giovedì 5 marzo 2015

LA TESTA DEL SERPENTE (1974)

Regia/Director: José Gutierrez Maesso
Soggetto/Subject: Massimo De Rita, Arduino Mauri, Santiago Moncada, Eugenio Martin, José Gutierrez Maesso
Sceneggiatura/Screenplay: Massimo De Rita, Arduino Mauri, Santiago Moncada, Eugenio Martin, José Gutierrez Maesso
Interpreti/Actors: Helmut Berger, Sydne Rome, José Ferrer, Renato Rossini [Howard Ross], Luis Galliardo, Manuel Zarzo, Alvaro De Luca, Francisco Braña [Frank Brana], Romano Puppo, Kevin McCarthy, José Maria Caffarel, Lorenzo Piani
Fotografia/Photography: Ajace Parolini
Musica/Music: Adolfo Waitzman
Scene/Scene Design: Rafael Ferri
Montaggio/Editing: Angel Serrano
Suono/Sound: Antonio Cardin
Produzione/Production: B.R.C. - Produzione Film, FRAL, Productora Filmica Dominicana, Santo Domingo, Tecisa, Madrid
Distribuzione/Distribution: Alpherat
censura: 65080 del 30-08-1974


Il mercenario Clyde Hart, a causa di una missione di morte che non è andata proprio secondo i piani, si trova senza scampo e senza apparente possibilità di fuga insieme alla compagna Ann, braccato sia da chi è interessato a farlo fuori, sia dalla polizia. La donna cerca di aiutarlo, ma lo abbandona e tradisce quando realizza che non c'è più niente da fare, se non mettere la polizia sulle sue tracce per salvargli la vita. Un anziano ispettore gli offre la libertà in cambio di un favore: dovrà eliminare un boss, guardacaso proprio quello con cui ora vive Ann. Per organizzare al meglio la missione, l'ispettore chiama tre tra i suoi uomini migliori, che saranno addestrati direttamente da Hart.

Le storie sui gangster, sulla malavita, su personaggi inevitabilmente coinvolti in destini dannati, magari con amori impossibili, destinati a sopravvivenze incerte, hanno sempre avuto il loro fascino, come dimostra un certo cinema classico noir americano; un cinema fatto di duri belli e dannati, legati ad affascinanti donne dalla vita maledetta. Qui si ripete il copione, e anche qui ci sono due bellissimi vittime di un intrigo che li tiene braccati in bilico tra la vita e la morte. Lui è Helmut Berger nel fiore degli anni e all'apice della carriera, lei Sydne Rome. Non c'è la classe né la grazia del cinema classico in bianco e nero, o quella degli anti-eroi alla Humprey Bogart, ma troviamo tanta azione e un ritmo violento tipico del film di genere d'avventura. L'inizio è strepitoso. La sequenza dei due amanti che s'incontrano al porto, di notte, mentre lei sommessamente va da lui chiedendogli di non fare un qualcosa che poco dopo lui comunque farà, raggiunge un culmine di poesia e tragicità insieme che forse vale tutto il film. Anche la prima parte del film è buona, con un andamento coinvolgente, dialoghi e atmosfere ben orchestrate. Si respira tensione, lo spettatore è coinvolto in una spirale di cui non s'immagina l'esito; l'andamento rallenta e perde un po' grazia nel prosieguo, che vira più sul versante dell'azione tralasciando le fosche e notturne atmosfere del noir fatte di agguati e locali notturni, lasciando spazio a risse ed esplosioni alla luce del caldo sole caraibico. E' nel finale che il cerchio si chiude, tornando a una carica espressiva piuttosto forte e tragica.
L'azione si svolge a Santo Domingo, capitale della Repubblica Dominicana, città turistica dalle infinite bellezze naturali, e la cinepresa riesce a offrirne alcuni interessanti scorci in funzione della narrazione, senza mai cadere troppo nelle inquadratura-cartolina. Molto bella una sequenza di pestaggio quasi sicuramente girata tra le baracchette lungo il rio Ozama, che attraversa la città, in cui, in mezzo a una folla di curiosi, alcuni loschi figuri locali con montagne di riccioli afro in testa danno una lezione al protagonista, lasciandolo sanguinante a terra, con un cane che incuriosito s'avvicina per odorarlo. Vi si respira il più torbido clima da strada, barbaro e violento. Sono offerti anche alcuni scorci delle vie della città, sempre molto confusionarie, dove s'intravedono le marche della birra Presidente e del rum Brugal, entrambi famosi prodotti locali. Molto intensa è anche la sequenza in cui Ann abbandona l'amato convalescente tra le braccia di una prostituta sua ex compagna, e questa gli dice "Se fossi ancora la tua donna non ti avrei abbandonato".
Si tratta di una coproduzione italo-ispano-dominicana, i cui titoli originali sono EL CLAN DE LOS INMORALES e ORDEN DE MATAR, con un cast internazionale e diversi nomi noti al cinema italiano, come Howard Ross (vero nome Renato Rossini, attivo in tanti film d'avventura, thriller e peplum), Romano Puppo, Lorenzo Piani… La fotografia è affidata ad Aiace Parolin, mentre tra gli sceneggiatori c'è Eugenio Martin, regista di alcuni bei film come il western THE BOUNTY KILLER con Tomas Milian, il giallo IN FONDO ALLA PISCINA o l'horror HORROR EXPRESS. In definitiva un film robusto, con una messa in scena efficace e due protagonisti "importanti"; non un capolavoro, ma piacevole.

Recensione a cura di:




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