domenica 17 maggio 2015

LA SPIAGGIA DEL DESIDERIO (1976)

Regia/Director: Enzo D'Ambrosio
Soggetto/Subject: E. D'Ambrosio, Augusto Finocchi
Sceneggiatura/Screenplay: E. D'Ambrosio, A. Finocchi, Francesco Degli Espinosa
Interpreti/Actors: Laura Gemser (Haidé), Arthur Kennedy (Antonio, padre di Haidé), Paolo Giusti (Daniel), Nicola Paguone (Juan)
Fotografia/Photography: Riccardo Pallottini
Musica/Music: Marcello Giombini
Costumi/Costume Design: Fiorella Gaetano
Montaggio/Editing: Raimondo Crociani
Suono/Sound: Pietro Spadoni
Produzione/Production: Delfino Cinematografica
Distribuzione/Distribution: Indipendenti Regionali
censura: 68448 del 04-05-1976





Un giovane è stanco della spirale di droga, orge ed eccessi del gruppo di amici che frequenta. Sconvolto dalla morte per overdose di una ragazza, sale a bordo di una piccola barca a motore e fugge a tutta velocità, forse cercando la morte egli stesso. Ma cade e batte la testa, mentre l’imbarcazione continua a correre verso il largo. Risvegliatosi in mare aperto e ormai senza più carburante, non potendo tornare indietro, non gli rimane che remare verso una piccola isola avvistata in lontananza. La piccola terraferma è un paradiso terrestre, dove, in assenza di civiltà, deve adattarsi, come un moderno Robinson Crusoe, alla sopravvivenza selvaggia. Presto, rinvenendo orme umane e seguendone le tracce, scopre di non esser solo: l’isola è abitata da una bella ragazza mulatta che vive col fratello e il loro anziano padre. Inizialmente è accolto con ostilità, soprattutto da quest’ultimo, ma presto i due giovani, tra bagni ed escursioni in zattera, gli insegneranno a pescare, a provvedere a sé stesso e a mostrargli le meraviglie del luogo. Il naufrago rimane però sconcertato nel scoprire l’incesto e la promiscuità dei tre, mentre suo malgrado si stava innamorando della ragazza. La convivenza si fa difficile, ed egli è combattuto se restare a vivere sull’isola o tornare nella civiltà, grazie a un pescatore di passaggio che potrebbe dargli il carburante sufficiente per la traversata.
Laura Gemser, la bella attrice giavanese famosa per aver vestito (o svestiti) i panni della discinta fotoreporter Emanuelle nella fortunata e affascinante serie di Joe D’Amato, quasi all’inizio della carriera ma già in auge, si concede la partecipazione a questo esotico-erotico, che purtroppo però non gode della grazia né degli esotici prodotti di Massaccesi né dei precedenti fratelli maggiori di Ugo Liberatore e Luigi Scattini. Risulta niente più che una storia affascinante realizzata con troppa superficialità e passaggi troppo lunghi e ripetitivi, che si avvale tuttavia, oltre la Gemser, della partecipazione di un attore del calibro dell’americano Arthur Kennedy, negli anni settanta attivo in alcuni film italiani (dal Roma a mano armata di Lenzi al Porco mondo di Bergonzelli, passando per il fantascientifico L’umanoide di Lado). 
E’ trattato ancora una volta il classico divario tra la frenetica vita del mondo civile e la spensieratezza e disinvoltura dell’esotica vita tribale; impatto sulle prime affascinante ma alla lunga, soprattutto se distinto da condizionamenti sentimentali, devastante, proprio a causa dei differenti approcci all’amore, razionale il primo e selvaggio il secondo. Caratteristica delle prime pellicole che affrontavano l’argomento era il fatto che l’uomo occidentale sceglieva volontariamente di cercare pace e nuove esperienze in lontani paradisi, qui invece il protagonista (Paolo Giusti), nella sua condizione forzata di naufrago, vi è costretto. Lo accompagnano nelle sue passeggiate notturne e negli idilliaci amplessi in spiaggia le musiche elettroniche di Marcello Giombini, che malgrado forse un po’ fuori tema, alla fine creano uno struggente effetto di straniamento. Conosciuto anche col titolo americano Emanuelle on taboo island, attribuito nel tentativo di sfruttare il prolifico originale filone, ma è solo un lontano affascinante richiamo. Da vedere per inseguire un immaginario filo conduttore di questi tragici amori esotici al chiaro di luna che ci ha regalato il cinema italiano, per cultura, e per la bellissima Laura Gemser.

Recensione a cura di:




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