domenica 16 novembre 2014

NO, IL CASO E' FELICEMENTE RISOLTO (1973)

Regia/Director: Vittorio Salerno
Soggetto/Subject: Augusto Finocchi
Sceneggiatura/Screenplay: Augusto Finocchi, Vittorio Salerno
Interpreti/Actors: Riccardo Cucciolla (prof. Eduardo Ranieri), Enzo Cerusico (Fabio Santamaria), Enrico Maria Salerno (Giuseppe Ferdinando Giannoli, detto don Peppino), Claudio Nicastro (dr. Rocchi, vice-questore), Junie Vetusto, Luigi Casellato (ispettore di polizia), Loredana Martinez (giovane figlia della portinaia), Enzo Garinei (avvocato), Umberto Raho (don Giulio), Leonora Mauro, Martine Brochard, Michele Malaspina (commissario), Nazzareno Natale (Augusto, il carrozziere), Gualtiero Rispoli (maresciallo Basile), Franco Mazzieri (avvocato amico di Ranieri), Giangiacomo Elia, Roberto Santi, Antonella Dogan, Ornella Ghezzi, Luigi Antonio Guerra, Sandra Locci, Elio Marconato, Riccardo Mangano, Giovanna Mainardi, Enrico Marciani, Piero Mazzinghi, Riziero Pauselli
Fotografia/Photography: Marcello Masciocchi
Musica/Music: Riz Ortolani
Costumi/Costume Design: Luciano Baldelli
Scene/Scene Design: Luciano Baldelli
Montaggio/Editing: Luciano Anconetani
Produzione/Production: Jama Cinematografica
Distribuzione/Distribution: Jumbo Cinematografica
censura: 62880 del 07-08-1973

Vittorio Salerno, fratello del più ben noto Enrico Maria, inizia la sua carriera nel mondo del cinema come soggettista/sceneggiatore e regista (insieme ad Ernesto Gastaldi) del film Libido (1965), valido thriller  che annoverava nel cast attori come  Mara Mary (moglie di Gastaldi) e Giancarlo Giannini. Passeranno ben otto anni, intramezzati da altri lavori di sceneggiatura, prima riprendere in mano una macchina da presa, stavolta senza “dividerla” con nessuno. A differenza di “Libido”, Salerno non punta più su un thriller classico, ma su un film che spazia tra cinema di impegno civile (stile Pietro Germi e Francesco Rosi), poliziesco (in minima parte) e drammatico. Il cast annovera ottimi attori come Enzo Cerusico (“Tony e il Professore” (1969)) , Riccardo Cucciolla (“Sacco e Vanzetti” (1971) di Giuliano Montaldo ) e, dulcis in fundo, il fratello Enrico Maria Salerno, ultra gettonato in quegli anni grazie ai  vari polizieschi all’italiana (capostipite “La Polizia Ringrazia” (1972) di Steno). Il risultato è “No, Il caso è felicemente risolto”.

Siamo a Grasciano (località fittizia), sulle sponde dell’omonimo lago. Fabio Santamaria (Enzo Cerusico), un uomo come tanti, dipendente delle ferrovie dello stato, si dedica alla pesca mentre ascolta la domenica sportiva alla radio. Tutto ad un tratto sente delle urla femminili provenire da poco lontano, all’inizio non dà molto peso alle grida, pensando di essersele immaginate, successivamente però si accorge che c’è veramente una donna in pericolo! Fabio si alza e si mette sulle tracce della donna, seguendo la sua voce, e finalmente la trova in un canneto. Lo spettacolo è raccapricciante, Fabio assiste all’omicidio della donna (con la camicetta strappata) da parte di un uomo (Riccardo Cucciolla) che la finisce con diversi colpi di bastone. Accortosi di essere stato visto, l’uomo guarda fisso Fabio  negli occhi, in attesa di una sua mossa, ma questo scappa verso la macchina. Una volta salito in auto (una Mini Morris grigia) Fabio raggiunge un casolare dove beve e si sciacqua  il viso in una fontana, per tentare di riprendersi dallo shock. Lì chiede ad un uomo la strada per la  stazione dei carabinieri, ma dopo aver ricevuto la risposta, Fabio si accorge che l’assassino lo sta seguendo  con la macchina (una 124 bianca) ed  allora  fugge a tutta velocità verso casa. Una volta a casa, seminato l’assassino, Fabio decide di chiamare la polizia per denunciare l’accaduto, ma quando gli viene chiesto il nome, l’uomo chiude il telefono per paura. Mentre, provato, passa la notte riflettendo sull’accaduto, chiedendosi se sia meglio denunciare o lasciar perdere per non immischiarsi in loschi affari, l’assassino, tale Edoardo Ranieri, che si scopre essere uno stimato professore di liceo, pensa bene di precederlo. In serata si reca alla polizia raccontando l’accaduto ma… non per costituirsi, bensì per costruirsi un alibi, raccontando di essere testimone oculare di un omicidio e fornendo l’identikit dell’assassino, che si rivela corrispondente proprio a Fabio Santamaria…
Film durissimo e crudissimo, magnificamente girato e scritto da un Vittorio Salerno al top della forma. Si parla di una (dis)avventura di vita vera, che potrebbe succedere a chiunque, questo fa si che la paura e l’angoscia che prova il povero Santamaria (interpretato da uno splendido Enzo Cerusico), siano anche le nostre. Il ritmo della narrazione è serratissimo e non si riesce a distogliere lo sguardo dallo schermo, vi troverete senza accorgervene a fare il tifo per lo sfortunato Fabio, sperando che prima o poi riesca a risolvere questa situazione assolutamente kafkiana in cui il destino lo ha ficcato. Da normalissimo impiegato alla stazione,  Fabio Santamaria  si ritrova la propria faccia su tutti i giornali sottoforma di identikit, ricercato addirittura per omicidio! Purtroppo l’uomo non riesce a ragionare lucidamente e  invece di chiarire la situazione immediatamente, per paura di peggiorare le cose fa quello che farebbe davvero un colpevole! (tagliarsi i baffi, far pitturare la macchina, comprare gli stessi occhiali che ha perso nel luogo del delitto).  Grandissima prova anche dell’ “assassino” Riccardo Cucciolla, freddo, calcolatore e maleficamente intelligente, che con il gesto della denuncia preventiva, sfruttando anche il suo status di uomo rispettabile, fa una mossa tattica di scacco al re, degna di Garry Kasparov, rendendo il Santamaria inoffensivo come una mosca intrappolata in una ragnatela. Questa lotta psicologica tra i due, raggiungerà il climax durante il loro secondo incontro, in casa del professor Ranieri, a notte fonda. Un incontro che rimane ben impresso nella mente dello spettatore per forte pathos e potenza drammatica, facendo provare emozioni sparse come rabbia, pietà e delusione. Enrico Maria Salerno interpreta (doppiato ad hoc da Antonio Casagrande) la parte di un giornalista campano vecchio stampo, scaltro e trafficone, che non crede nella colpevolezza del giovane e vuole vederci chiaro. Fa parte del cast anche Martine Brochard, nel ruolo della moglie di Santamaria, che venendo trascurata dal marito pensa ad un tradimento coniugale. La colonna sonora è affidata al maestro Ritz Ortolani che firma una soundtrack memorabile. Il pezzo “Mamma Giustizia”, cantata dai “Nomadi”, risulta struggente e sarcastica, in linea con il film, ed il testo è pieno (così come il film) di critiche feroci verso la giustizia italiana , tema attualissimo ancora oggi, dopo 40 anni.
In definitiva, nonostante qualche ingenuità, “No, il caso è felicemente risolto” è un film che va assolutamente visto ed apprezzato.  Grazie al suo mix di generi e al soggetto quasi neorealista, il film non deluderà nemmeno i non avvezzi ai film di genere.

ATTENZIONE, SPOILER
Frasi o Dialoghi da Ricordare:
- L’incipit con l’aggressione della donna nel canneto
- Il confronto tra Santamaria e Ranieri :
R: “Va bene! Andiamo alla polizia! Ma si ricordi che arresteranno lei, perché è lei che stanno cercando! È lei che stanno cercando! Se lo ricordi, perché contro di me non esiste niente!”
S:“Io esisto! T’ho visto io, con i miei Occhi!”
R:“No! Sono IO che ho visto LEI! E LEI è venuto qui a minacciarmi! A MINACCIARMI!”
S: “ Ma che sei n’omo tu?!?! Tu sei una bestia! Una BESTIA! Ma che t’ho fatto io?!?!?!

Curiosità:
Il finale originale del film, pensato dal regista era quello pessimista, che culminava nell’arresto di Fabio Santamaria, con il professore che la fa franca; tuttavia la produzione non lo accettò e impose di girare il finale buonista che tutti conoscono, ovvero il suicidio del professore incluso di lettera/confessione per far scarcerare il Santamaria.
 Sta a voi giudicare quello più adatto, ma a parere di chi scrive, il film, montato come il regista lo aveva concepito, avrebbe mandato un messaggio ancora più forte e duro al pubblico, che sarebbe uscito dalla sala con un gran magone e con una totale sfiducia nella giustizia. Forse proprio per questo motivo la produzione corse ai ripari cambiandone il finale, dimostrando che se si denuncia, prima o poi mamma giustizia ci penserà davvero per te.
Estratto di un articolo di Vittorio Salerno in ricordo di Enzo Cerusico: “Gioviale, cordiale, solare, sempre pronto alla battuta, attore d’istinto, un po’ ‘impunito’, ma a mio avviso geniale. Non è facile tradurre in volgare l’espressione romanesca ‘impunito’; diciamo che si appassionava tanto al suo personaggio che quando si metteva una cosa in testa era difficile fargli cambiare idea.”
Se Volete leggere l’intero articolo, cosa che vi consiglio, il link è questo : http://www.maurodellaportaraffo.com/biografia/

Recensione a cura di:

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