giovedì 16 ottobre 2014

SENZA NESSUNA PIETA' (2014)

Regia/Director: Michele Alhaique
Soggetto/Subject: Andrea Garello
Sceneggiatura/Screenplay: Andrea Garello, Michele Alhaique, Emanuele Scaringi
Interpreti/Actors: Pierfrancesco Favino, Greta Scarano, Claudio Gioè, Renato Marchetti, Iris Peynado, Adriano Giannini (Manuel), Ninetto Davoli
Fotografia/Photography: Ivan Casalgrandi
Musica/Music: Luca Novelli, Pierre-Alexandre "Yuksek" Busson
Costumi/Costume Design: Mariano Tufano
Scene/Scene Design: Sonia Peng
Montaggio/Editing: Tommaso Gallone
Suono/Sound: Alessandro Bianchi
Produzione/Production: Lungta Film, PKO
Distribuzione/Distribution: BIM Distribuzione
Vendite all'estero/Sales abroad: Indie Sales
censura: 108628 del 01-07-2014

 "Senza Nessuna Pietà" è l'esordio alla regia del romano Michele Alhaique che abbandonati i panni di attore e con alle spalle qualche esperienza nei cortometraggi, decide di mettersi dietro la macchina da presa per cimentarsi nella sua prima opera cinematografica. In questa avventura si avvale della collaborazione di un caro amico, nonché di uno degli attori di punta del panorama italiano odierno che risponde al nome di Pierfrancesco Favino, il quale aderendo al progetto decide di entrare nella doppia veste di protagonista e produttore.

Il plot è di quelli tipici: Mimmo (Pierfrancesco Favino) è un muratore alle dipendenze dello Zio (Ninetto Davoli), quest'ultimo oltre all'impresa edilizia raccimola denaro elargendo soldi a strozzo e usando Mimmo e il "Roscio" (Claudio Gioé) come esattori. A stravolgere questa routine è l'arrivo di una sexy Greta Scarano nei panni di Tanya, prostituta arrivata a Roma e alla quale Mimmo dovrà fare da tassista per un giorno, per poi portarla ad un incontro con Manuel (Adriano Giannini), cugino violento di Mimmo nonché figlio dello Zio. Il resto del racconto non è difficile da immaginare. Chiaro è che l'impianto narrativo non propone novità al genere, tutt'altro la storia si basa su elementi classici del noir ma questo non è necessariamente un difetto, anzi è una costante nel mondo cinematografico quella di recuperare elementi classici nel genere per poi plasmarli in qualcosa che almeno nelle intenzioni possa essere personale, a dimostrazione di questo basta pensare a titoli recenti come "Salvo" (Piazza e Grassadonia) e "Bittersweet Life" (Kim Ji-Woon) che hanno alla base un plot grosso modo identico a quello appena descritto.

Alhaique recupera quindi gli archetipi del cinema melvilliano e ne riesuma il medesimo protagonista dall'atteggiamento silenzioso e imperscrutabile, declinato qui in una dimensione inedita dall'animo timidamente infantile e bisogna dirlo Favino fa un ottimo mestiere negli sguardi e nelle espressioni che trovano a coprire l'assenza di dialoghi senza risultare un limite o una forzatura. Lui assieme a tutto il resto del cast stupisce per bravura e affiatamento, come la fatale Greta Scarano vera sorpresa inaspettata e un Claudio Gioé che conferma le sue doti di attore poliedrico, dando vita a quello che è in assoluto il personaggio più disturbante di tutta l'opera. Da segnalare un bravo Giannini in un ruolo breve ma misurato e una nota di ammonimento tocca a Davoli che sul finale non convince e in quel singolo passaggio crea una falla piuttosto grave che mina buona parte del risultato finale, conseguenza forse anche imputabile ad uno scambio di battute non proprio centrato in fase di scrittura. A livello tecnico il regista romano si può dire abbia buon occhio per l'inquadratura e dimostra di saperci fare anche in alcuni movimenti azzeccati con la macchina da presa, risultando però eccessivo nell'insistenza dell'uso dei primi piani che sì, scavano nella mimica dei suoi attori e hanno il raro pregio di non sprofondare nel televisivo, ma finiscono col soffocare l'ambiente dove questi interagiscono.

Va detto che il ritmo dell'opera è piuttosto blando nel suo svolgimento, non che ci si ritrovi mai ad essere in preda alla noia ma nella sua commistione di crime e melò, più volte troviamo che il dosaggio dei generi vada a toccare le corde di quest'ultimo a sfavore del primo, il che non è da considerarsi necessariamente un errore ma avendo tali elementi a disposizione sarebbe stato saggio sfruttare qualche componente d'azione che potesse fornire maggiore andamento al tutto. Impossibile parlare di "Senza Nessuna Pietà" senza menzionare una fotografia che fa un uso della scala cromatica veramente strabiliante, evidenziando sfumature e facendo un lavoro certosino su tutto quello che riguarda l'uso del colore, lavoro ad opera di un Ivan Casalgrandi che lascia trasparire le sue evidenti abilità in merito. Ottimo anche l'operato svolto su musica e suono che adornano con la giusta grazia lo scorrere delle immagini.

Tirando le somme abbiamo un prodotto incompleto, con qua e là qualche caduta di stile facilmente evitabile, dove tra pregi e difetti ci si ritrova comunque uniti nell'avventura del suo protagonista e che, nonostante gli evidenti limiti prima elencati, riesce a lasciare qualcosa nell'animo dello spettatore, risultato che delle volte opere più solide non vantano. Merita una chance e chissà che il suo regista in futuro non ci regali qualche sorpresa.

Recensione a cura di:


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