mercoledì 17 dicembre 2014

RISO AMARO (1949)

Regia/Director: Giuseppe De Santis
Soggetto/Subject: Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Gianni Puccini
Sceneggiatura/Screenplay: Corrado Alvaro, Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Carlo Musso, Ivo Perilli, Gianni Puccini
Interpreti/Actors: Vittorio Gassman (Walter), Silvana Mangano (Silvana Melega), Raf Vallone (Marco Galli), Doris Dowling (Francesca), Checco Rissone (Aristide), Nico Pepe (Beppe), Adriana Sivieri (Celeste), Lia Corelli (Amelia), Maria Grazia Francia (Gabriella), Dedi Ristori (Anna), Anna Maestri (Irene), Mariemma Bardi (Gianna), Maria Capuzzo (Argentina), Isabella Zennaro (Giuliana), Carlo Mazzarella (Mascheroni), Ermanno Randi (Paolo), Antonio Nediani (Nanni), Mariano Englen (capo monda), Manlio Mannozzi, Attilio Dottesio
Fotografia/Photography: Otello Martelli
Musica/Music: Goffredo Petrassi
Costumi/Costume Design: Anna Gobbi
Scene/Scene Design: Carlo Egidi
Montaggio/Editing: Gabriele Varriale
Produzione/Production: Lux Film
Distribuzione/Distribution: Lux Film
censura: 5894 del 17-06-1949

Riso amaro è il capolavoro di Giuseppe De Santis, che lo realizza ad appena trentadue anni, dopo un poco significativo esordio con Caccia tragica (1947). In breve la trama. Walter (Gassmann) spinge Francesca (Dowling) a rubare una collana (che si scoprirà falsa), poi corteggia la mondina Silvana (Mangano) che ha interrotto una relazione con un soldato (Vallone), la convince ad aiutarlo per derubare una raccolta di riso e le impone di allagare i campi. Finale tragico con Walter ucciso da Silvana e la mondina che muore suicida, consapevole di aver commesso tragici errori. Riso amaro è un film che va oltre i generi, o meglio - come sostiene Roberto Poppi - li contiene tutti, perché non può fare a meno della lezione neorealista ma neppure della cultura popolare legata a fotoromanzo, musica pop e narrativa d’appendice.
De Santis scrive il soggetto insieme a Lizzani e Puccini, per sceneggiarlo si avvale di Alvaro, Musso e Perilli, ambienta la storia tra le amate campagne, anche se non ci troviamo a Fondi, ma nelle risaie del vercellese, per costruire un melodramma neorealista a tinte fosche ricco di agganci sociali. Non solo. Riso amaro è uno dei primi film erotici della storia del cinema italiano: resta impressa nell’immaginario collettivo la bellezza di Silvana Mangano immersa nelle acque della risaia, gambe nude con calze nere e gonna sollevata. Alcune scene mostrano la Mangano intenta a ballare il mambo e il boogie - woogie, altre ancora la immortalano seminuda in uno stagno mentre viene spiata da Raf Vallone, infine la vediamo distesa sul letto che mostra le gambe nude. De Santis sfida la censura e scrive un film immortale, un grande successo popolare che mette d’accordo pubblico e critica, un vero e proprio manuale di regia a base di piani sequenze, primi piani e dissolvenze. Splendida fotografia in bianco e nero, montaggio serrato, recitazione senza sbavature. Molto manierismo d’epoca, ma il tutto va storicizzato, perché siamo in pieno dopoguerra. Gassman è uno straordinario bello e dannato, Vallone un eroe buono un po’ convenzionale, Dowling sfoggia uno sguardo da ladra redenta, Mangano tiene la scena da protagonista con sensualità e mestiere. De Santis scrive una pagina importante di storia del lavoro femminile nel primo dopoguerra, ricostruisce il duro impegno nelle risaie, quaranta giorni di fatica per pochi chili di riso e un magro stipendio, la pioggia incessante che interrompe il lavoro, gli uomini che corteggiano le mondine, l’elezione della lavorante più bella. Ricordiamo che il film è stato girato per interni ed esterni nelle risaie del vercellese con alcune sequenze che riprendono le mondine all’opera, le canzoni per ingannare tempo e fatica, oltre alle pause tra un turno e l’altro. Cappelli lanciati in aria, gambe nude nelle risaie, materassi riempiti di paglia, amori che durano una stagione, voglia di affrancarsi dalla miseria, lavoranti clandestine che esigono lavoro, solidarietà tra donne e momenti di ribellione. Molte parti teatrali preludono a brevi sequenze erotiche sempre sfumate, al punto che i momenti sexy più spinti si apprezzano durante il lavoro nelle risaie. Il regista passa dal documentario sociale a una trama da gangster-movie con sequenze finali degne di un film western, il tutto soffuso di realismo e immerso in una confezione da melodramma storico. Non dimentichiamo che De Santis aveva partecipato alla realizzazione di Ossessione (1943), un capolavoro di Luchino Visconti. Gian Piero Brunetta non ha torto quando afferma che Riso amaro è un punto d’incrocio tra i modelli del cinema americano e sovietico, che guarda al fotoromanzo e ingloba i codici della cultura popolare. Neorealismo di contorno, melodramma intenso, condito di erotismo e di attenzione ai problemi del lavoro e di una società in trasformazione che cerca di riprendersi dalle ferite della guerra. Se non l’avete visto non amate il cinema italiano.

Recensione a cura di:


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