mercoledì 20 maggio 2015

CABIRIA (1914)

Regia: Giovanni Pastrone
Soggetto: Gustave Flaubert, Emilio Salgari, Gabriele D'Annunzio, Tito Livio
Sceneggiatura: Giovanni Pastrone (storia) e Gabriele D'Annunzio (intertitoli)
Produttore: Giovanni Pastrone
Casa di produzione: Itala Film
Fotografia: Augusto Battagliotti, Eugenio Bava, Natale Chiusano, Segundo de Chomón, Carlo Franzeri, Giovanni Tomatis
Effetti speciali: Eugenio Bava, Segundo de Chomón
Musiche: Joseph Carl Breil, Manlio Mazza, Ildebrando Pizzetti
Scenografia: Luigi Romano Borgnetto, Camillo Innocenti
Interpreti e personaggi:
- Carolina Catena: Cabiria da bambina - Lidia Quaranta: Cabiria - Gina Marangoni: Croessa - Umberto Mozzato: Fulvio Axilla - Italia Almirante Manzini: Sofonisba - Bartolomeo Pagano: Maciste - Alexandre Bernard: Siface - Vitale De Stefano: Massinissa - Raffaele Di Napoli: Bodastoret - Emilio Vardannes: Annibale/Batto - Edoardo Davesnes: Asdrubale - Enrico Gemelli: Archimede - Dante Testa: Karthalo
- Didaco Chellini: Scipione l'Africano
Colore: B/N
Audio: muto
Rapporto: 1,20:1
Genere: avventura, drammatico

Il cinema nasce a Parigi nel Salon Indien del Grand Café, il 28 dicembre 1895, con la proiezione di dieci film davanti a ben trentasei spettatori. Louise e Auguste Lumière non sanno di aver compiuto una portentosa scoperta, pensano di aver ideato una cosa curiosa, ma niente di più. Fissare il moto degli uomini e degli animali, realizzare la fotografia animata, questa sembra l’unica possibile destino del cinema. Negli Stati Uniti lavora al cinema Thomas Alva Edison, che forse inventa un meccanismo simile anche prima di fratelli Lumière. Il suo kinetoscope è brevettato nel 1891, ma non intuisce le potenzialità del cinematografo e si limita a proiettare brevi scene di vita visibili da una sola persona che indossa occhiali speciali. In Italia troviamo Italo Pacchioni, che nel 1896 filma L’arrivo di un treno alla stazione dopo aver visto il lavoro originale dei fratelli Lumière e alcune comiche (La gabbia dei matti, Il finto storpio…), ma è Filoteo Alberini che nel 1894 inventa il kinetografo per riprendere, proiettare e stampare film. I registi si chiamano ancora maestri di scena, realizzatori che mettono in scena le immagini e danno un senso compiuto alla storia. Alberini è il primo vero regista italiano, un tecnico che lavora con una macchina da presa per catturare immagini. Alberini realizza La presa di Roma ovvero La breccia di Porta Pia (1904) e lo proietta il 20 settembre 1905 proprio in piazzale Porta Pia.

Il cinema italiano nasce con un film storico di duecentocinquanta metri, un film in costume, genere che avrà molto successo agli albori della nostra cinematografia. Alberini costruisce a Roma uno stabilimento per la ripresa dei film che prende nome di Cines e nel tempo si trasforma in una vera e propria società per azioni che recluta una serie di valenti direttori artistici. Mario Caserini, Enrico Guazzoni, Carmine Galone, Giulio Antamoro, Giuseppe De Liguoro e altri pionieri del grande schermo mettono in scena brevi filmati tratti da romanzi storici, canti danteschi, opere teatrali e melodrammi. I primi film italiani sono Giulio Cesare e Cleopatra, Gli ultimi giorni di Pompei, Messalina e Spartaco, tutti appartenenti al genere storico che affascina un pubblico di curiosi. I primi lungometraggi importanti del cinema italiano sono Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone (detto Piero Fosco), un lavoro complesso di tremila metri che si avvale delle didascalie del poeta Gabriele D’Annunzio e Quo vadis? (1913) di Enrico Guazzoni, un kolossal tratto dal romanzo di Henryk Sienkiewicz,che mostra grandi scene di folla e ben trenta leoni. Quo vadis? costa quarantottomila lire ed entusiasma il pubblico, stupito dalle sequenze del circo, dalla ricchezza dei personaggi e dalle immense scenografie. Il film viene esportato anche negli Stati Uniti, piace in tutto il mondo e si pone come modello per la futura tecnica del lungometraggio. Cabiria è la celebrazione del mito di Roma, giunge sul grande schermo dopo la vittoria di Libia, un film storico - fantastico, tecnicamente innovativo per l’uso del carrello e della panoramica che conferiscono maggiore dinamicità alle immagini. Cabiria è un romanzo d’appendice scritto da Giovanni Pastrone dopo aver studiato le guerre puniche e aver visitato il museo cartaginese di Parigi. Il regista dirige il film, un capolavoro del muto, inventa trucchi e situazioni sceniche, ma per lanciarlo utilizza il nome di D’Annunzio. Pastrone vorrebbe intitolare l’opera Il romanzo del fuoco, ma il poeta preferisce il più altisonante e romanico Cabiria. D’Annunzio viene pagato bene solo per modificare alcuni nomi, scrivere qualche battuta e prestare la sua popolarità al servizio di un grande investimento culturale. Non tutti sanno che molte parti di Cabiria sono estrapolate dal romanzo Cartagine in fiamme di Emilio Salgari, che Pastrone deve aver letto prima di scrivere il soggetto. D’Annunzio lo viene a sapere solo a film finito e distribuito, la cosa non gli va molto a genio perché firma con il suo nome un lavoro ispirato a un narratore popolare. Il nome di Cabiria (nata dal fuoco) è la sola invenzione certa di D’Annunzio, che pretese come titolo il nome della protagonista femminile sacrificata al Dio Moloch. Salammbô di Gustave Flaubert è un’altra fonte di sicura ispirazione per il regista, ma anche le storie di Tito Livio non sono da meno. Il film segna la nascita del mito di Maciste, futuro eroe del peplum italiano, interpretato dal portuale genovese Bartolomeo Pagano. La colonna sonora è la Sinfonia del fuoco di Ildebrando Pizzetti, una delle prime musiche composte per il cinema. Altre musiche vengono composte dal maestro Manlio Mazza. Importante il ruolo dello spagnolo Segundo de Chomón, grande operatore, che lavora alla fotografia e agli effetti speciali, soprattutto il chiaroscuro e la notevole sequenza dell'eruzione dell'Etna. Il film costa un milione di lire, un finanziamento grandioso, se si pensa che il costo medio di una pellicola era attorno alle cinquantamila lire. Un punto fermo del cinema italiano soprattutto da un punto di vista storico, segna la nascita dei primi piani, dei modellini e delle luci artificiali. Negli Stati Uniti vengono studiate le innovazioni di Cabiria e si cerca di adattarle subito alla nascente epopea western. Il film storico affascina e il mondo della romanità ispira le prime produzioni internazionali, merito del romanzo storico, del melodramma, del teatro, della poesia dannunziana, ma anche di reminiscenze passate e di rievocazioni circensi. Il cinema raramente inventa qualcosa di nuovo, di solito attinge ad altre forme di spettacolo preesistenti. Nel primo cinema italiano troviamo una serie di pellicole atletiche e acrobatiche che conquistano la fantasia degli spettatori. Tutto questo per la grande risonanza di un film come Cabiria che introduce la figura di Maciste. Il personaggio non appartiene alla mitologia classica, ma alla fantasia di Giovanni Pastrone (alcuni sostengono che sia un’idea di D’Annunzio), è un forzuto schiavo liberato che aiuta l’eroe del film a portare via Cabiria dalle mani dei Cartaginesi. Bartolomeo Pagano è un ex camallo del porto di Genova dal fisico possente e il sorriso buono che conquista subito le simpatie degli spettatori. Pagano è la star del cinema muto, delizia il pubblico per tutti i primi anni del secolo con una serie di film incentrati sulla popolare figura che si modifica in un eroe contemporaneo senza macchia e senza paura. Nel 1917 interpreta Maciste atleta, Maciste medium, Maciste poliziotto e persino un Maciste alpino in funzione patriottica e antiaustriaca. Romano Luigi Borgetto gira la parodia Maciste innamorato (1919), Mario Camerini dirige Maciste contro lo sceicco (1925) e Guido Brignone il notevole Maciste all’inferno (1926). Pagano si ritira dal cinema nel 1928 e il personaggio cade nell’oblio fino al 1960, anno in cui viene riesumato da Carlo Campogalliani, regista attivo nel peplum. Maciste è soltanto l’iniziatore di una serie di protagonisti forzuti dai nomi improbabili che imperversano sul grande schermo. Ricordiamo Galaor, Sansonia e Sansonette, Ursus, Spartacus, Ausonia, Saetta e la donna Maciste chiamata Astrea. Molti di loro dureranno a lungo e costituiranno l’ossatura del cinema peplum italiano che accompagnerà le domeniche dei ragazzi italiani degli anni Sessanta. Alcuni critici sostengono che Cabiria non sia ancora cinema narrativo ma che sia sempre un lavoro visionario. Non concordiamo. Cabiria è un film epico, il primo peplum della storia, a tratti fantastico, ricco di effetti speciali, costruito con la funzione di raccontare una storia complessa e ben congegnata. Cabiria è il più famoso film italiano del muto, detta la sintassi del cinema moderno, tra scene madri e momenti di puro spettacolo. Un film costoso e lunghissimo, di oltre tre ore, girato a Torino negli stabilimenti sulla Dora Riparia e nelle Valli di Lanzo (dove era passato Annibale), ma anche in Tunisia, in Sicilia e sulle Alpi. Cabiria debutta il 18 aprile 1914 al Teatro Vittorio Emanuele di Torino e al Teatro Lirico di Milano. Grande successo di critica e di pubblico, in Italia e all’estero, persino a Parigi e a New York. Il 13 marzo 2006, al Teatro Regio di Torino, è stata proiettata la versione restaurata di Cabiria, eseguita a Londra e curata dal Museo del Cinema.

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