lunedì 9 marzo 2015

BRUCIA RAGAZZO BRUCIA (1969)

Regia/Director: Fernando Di Leo
Soggetto/Subject: Fernando Di Leo, Antonio Racioppi
Sceneggiatura/Screenplay: Fernando Di Leo, Antonio Racioppi
Interpreti/Actors: Françoise Prévost (Clara Frisotti), Gianni Macchia (Giancarlo), Michel Bardinet (ing. Silvio Frisotti), Monica Strebel (Marina), Danika La Loggia (zia Bice), Anna Pagano (Monica), Franca Sciutto, Miriam Alex, Leonora Ruffo, Ettore Geri, Maria Luisa Sala, Marco Vegliante
Fotografia/Photography: Franco Villa
Musica/Music: Gino Peguri
Costumi/Costume Design: Loredana Longo
Scene/Scene Design: Pietro Liberati
Montaggio/Editing: Mario Morra
Suono/Sound: Roberto Alberghini
Produzione/Production: Ferti Film
Distribuzione/Distribution: Italian International Film
censura: 53071 del 16-01-1969

Clara (Françoise Prévost) fa un sogno: deve intrattenere un rapporto sessuale con un uomo sgradito e più anziano di lei. Compare anche una donna, dal ruolo ambiguo. Se l’uomo le suggerisce repulsione, la sconosciuta rappresenta l’attrattiva, la novità; i loro volti si sfiorano come in esplorazione di uno sconosciuto desiderio. Clara si sveglia. E’ in macchina, sta viaggiando col marito Silvio, la zia Bice e la loro figlioletta verso una località di mare. Siamo fuori stagione, il paese e le spiagge sono deserte, luogo ideale per riposare. Silvio è un uomo d’affari, e dopo averli accompagnati deve ripartire quasi subito. Un avanzamento di carriera gli permetterà il trasferimento in America, dove intende avere un buon futuro al fianco della moglie e della figlia. Clara è però insoddisfatta, non sta attraversando un bel periodo. Silvio è una macchina da lavoro, ambizioso ma piuttosto composto e austero nella loro vita intima, tanto che la moglie ultimamente lo respinge.

Nelle giornate trascorse in spiaggia Clara conosce Giancarlo (Gianni Macchia), un giovane bagnino latin lover a tempo perso, che, nonostante abbia una relazione con una giovane ragazza, si diverte a provocarla; intuita l’infelicità della donna, prigioniera di convenzioni e di un immeritato grigiore di vita, è deciso a possederla. Partito il marito, i suoi attacchi si fanno sempre più assidui ed espliciti, al punto che Clara cede. Turbata, pensierosa, ma finalmente felice, confida a Bice di aver provato per la prima volta in vita sua, nonostante tanti anni di matrimonio, un piacere e una soddisfazione completi. Quel ragazzo le ha permesso di nascere come donna, donandole sensazioni mai provate prima, destandole il desiderio alla passione che non era mai riuscita ad avere col marito. Giancarlo però, anche se molto virile, sembra essere anaffettivo. -Cosa pensi di me?-, gli chiede lei. -Non penso niente.-, risponde lui; e anche: -Tra te e me cosa c’è stato?-,  -Tra te e me? Te e me.-, -E nient’altro?-, -No. Quello che è accaduto.-, risponde. Lei lo desidera nuovamente, ma fa capolino la fidanzatina. Sulle prime pare irritata, ma presto non solo accetta la situazione, ma anche di dividere Giancarlo con la matura signora. Sarà proprio la giovane coppia, una sera, preda dell’alcool, ad andare a prenderla nella prigione della sua residenza di villeggiatura e condurla verso l’ebbrezza di una folle notte di divertimenti; notte che precederà il ritorno del marito, al quale Clara è decisa a confessare tutto, non per senso di colpa, piuttosto per portargli la testimonianza dell’esistenza di un altro tipo di vita di coppia, e tentare di accendersi insieme in una passione tra loro mai nata. La confessione non avrà però l’esito sperato.
Clara è la classica signora borghese, dalla vita composta, con un’educazione inibitoria, sposata al classico marito lavoratore e perbenista, che nonostante anni di vita coniugale non è riuscito a farle raggiungere un orgasmo. E’ triste, opaca, mai veramente “realizzata”, insoddisfatta della vita sessuale, ha anche creduto di essere lesbica (ecco che si spiega il sogno in cui compare quell’immaginaria donna-desiderio a salvarla dallo squallore di una situazione che invece di essere piacevole si rivela disgustosa). La casa dove vive, la residenza estiva, ha larghe stanze semivuote, pochi quadri con alienanti forme geometriche, due poltrone verdi, due rosse e una piccola televisione, ma soprattutto spoglie pareti grigie, esattamente come una prigione. Giancarlo è il classico giovane sessantottino, nel fiore degli anni, bello, sicuro di sé, dedito al divertimento e all’amore libero, che nonostante cerchi di darsi una collocazione nella società - contestatoria, vista la sua affermazione -A me piace fare l’intellettuale coi cretini e il cretino con gli intellettuali.- - appare in realtà sostanzialmente vacuo, gonfio di un cinismo alla moda, in definitiva uno stallone da monta e niente più. Il suo ruolo è però determinante per dare una scossa positiva al malsano equilibrio psicologico di Clara. Il luogo dove egli vive, una cabina dello stabilimento balneare, è arredata con oggetti-luoghi comuni deputati per appartenenza a chi in quegli anni faceva contestazione: manichini (metafora della pubblicità e della società dei consumi, ma anche se vogliamo caricatura dell’uomo alienato, privo di personalità), fotografie di famosi attori di Hollywood simboli di decadenza come James Dean e Marilyn Monroe, e frasi fatte dipinte sui muri (“Dare a Cesare quel che è di Cesare: 23 pugnalate”, “Le droghe ci annoiano con i loro paradisi, noi non viviamo in un secolo da paradisi”, “Una società fondata sul lavoro non sogna che il riposo”…).
C’è una piccola storiella parallela quasi specchio della principale: mentre Clara è alle prese coi suoi struggimenti emotivi dietro al bagnino, la sua figlioletta stringe amicizia con un bimbetto appassionato di Charlie Brown e acerrimo nemico di Topolino, che la convince a impiccare la sua bambola, perché “deve liberarsi da certi vincoli affettivi”.
Il film non contesta, espone problematiche. In pieno clima di rivoluzione sessuale viene affrontato il tema della “prigionia sessuale” evasa con una “buona educazione”. Quante coppie conducevano un’intera esistenza senza mai conoscere appieno i reali piaceri, per colpa di tabù moralistici o di ignoranza? E’ chiaro che il tradimento è pur sempre un fatto amorale, però è qui mostrato come sorta di liberazione da una prigione. Clara non è mai stata veramente donna per reale colpa del marito o a causa di una educazione repressiva? L’incontro con Giancarlo sarà determinante, e destabilizzante, contrapposto alla composta vita coniugale con quella libertina e promiscua; anch’essa coi suoi aspetti negativi, proprio perché slegata dai sentimenti, senza preoccupazioni, una vita che non vuole responsabilità.
Dopo aver scritto numerosi western, Fernando Di Leo, noto soprattutto per i suoi successivi noir, è qui ad una delle sue prime prove da regista, dimostrando una mano  sicura e incisiva, che testimonia la sua efficacia di argomentazione ed estro d’autore. Un film molto semplice nel suo assunto ma allo stesso tempo estremamente complesso e intelligente nel comunicarlo. Ebbe molti problemi con la censura per alcune sequenze giudicate troppo forti, e per anni è circolato solo in versione cut.

Recensione a cura di:




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