giovedì 15 gennaio 2015

TORNERANNO I PRATI (2014)

Regia: Ermanno Olmi.
Soggetto: Il film è liberamente ispirato al racconto La paura di Federico De Roberto (1921).
Sceneggiatura: Ermanno Olmi.
 Interpreti: Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria, Camillo Grassi, Niccolò Senni, Domenico Benetti, Andrea Benetti, Francesco Nardelli, Niccolò Tredese, Franz Stefani, Andrea Frigo, Igor Pistollato.
Fotografia: Fabio Olmi.
Montaggio: Paolo Cottignola.
Scenografia: Giuseppe Pirrotta.
Suono: Francesco Liotard.
Musiche Paolo Fresu.
Costumi: Andrea Cavalletto.
Produtori: Luigi Musini, Elisabetta Olmi.
Case di Produzione: Cinemaundici, Ipotesi Cinema, Rai Cinema.
Distribuzione: 01 Distribution.
Durata: 80’.
Genere. Drammatico/ Bellico.


Ermanno Olmi è un grande vecchio del cinema italiano dotato di uno stile narrativo profondo e introspettivo che abbiamo avuto modo di apprezzare in capolavori assoluti come L'albero degli zoccoli e La leggenda del santo bevitore. A  nostro avviso Torneranno i prati è il suo film migliore, un’opera - testamento (anche se auguriamo a Olmi ancora molti anni di vita e carriera) che resterà immortale nel panorama del cinema italiano.
Tutto nasce da La paura di Federico De Roberto, un racconto scritto nel 1921, sulla Prima Guerra Mondiale, per narrare la tragica epopea di un drappello di soldati in trincea, alle prese con un ordine suicida, bombardati dal nemico, uccisi a colpi di fucile, perseguitati durante una faticosa ritirata. Torneranno i prati è un film sulla grande guerra che sceglie la tecnica del piccolo racconto, il particolare per narrare l’universale, la tragedia di pochi uomini per far capire il dramma del conflitto bellico. Olmi lo dedica al padre che da piccolo raccontava gli orrori di una guerra che era stato costretto a combattere, in mezzo al freddo e alla neve, sempre con la paura di morire. E nel film la paura è in primo piano, come se fosse una pellicola  horror, la suspense è inquietante, si attende lo scoppio del prossimo colpo di mortaio e si freme per la sorte dei protagonisti. Olmi mette in campo una straordinaria fotografia (realizzata dal figlio), che passa dal bianco delle distese innevate, al giallo antico della trincea, per finire con il verde cupo degli interni, il blu scuro della notte illuminata dalla luna e dal candore del gelo. Il film si compone di diversi quadri espressivi, girato a base di intensi primi piani dei protagonisti, che si esprimono in dialetto (sottotitolato) veneto o napoletano, comunicando un senso palpabile di paura. Non mancano struggenti panoramiche e riflessivi piani sequenza. Colonna sonora silenziosa, cupa, triste, con incursioni di flauto al momento giusto; recitazione teatrale che comunica i sentimenti dei soldati al fronte. Il ritmo è lento, ma non potrebbe essere altrimenti vista l’impostazione teatrale e l’ambientazione claustrofobica, angosciante. Il montaggio poetico sfrutta al meglio un soggetto scarno e una sceneggiatura perfetta che diluisce in brevi dialoghi il tema del conflitto bellico. Uomini come topi, in trincea, tra neve e terrore, con la morte in agguato, unica compagnia di tanta solitudine. Olmi fa grande cinema d’autore, indaga la psicologia dei personaggi con poche ma efficaci pennellate: ricordiamo l’ufficiale che rinuncia ai gradi per salvare la dignità, il napoletano che rifiuta di cantare perché troppo triste, il soldato di ritorno da una licenza che ha scoperto il tradimento della moglie, il veneto che immagina un larice trasformarsi in albero d’oro, come narra una leggenda del suo paese. Le immagini di repertorio sulla grande guerra sottolineano il contrasto tra retorica nazionalista (il morale delle truppe è sempre alto) e il dramma della vita in trincea. Incombe a ogni immagine la paura di morire, vera protagonista del film, il timore di non tornare più a casa, di non rivedere la famiglia e la propria terra. “Tutto finirà e nessuno ricorderà niente...”, conclude con tristezza un sottufficiale. Ma dopo tanta neve, torneranno i prati, dopo tanta guerra, tornerà la pace, anche se niente potrà più essere come prima. Il film è stato girato sull’altopiano di Asiago, dove è stata ricreata una trincea e si svolge tutto in una notte facendo propria la lezione sull’unità di tempo, spazio e luogo. Olmi produce in proprio, con la sua scuola di regia (Ipotesi Cinema), aiutato da giustificati contributi ministeriali e da Rai Cinema, un film evento per il centenario della Prima Guerra Mondiale. Da non perdere. Una lezione di cinema per le generazioni future. Uno strumento indispensabile per far capire ai nostri figli il dramma della guerra.


Recensione a cura di:


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