venerdì 5 dicembre 2014

LA TRATTATIVA (2014)

Regia: Sabina Guzzanti
Sceneggiatura: Sabina Guzzanti
Produttore: Valerio De Paolis, Sabina Guzzanti
Casa di produzione: SECOL SUPERBO, SCIOCCO PRODUZIONI S.R.L., CINEMA S.R.L.
Distribuzione: BiM Distribuzione
Fotografia: Daniele Ciprì
Montaggio: Luca Benedetti, Matteo Spigariol
Effetti speciali: Chromatica
Musiche: Nicola Piovani
Scenografia: Fabrizio Lupo
Costumi: Massimo Cantini Parrini
Trucco: Gabriele Gregorini, Enrico Iacoponi, Antonello Resch
Interpreti e personaggi:
Sabina Guzzanti: narratrice, prof.sa di teologia, giornalista, Silvio Berlusconi;
Antonino Bruschetta: prof. di teologia, pubblico ministero (Ninni Bruschetta);
Enzo Lombardo: Gaspare Spatuzza, giudice, barbiere;
Sabino Civilleri: Enzo Scarantino, Massimo Ciancimino giovane;
Filippo Luna: Massimo Ciancimino, magistrato;
Franz Cantalupo: Vito Ciancimino, poliziotto, magistrato;
Nicola Pannelli: colonnello Riccio, magistrato;
Michele Franco: Giancarlo Caselli, massone, magistrato, Enzo Cartotto, agente dei Servizi;
Claudio Castrogiovanni: Luigi Ilardo, calciatore del Bacigalupo
Sergio Pierattini: colonnello Mori;
Maurizio Bologna: Marcello Dell'Utri, magistrato;
Jay Natelle: mafioso americano.Anno: 2014
Durata: 108 min
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere: documentario

Settima regia per Sabina Guzzanti che conferma il motto di Guy Debord (lui parlava di libri, ma il senso non cambia): “Un film utile è un film pericoloso”. La trattativa è una docufiction - non esiste termine più adeguato per definire un mix di fiction e documentario - a progetto, nel senso che si propone di confermare una tesi grazie a immagini e testimonianze. La cooperativa di lavoratori dello spettacolo (come definita nel film) guidata dalla Guzzanti vuol dimostrare che dopo l’omicidio di Salvo Lima e una serie di attentati mafiosi, c’è stata una trattativa Stato - Cosa Nostra. Ci riesce bene, dobbiamo dirlo. I dubbi che restano ci pensa il Ministero a dissiparli, non concedendo al film il riconoscimento di opera d’interesse culturale. Persino alcuni cinepanettoni (innocui) hanno goduto di tale beneficio, pare quanto meno sospetto che un lavoro come questo - discutibile quanto si vuole ma importante per il dibattito culturale - non abbia raggiunto i requisiti richiesti. Per questo motivo, la produzione ha impiegato quattro anni a far uscire il film, presentato fuori concorso alla 71a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e uscito nelle sale soltanto a ottobre 2014.
Sabina Guzzanti ricostruisce con passione venticinque anni di storia italiana e lancia una dura requisitoria contro un’intera classe politica. Il film non è solo un attacco a Berlusconi, che la regista imita in maniera grottesca mettendo in scena un comico colloquio con Dell’Utri, in odore di collusioni mafiose. La presunta trattativa coinvolgerebbe Nicola Mancino, il procuratore Caselli, Scalfaro, Napolitano, Violante… molti politici democristiani e socialisti preoccupati di salvare la pelle, dopo aver capito che Riina li aveva condannati a morte. La Guzzanti ricostruisce la strage di Capaci, la morte di Falcone e Borsellino, il mancato attentato allo Stadio Olimpico; spiega il ruolo ricoperto nella trattativa da Vito e Massimo Ciancimino, racconta le confessioni del pentito Spatuzza, la parte oscura dei Ros e il comportamento equivoco del comandante Mori. La trattativa avrebbe condotto verso una successione indolore - con la benedizione dello Stato - tra Riina e Provenzano a capo della mafia. Lo Stato avrebbe concesso la soppressione del 41 bis, una nuova legge sui pentiti e altre cose gradite a Cosa Nostra, in cambio dell’arresto di Riina e della fine delle stragi. I critici più duri della Guzzanti diranno che La trattativa non è vero cinema ma televisione schierata, un lavoro stile Santoro - Travaglio. Tutto vero, ma un simile apparato di denuncia dovrebbe servire a mettere in discussione tante certezze e ad aprire un dibattito su un tema delicato. Il film non ha prodotto lo scandalo sperato, perché i soggetti colpiti si sono impegnati a ostacolarlo il più possibile, confinando l’uscita nei circuiti d’essai. Parlando di cinema, che la Guzzanti ha affinato lo stile, migliorato la messa in scena e reso accattivante l’apparato drammaturgico, tra flashback, interpretazioni grottesche e siparietti sarcastici. Si esce dal cinema con l’amaro in bocca ma anche con la speranza che tutto possa cambiare, un giorno o l’altro, grazie a persone come Padre Puglisi, capaci di sorridere davanti ai propri carnefici. La trattativa mette in campo idee pericolose e serve a non far dimenticare episodi del passato. Giusto controbattere con idee opposte e non dare tutto per scontato, ma è importante non nascondere la testa come gli struzzi di fronte alla ricerca della verità.


Recensione a cura di:


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