveva enormi difetti di sviluppo, sbalzi di colore nella stampa, sgranature dell’immagine e tagli maldestri. Celentano chiese in tutti i modi di poter rimontare il film secondo quello che era il suo progetto originale, ma la produzione rifiutò la richiesta. Durante le prime settimane di proiezione il film suscitò molti malumori sia tra la critica che tra il pubblico di Celentano che non apprezzò il musical. Dopo un mese di proiezione il film aveva incassato molto poco rispetto al costo di 20 miliardi (circa 4,7 miliardi nel primo mese) e i produttori decisero di ritirare la copia originale per distribuirne un’altra versione, della durata di 133 minuti, all’insaputa dell’autore per sperare di poter recuperare, almeno in parte, l’enorme costo del film. A Roma rimase la copia integrale, a Milano venne sostituita con quella ridotta. Anche questa versione si rivelò un fallimento totale. Ma Celentano scoprì ugualmente il cambiamento di versione effettuato, nel febbraio 1986 chiese il sequestro immediato del film e fece causa chiedendo 10 miliardi di danni ai Cecchi Gori colpevoli di aver “rovinato l’opera d'arte e la reputazione”, e rifiutandosi di recitare ne Il burbero che per contratto doveva girare subito dopo. Il sequestro divenne esecutivo solo quando il film era stato già tolto dalle sale, che il pubblico aveva disertato sia nella versione ridotta che in quella integrale. In totale Joan Lui aveva incassato in Italia solo 7.304.500.000 di lire. In seguito Celentano girò comunque Il burbero per via di un accordo burocratico con i Cecchi Gori.
Alcuni anni dopo il film venne nuovamente rimaneggiato e ridotto a 125 minuti (dallo stesso Celentano) per la versione televisiva che andò in onda su Mediaset negli anni successivi. Probabilmente il film Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì è rimasto impresso nella memoria degli appassionati (e non) di Adriano Celentano non solo per il flop, che rovinò la carriera dell’attore, ma anche per le sue vicissitudini giudiziarie. In effetti è risaputo che Celentano girò molto materiale (rimasto in parte ancora inedito) per il film, ma dal momento poi che ne fu anche il montatore, decise che la sua versione sarebbe stata di 163 minuti. Questa fu la versione che andò nei cinema. La Cecchi Gori, come noto, prese successivamente in mano la situazione decidendo di decurtare ulteriori 20 minuti passando a 133 minuti. I distributori si lamentarono, infatti, della lunghezza del film, che impediva loro di proiettare più spettacoli rispetto ai normali film di 90 o 120 minuti (una cosa che accadde anche a pellicole illustri come Nuovo Cinema Paradiso o C’era una volta in America). Quando però la versione cut arrivò nei cinema, Celentano denunciò la distribuzione ottenendo che in sala venisse proiettato il film di 163 minuti. Oggi tuttavia, sia in tv che nell’edizione dvd, Celentano ha fatto passare una versione tagliata ancor più pesantemente e della durata di 125 minuti. L’autore di questa versione, però, questa volta è lo stesso Celentano, che elimina moltissime scene ottenendo un risultato maldestro, simile a quello visibile nel dvd di Yuppi Du. Fortunatamente, negli anni 90, la versione integrale di 163 minuti venne trasmessa dalla defunta TMC (Telemontecarlo), permettendoci di averne quindi testimonianza. Uscito in DVD il 25 maggio 2011. (Per gentile concessione di Roberto Cozzuol: https://www.facebook.com/groups/560081527383095/).
Joan Lui è un film dalle molte pretese non mantenute, troppo moralistico e intriso di una stucchevole retorica anticomunista e anticapitalista. Non ha la leggerezza di Geppo il folle e neppure la genialità originale di Yuppi Du. Resta un buon film musicale, ricco di fastose coreografie e di buoni pezzi canori che fanno la felicità dei fan di Celentano. Il tono serioso è spesso fastidioso, riscattato da parti comico - surreali, mentre la megalomania del molleggiato la fa da padrone per tutta la pellicola. Buona la fotografia, ottime le scenografie, in forma gli interpreti, modesta la regia, certo non il vero mestiere di uno scatenato Celentano. Un interessante documento d’epoca che riflette le angosce di una società divisa in due blocchi contrapposti, pervasa da delinquenza, criminalità e ricerca del potere.

Recensione a cura di:

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